TELEMANN, Georg Philipp
Trauer-Actus
Kantaten
Cantus Cölln
Konrad Junghänel
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901768
1 CD
79'49

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Georg Philipp Telemann (1681-1767) era uomo di grandi numeri. Nella sua lunga vita, nacque prima di Bach e Handel e morì quando Mozart era già un ragazzino, compose uno sterminato numero di opere vocali e strumentali. In particolare compose un numero iperbolico di cantate, quasi duemila tra sacre e profane. I numerosi incarichi che ricoprì a Francoforte e ad Amburgo lo portarono a comporre con regolarità cantate sacre a commento delle funzioni religiose e cantate profane di natura istituzionale e celebrativa. Muoversi in questa sequenza di lavori con ordine e sistematicità non è senz’altro facile, e forse non sempre gratificante. Ci viene in aiuto questo CD della harmonia mundi con una scelta di cantate giovanili composte a Zellefeld, Hildeshein e Lipsia, in un arco di anni che vedono la formazione di Telemann come musicista dilettante non ancora ventenne. Due di queste appartengono al corpus delle cantate funebri, la Trauer-Kantate Du aber, Daniel gehe hin e il Trauer-Actus Ach wie nichtig, ach wie flüchtig, mentre le altre trovarono collocazione in diversi periodi liturgici, quali Trinità, Avvento, e Pentecoste.

Nel lavoro sistematico che il Cantus Cölln sta svolgendo all’interno della cantata tedesca non poteva mancare un’indagine dedicata al musicista che più di ogni altro si dedicò a questo genere, assumendo da uomo del suo tempo quelli che erano i mutamenti, le evoluzioni e le novità in atto. Qui lo vediamo all’esordio, ma già le sue composizioni mostrano una grazia incantevole nelle linee melodiche e una felicità nella scrittura vocale che rendono la fruizione qualcosa più che un educato lavoro di documentazione, ma catturano più e più volte l’attenzione e rendono qualche traccia irresistibile, da riascoltare più volte di seguito. Particolarmente gradevole è, ad esempio, l’attacco dell’ultima cantata, la più giovanile, Schaffe in mir, Gott, ein reines Herz, che sembra racchiudere in sé tutte le grandi suggestioni del XVII secolo, melodia nuova che però ci pare di conoscere da sempre. Certo non sempre la musica segue gli affetti. Telemann, poco più che un ragazzo, non ha la profondità di introspezione e l’esperienza di sentimenti che gli permettano di differenziarsi dal punto di vista espressivo. Così le cantate funebri non si differenziano dalle altre nell’impatto emotivo, caratterizzate come sono da una diffusa dolcezza che passa attraverso il canto. Telemann prediligeva il canto, e lo considerava "fondamento della musica e di tutte le cose", come ci ricorda Peter Wollny nelle note di copertina. Proprio da questo assunto muove l’interpretazione del Cantus Cölln, che mette il canto in primo piano, liberando le formidabili attitudini solistiche di tutti i suoi componenti. Torniamo ancora una volta a esprimere tutta la nostra ammirazione per questo gruppo di musicisti sensibili, documentati, che stemperano il rigore del loro lavoro in una freschezza comunicativa stupefacente, trovando sempre la chiave interpretativa più intelligente con la naturalezza che viene dalla profondità di che è sempre consapevole dei testi che sta affrontando.

Daniela Goldoni

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