SCHUMANN
Humoreske op.20
Novelletten op.21
Sonata in La minore op.14
Nachtstücke op.23 n.4
András Schiff, pianoforte
ECM
1806.07
2 CD
47’28 - 59’59

***

È sempre difficile rintracciare il filo conduttore di un compact disc, specie se questo è la registrazione live di un concerto come nel caso di questa uscita dell’etichetta ECM che consegna alla memoria discografica la serata che il pianista András Schiff ha tenuto alla Thonhalle di Zurigo nel 1999. Il programma, interamente dedicato a Robert Schumann, comprende Humoreske op. 20, Novelletten op. 21, la Sonata in La minore op 14, nota anche come “Concerto senza orchestra” e come bis il quarto Nachtstücke op.23. Il compito può sembrare facilitato poiché le opere in programma appartengono tutte non solo allo stesso autore, ma anche ai primi anni della sua attività, in cui si concentrano la maggior parte delle composizioni pianistiche schumaniane. Tuttavia il caso di Schumann si mostra subito complesso: la ricchezza di rimandi, citazioni, rapporti inter ed intratestuali rendono la sua poetica molto difficile da interpretare poiché essa contiene elementi assai moderni che richiedono di essere evidenziati dall’esecutore. Attorno al 1839, Schumann prosegue infatti quella sperimentazione linguistica che aveva iniziato nelle prime dieci opere del suo catalogo: Papillons e Carnaval avevano introdotto il principio della frammentazione fino ad arrivare quasi all’aforisma, mentre nella Kreisleriana - che Schiff ha inciso qualche anno fa - queste strutture si intrecciano e vengono messe in relazione tra loro utilizzando contenitori più ampi che talvolta corrispondono a forme classiche, come il Rondò di Arabesque.

Tali caratteristiche sembrano spiccare anche in Humoresque, una delle opere più moderne di Schumann, che, per i suoi continui rimandi interni e per la sua ciclicità, appare come una composizione senza un centro. Certo Schiff è oggi uno dei pianisti ideali per interpretare la scrittura quasi bachiana che Schumann adotta in cicli di brani così brevi poiché riesce a cogliere la continuità e a instaurare una relazione interna fra i vari momenti dell’opera. Tuttavia questo legame appare talvolta affrettato e non sempre si riesce a percepire, ad esempio, il vero valore che per Schumann assume l’autocitazione che è proprio l’elemento che slega il compositore dalla logica lineare che aveva dominato le forme musicali del periodo pre-classico. La citazione schumaniana non è posta fra virgolette, ma fa parte del tessuto musicale di cui costituisce una riminiscenza di tipo psicologico. L’arbitrarietà con cui Schiff stacca i tempi non permette all’ascoltatore di cogliere questa continuità: si ascolti ad esempio la ripresa del primo frammento di Hastig dove Schumann indica lo stesso metronomo e dove al contrario Schiff, come molti altri pianisti adotta un tempo estremamente più lento.

Le Novelletten hanno l’intento di coniugare tra loro forme musicali più articolate a cui, come si è detto, il compositore era giunto attorno al 1838-39. Vi è inoltre la necessità, caratteristica delle sue prime opere, di parlare di cose familiari e storie eccentriche, come egli stesso scrisse in una lettera a Clara. Si tratta di un “programma interiore” che, come è noto, costituiva uno spunto puramente emozionale e non la base per musica descrittiva. Quasisempre Schiff riesce a rendere la fluidità e la continuità insite nell’andamento del Rondo: questo gli permette di creare la giusta tensione e di mettere in rilievo le relazioni di scrittura, ad esempio tra la Prima Novelletta e l’ultimo tempo del Concerto senza orchestra. La lettura di Schiff appare quindi molto incisiva in brani complessi come l’Ottava, così come la sua tecnica riesce ad esprimere l’umorismo necessario per rendere al meglio lo spirito della Terza. Tuttavia il pianista non sempre ottiene questa continuità: nel primo brano, infatti, la melodia si perde nel contrappunto e il discorso musicale risulta a tratti discontinuo.

Molto più complessa e problematica è l’interpretazione della Sonata op. 14, la cui architettura si richiama esplicitamente alle forme classiche, ma la scrittura appare invece più vicina a quella romantica. Motivo di interesse è la scelta di Schiff di eseguire la seconda versione della Sonata pubblicata nel 1853, sostituendo però il primo tempo con quello della prima versione risalente al 1836, quando Schumann si trovava separato da Clara per volontà del padre di lei. Questa scelta può apparire arbitraria; crediamo tuttavia che essa stia a indicare come le indagini sulle diverse stesure delle opere offrano agli interpreti non dei vincoli, ma molteplici possibilità esecutive. Sembra che per il pianista lo strumento sia un pianoforte-giocattolo: l’aspetto ludico e quello virtuosistico emergono in maniera chiara fin dal primo movimento del Concerto senza orchestra, dove non si percepisce alcun sentimento, ma il solo fluire della musica. Nel quarto torna in evidenza l’ascendenza bachiana di Schiff che permette di sentire tutte le voci interne dello spartito e di collegare quelle cellule tematiche che ne costituiscono l’ossatura. I fili di questo intreccio sonoro emergono anche grazie alla grande tecnica del pianista (in particolare dal suo controllo del suono) che tuttavia non va oltre la semplice restituzione del testo: un’analisi di questo tipo rischia infatti di frammentare il discorso musicale senza ricostruirne il senso unitario; in particolare mancano quell’emozione e quella tensione che ne costituiscono il carattere drammatico. Schiff cerca unità nell’uniformità del colore, ignorando il contrasto da cui nasce l’opposizione affettiva del brano. Proprio i contrasti costituiscono l’elemento più problematico di questo CD, in cui una certa mancanza di partecipazione emotiva e di Sehensucht tipicamente romantica stempera i colori anche dei temi più scherzosi ed umorali: ci sembra quindi che Schiff abbia saputo cogliere solo superficialmente le diverse anime che caratterizzano la poetica schumaniana.

Il suono cupo del pianoforte di Schiff si è adeguato molto bene al quarto Nachtstüscke presentato come bis, in cui anche i tempi dilatati hanno contribuito a ricreare, senza alcuna enfasi, ma restituendo la struttura del testo, il clima pacificato di una atmosfera notturna.

Stefania Navacchia

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