L'orchestre de Louis XIII (1601 – 1643)
Recueil de plusieurs airs par Philidor l’Aîné
Le Concert des Nations
Manfredo Kraemer, Concertino Jordi Savall, dir.
ALIA VOX
AV 9824
1 CD
65'09

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Continua la serie delle incisioni di Jordi Savall dedicate alle musiche di corte dei grandi regnanti d’Europa. Dopo Carlo V di Spagna e Luigi XIV di Francia è ora il turno del padre di quest’ultimo: Luigi XIII. Nato nel 1601, dalle nozze di Enrico IV e Maria de’ Medici, Luigi XIII fu precoce in tutto, salì al trono a soli nove anni e convolò a nozze con Anna d’Austria a quattordici anni. Le cronache ce lo descrivono come particolarmente sensibile ed incline alla musica. Apprese il liuto, il violino, il canto e divenne buon danzatore, al punto da esibirsi spesso in pubblico in quest’arte fin dalla più giovane età. Le musiche che Savall raccoglie in questo CD sono costituite, per buona parte, da danze in voga all’epoca, quali: branle, pavane, gagliarde, bourrée, gavotte e sarabande, e in parte da musiche di cerimonia che segnarono i momenti significativi della vita di Luigi XIII. Trentasei sono i brani qui raccolti, tutti molto brevi, nessuno raggiunge i quattro minuti di lunghezza, organizzati in cinque grandi temi: Musique de l’enfance du Dauphin; Musique pour le sacre du roy faites le 17 octobre 1610; Musique pour le mariage du roy Louis XIII; Concert donné a Louis XIII en 1627 par les 24 Violons et les 12 Grands Hautbois; Les musiques royales de 1634 a 1650. Le fonti storiche di queste musiche sono prevalentemente i manoscritti di André Danican Philidor l’Aîné, bibliotecario di Luigi XIV, che da quest’ultimo ricevette l’incarico di raccogliere e preservare tutte le musiche di corte. Philidor oltre ai molti probabili errori di datazione delle musiche, raramente indica il nome dei compositori ma, con ogni probabilità, gran parte dei brani è opera dei maestri di balletto in attività all’epoca, come Nicolas Dugap, Jacques de Montmorency de Belleville, Jacques Cordier e Pierre Beauchamp. Assieme a questi brani, Savall ne inserisce altri che con Luigi XIII hanno poco o nulla a che fare, in quanto a lui posteriori. E’ il caso de Les musiques royales de 1634 a 1650 che appartengono in buona parte al tempo di Mazzarino e del giovane Luigi XIV. Tra questi figura la Fantasie des pleurs d’Orphée tratta dall’opera di Luigi Rossi eseguita, con grande successo, per la prima volta a Parigi nel 1647, quattro anni dopo la scomparsa di Luigi XIII.

I balletti di corte erano eseguiti dalla Bande de Vingt-Quatre violons de la Chambre du Roi, celebri virtuosi le cui qualità di interpreti diverranno esempio per tutta l’Europa soprattutto per merito di Jean-Baptiste Lully. Nelle grandi cerimonie di corte, per dare maggiore splendore alle esecuzioni, ai Vingt-Quatre Violons si affiancava l’altra grande istituzione musicale della corte: la Grande Écurie, al cui interno figuravano i 12 Grandes Houtbois. Questi cambi di organico vengono fedelmente rispettati da Savall a seconda delle musiche eseguite. Il risultato, pur nell’accuratezza esecutiva e nell’estremo rispetto filologico, che contraddistinguono ogni incisione di Savall, questa volta però resta un esercizio di stile e di forma troppo fine a se stesso. La qualità musicale dei brani non è senz’altro di particolare livello artistico, né la loro scelta appare così significativa da far comprendere un’epoca e i costumi della corte. I brani, anche se resi in modo stilisticamente perfetto da parte de Le Concert des Nations, risultano estremamente slegati tra loro, piuttosto ripetitivi e poco interessanti. L’esecuzione risente anche di un certo formalismo che li rende scarsamente comunicativi, e il lungo lasso di tempo impiegato per l’incisione, che va dal 1997 al 2002, non ha certo aiutato a dare un senso di unitarietà all’opera. Il risultato è purtroppo più vicino a un’operazione di routine, seppure di lusso, che a una di quelle letture rivelatrici alle quali ci ha abituato Savall. Ci auguriamo che le incisioni di queste raccolte di musiche di corte lascino spazio ad opere di ben altro spessore che ci aspettiamo da Jordi Savall.

Silvano Santandrea

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