CHARPENTIER: Marc-Antoine
Messe ā 8 voix et 8 violons et flûtes
Motet "Miseremini mei"
Māria Zādori,
Gabriella Jani,
Péter Bārāny,
Zoltān Gavodi
Rezso Kutik
Andrās Regenhart
Istvān Kovācs
Māté Sōlyom-Nagy
Purcell Choi
HUNGAROTON
HCD 32146
1 CD
72'17

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Nella ricca discografia di Marc Antoine Charpentier (1645-1704) lo spazio dedicato alle messe composte in etā giovanile non č molto ampio, pertanto č degna di attenzione questa incisione Hungaroton della Messa a 8 voci, 8 violini e flauti H. 3, composta intorno al 1670.

Charpentier studiō a Roma, presso i gesuiti, e fu allievo di Giacomo Carissimi (1605-1674). In Francia il suo ruolo fu sempre defilato rispetto alla corte di Luigi XIV, in cui imperava Jean Baptiste Lully, che impedė in ogni modo a Charpentier di entrare a corte. Lavorō pertanto a Parigi, sviluppando alcuni generi che a corte non erano cosė diffuse. Tra queste le messe, cui a Versailles venivano preferiti, per i servizi religiosi, i grand motets. La lontananza dalla corte e dalla moda musicale imposta da Lully e la fedeltā allo stile italiano, adottato soprattutto per le opere religiose, resero l’opera di Charpentier quanto mai indipendente nell’ambito francese dell’epoca, come č giā avvertibile nella Messa H. 3 e nel Mottetto H. 311, Miseremini mei, presentati in questo CD.

L’eleganza della composizione, la finezza delle linee melodiche, l’intimismo e la compostezza, l’austeritā espressiva, il distacco dall’esterioritā e dalla teatralitā permeano queste prime opere e denotano giā una cifra di originalitā che rende inconfondibile l’opera di questo grande maestro del Seicento francese. György Vashegyi, a capo del Purcell Choir e della Orfeo Orchestra ci offre un’interpretazione che punta principalmente sull’eleganza dell’esecuzione e sulla delicatezza del suono, evidenziando nel contempo con precisione lo sviluppo delle varie voci, senza rinunciare alla fluiditā e dolcezza di emissione che caratterizza strumentisti, coristi e solisti. Conferma in questo modo quanto giā evidenziato in una precedente incisione di mottetti di Carissimi, la cui cantabilitā era magnificamente posta in rilievo. Fa piacere aggiungere il nome di questo giovanissimo direttore, poco pių che trentenne, ai tanti che con sempre maggiore competenza e sensibilitā si accostano al repertorio della musica antica e barocca, insieme a quello dell’Orfeo Orchestra, di sua fondazione, che si presenta come una nuova e interessante compagine di giovani musicisti che si avvalgono di strumenti originali. E’ bello anche ritrovare la voce limpida di Māria Zādori, interprete storica della discografia ungherese, cui tanto devono gli appassionati di musica antica e barocca.

Daniela Goldoni

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