Napoli non canta
CILIO, Luciano: Sonata n. 4
DE SIMONE, Girolamo: Sketch
Girolamo De Simone, pianoforte
KONSEQUENZ

1 CD

Napoli non canta in maniera oleografica, da cartolina col Vesusio e il mandolino, ma canta eccome, più profondamente, più silenziosamente. Si evita lo stereotipo della Napoli mare e sole e si va alla ricerca di una Città sospesa fra terra e cielo. Prodotto da "Konsequenz" e distribuito dalla romana "Silenzio Distribuzione" di Giovanni Antognozzi questo CD racchiude due piccole perle che testimoniano di un percorso diverso della musica napoletana, quello che da Amelio, Fels e Cilio arriva appunto a De Simone, il quale è l’animatore del progetto a cui è legata la Rivista "Konsequenz" (della quale ne è il Direttore), l’unica Rivista, seria e approfondita, che si occupa di ciò che De Simone definisce "border music", ossia di quella musica di confine di cui lui è uno dei migliori interpreti.

Giunge quanto mai gradita l’incisione della Sonata n. 4 di Cilio, proprio a vent’anni dalla scomparsa dello sfortunato musicista, morto suicida nel 1983, era nato a Napoli nel 1950, dove aveva studiato musica, architettura e scenografia, collaborando con il Teatro Esse, partecipando ai primi lavori sperimentali di Alan Sorrenti. Nel 1971 incideva alcuni brani nel celebre Studio di Shawn Philips, poi, nel 1977, publicava un disco per la EMI, Dialoghi del presente, contenente pezzi struggenti, questo lavoro segna la fine del suo approccio all’avanguardia musicale e teatrale che, musicalmente, si era basato su una materia atonale giocata su rapporti timbrico-melodici. In una vecchia intervista, proprio De Simone gli chiedeva il significato della definizione della sua musica come "metafisica" e Cilio rispondeva: "per l’idea che restituiscono alcune atmosfere, perché ciò che sembra inafferbile si tramuta in metafisico" (1). Delle prime tre Sonate non c’è traccia perché considerate dei semplici esperimenti, questa n. 4 viene continuamente rielaborata, dal 1978 alla scomparsa dell’Autore, De Simone, che la suona incarnandone l’ansia esistenziale, l’ha ricostruita e qui riproposta per la prima volta. Si tratta di un’afasia sottile che si esplica in suoni sospesi nell’oceano del silenzio, quell’infinito che angosciava Pascal e Leopardi perché non conosciuto e lontano dal destino degli umani: pezzo da meditazione.

Il brano Sketch di De Simone è stato composto su commissione dell’artista Dino Izzo e vi si scorgono echi lontani dei Chants de la mi-mort di Alberto Savinio, delle sovrainvisioni delle Conversations with myself di Bill Evans e dei suoni/silenzio di John Cage, inseguendo quell’utopia di una musica tridimensionale ch’è il tratto umano oltreché stilistico di De Simone. Il giovane Maestro napoletano (è nato nel 1964, musicologo, giornalista e organizzatore, oltreché pianista e compositore) lascia tracce, annoda fili, in sovrapposizioni armoniche intimistiche e al di là di ogni genere riconosciuto, ne esce fuori un brano intensamente vissuto. E’ un brano ricco di contaminazioni, ma all’ascolto è molto omogeneo e comunicativo in senso vero, senza proclami, ma vibrante, il legame affettivo oltreché musicale con la composizione di Cilio è palese. Un CD assolutamente particolare.

Note

1) L’intervista si trova ora in Autoanalisi dei compositori italiani contemporaneai, a cura di R. Cresti, Pagano, Napoli 1992.

Renzo Cresti

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