GUBAIDULINA
Sieben Worte
10 preludi per violoncello solo
De profundis per bayan solo
Elsbeth Moser, bayan
Boris Pergamenschikow, violoncello
Münchener Kammerorchester
Christopher Poppen, dir.
ECM
1775
1 CD

***½

È ormai noto come una folta schiera di musicisti, in particolare coloro che nel dopoguerra si sono dedicati alla composizione sperimentale attingendo ispirazione dalle poche informazioni provenienti dalle avanguardie del mondo occidentale, siano vissuti per decenni nell’isolamento imposto dal regime sovietico. Pur circolando oggi liberamente, la diffusione delle opere di questi compositori e compositrici rimane tuttavia limitata alla ristretta cerchia di persone che ascoltano musica contemporanea. La mancanza, soprattutto nel nostro paese, di una seria cultura musicale anche tra gli intellettuali, relega la musica contemporanea in una nicchia che, essendo interesse e privilegio di poche persone, non risulta "conveniente" eseguire e diffondere. Si crea dunque un'altra e diversa condizione di isolamento, questa volta imposta dal sistema economico liberista (o, come si usava dire non molto tempo fa, capitalistico).

Sofia Gubaidulina è certamente una delle figure più interessanti provenienti dall’ambiente culturale formatosi all’ombra dell’ex Unione Sovietica e le sue opere sono oggi divenute tra le musiche maggiormente eseguite ed apprezzate del nostro tempo. L’interesse per le opere della Gubaidulina è testimoniato dalle numerose incisioni realizzate da etichette prestigiose. Anche l’ECM, nel 2002, ha dedicato una intero CD alla compositrice russa, benché, in questo caso, avremmo preferito una scelta di brani più orientata alle composizioni ancora poco conosciute anziché puntare su quelle già più volte registrate, come è avvenuto per Sieben Worte.

Sofia Gubaidulina ha saputo coniugare con estrema naturalezza aspetti dell’armonia tradizionale con procedimenti e tecniche analoghe o assimilabili alle avanguardie della seconda metà del Novecento. Nel suo modo di concepire la scrittura musicale troviamo in sostanza un rapporto immediato con la produzione artistica, in cui ritroviamo fusi aspetti della cultura occidentale e orientale.

Con Sieben Worte (1982) ci troviamo di fronte ad una delle composizioni più rappresentative della Gubaidulina in cui la componente religiosa costituisce l’idea attorno alla quale si concentra l’opera. Il tema religioso si proietta su una concezione "drammaturgica": il violoncello e il bayan (strumento di origine popolare simile alla fisarmonica) impersonano rispettivamente il Dio-figlio e il Dio-padre, mentre all’orchestra è affidato il compito di simboleggiare lo Spirito Santo. Nella contrapposizione tematica insita in questa sorta di drammaturgia latente ritroviamo la molteplicità tematica tipica della musica occidentale. D’altro canto in questa compositrice l’idea del sacro si disgiunge dalla fede religiosa per divenire un qualcosa di universale che coinvolge in maniera particolare la produzione artistica. In ciò sta il desiderio, prettamente orientale, di ridurre il molteplice alla sua unità naturale.

In questa registrazione l’esecuzione ha un carattere introspettivo basato più sulla ricerca sonora che sull’intenzione espressiva. Il risultato è quello di un appiattimento dei contrasti ed una eccessiva morbidezza che non rende giustizia delle sonorità taglienti che il carattere del brano richiede. La componente drammaturgica, invece, viene evidenziata soprattutto grazie alla prestazione di Elsbeth Moser, che per energia emotiva si contrappone decisamente al titubante violoncellista Boris Pergamenshikov.

I Dieci Preludi per violoncello solo non hanno riferimenti a tematiche religiose, ma come in De Profundis sono indicativi del vivo interesse di Sofia Gubaidulina per la contrapposizione delle espressioni musicali legate alla tecnica di ogni singolo strumento. Nati come semplici studi su aspetti tecnici del violoncello, questi preludi possiedono un forte carattere speculativo avvertibile anche all’ascolto, tanto che la compositrice, su indicazione del violoncellista Vladimir Tonka, dedicatario dei pezzi, ne ha trasformato il titolo in preludi. Insieme alle composizioni di Britten e Zimmerman, i Dieci Preludi si inseriscono tra i brani più rappresentativi della letteratura per violoncello solo, rendendo anche un omaggio al colossale monumento delle Suite di Johann Sebastian Bach. Il violoncellista Boris Pergamenshikov punta sulla trasparenza del suono e sulla limpidezza degli aspetti tecnici che dominano questa composizione, sacrificando tuttavia la forza emotiva che scaturisce dalla contrapposizione delle espressioni musicali.

L’immagine della croce, simbolo della cristianità che in Sieben Worte è legato al semplice gesto dell’archetto del violoncello che incrocia le corde, torna invece in De Profundis (1978), dove viene evocata con l’artificio musicale dei glissandi. Anche in questo caso il riferimento al salmo non è legato al programma della composizione, bensì all’immagine della sofferenza umana, riproponendo così la tematica religiosa di Sieben Worte. La drammaturgia della composizione si rivela questa volta nella contrapposizione dei materiali tematici associabili ai tre periodi nei quali si suddivide l’opera: la profonda sofferenza, la dolorosa ascensione e lo splendore della grazia. Elsbeth Moser trae dal suo strumento tutta la forza drammatica di cui vi è bisogno e realizza un’esecuzione tecnicamente ineccepibile e di grande profondità.

Gianfranco Marangoni

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