BACH-BUSONI: Fantasia, Adagio e Fuga BWV 906 & BWV 968
Preludi Corali BWV 667, 645, 617, 637/705, 615, 665
Preludio e Fuga in mi minore BWV 533
Prelude e Fuga in re maggiore BWV 532
Ciaccona, dalla Partita n. 2 per violino solo
Nikolai Demidenko, pianoforte

Registrazione effettuata presso Forde Abbey, Somerset, Inghilterra, il 27, 28 e 29 agosto 2001
HYPERION
CDA 67324
1 CD
70’32’’

La consetudine di trascrivere per pianoforte i brani organistici di Bach era alquanto diffusa nell'Ottocento, e nel "recital" pianistico (di cui lo stesso Liszt fu inventore e iniziatore) spesso erano presenti simili trascrizioni, insieme a quelle tratte da brani orchestrali od operistici. Dopo Liszt, il quale ci ha lasciato mirabili rivisitazioni pianistiche di lavori bachiani, altri esemplari trascrittori sono stati Tausig e D'Albert, e soprattutto Ferruccio Busoni. Il problema di riscrivere un brano organistico per pianoforte pone svariati problemi: bisogna cercare di non perdere del tutto la maestosità timbrica dei ripieni organistici, riuscire a mantenere le lunghe linee tematiche, pur senza disporre della continuità d'emissione sonora, e soprattutto essere in grado di riprodurre le diverse caratteristiche dei registri dell'organo.

Le celebri trascrizioni bachiane di Ferruccio Busoni rivestono una grande importanza storica in questo senso, poiché Busoni, molto più di Tausig, di D'Albert e dello stesso Liszt, riuscì a mantenere nella sua scrittura pianistica quasi tutte le caratteristiche strumentali dell'organo, senza peraltro rendere l'esecuzione impossibile. Ma, se non impossibile, comunque molto difficile sì, anche estremamente difficile, specie per il controllo degli strati sonori e dell'articolazione delle frasi.

La presente incisione di Nikolai Demidenko rende al meglio la brillantezza e lo sfarzo strumentale della scrittura pianistica di Busoni, grazie ad una invidiabile padronanza tecnica, che risolve con smalto ed energia i passaggi più ardui e virtuosistici. Ciò di cui forse si avverte la mancanza è la fluidità delle linee e la varietà delle articolazioni, le quali a volte non emergono con sufficiente limpidezza, a causa della complessità del tessuto pianistico busoniano. Va detto, in effetti, che una scrittura sì intricata rende il fraseggio in qualche modo subordinato alla risoluzione dei problemi tecnici, ma ci pare che, pur salvaguardando la precisione esecutiva, sia altrettanto importante non trascurare la naturalezza dell'eloquio, anche considerando l'origine corale di alcune composizioni.

Anche una maggiore varietà timbrica, inoltre, sarebbe stata auspicabile per consentire una più netta demarcazione dei registri organistici, oltre che per ottenere una più diversificata caratterizzazione dell'ordito contrappuntistico.

In conclusione, ci pare che il pur lodevole interprete di questo CD abbia dato troppa importanza all'aspetto squisitamente digitale (del resto già di per sé appagante) di queste trascrizioni, trascurando invece l'autenticità del fraseggio e altri dettagli timbrici che caratterizzano la straordinaria bellezza degli originali bachiani.

È vero, una trascrizione è sempre un compromesso e non bisogna certo esigere una copia il più possibile fedele all'originale. Ciononostante, le nostre riserve non ci paiono ingiustificate, specie se questa incisione viene confrontata con altre ben più riuscite sul piano squisitamente musicale (due esempi per tutti: Vladimir Horowitz per i preludi corali e Arturo Benedetti Michelangeli per la Ciaccona).

Particolarmente apprezzabile è la ricchezza sonora data dal pianoforte Fazioli, che si adatta perfettamente alla densità della strumentazione di Busoni, con un timbro sempre chiaro e rotondo, in ogni grado dinamico ed in tutti i registri della tastiera.

Roberto Prosseda

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