La Tarantella
Antidotum Tarantulae
Lucilla Galeazzi
Marco Beasley
L’Arpeggiata
Christina Pluhar
ALPHA
503
1 CD
51'22

*

Questa ultima uscita dell’ALPHA desta non poche perplessità. Il CD è infatti una raccolta di musiche tradizionali del sud Italia, in particolare della penisola salentina, in provincia di Lecce. La maggior parte di queste composizioni è costituita da tarantelle e pizziche di autori popolari contemporanei, l’inserimento di un paio di brani di epoca tardo rinascimentale-barocca crea il pretesto per una ricerca sull’origine di questi balli popolari legati al nome della taranta, un ragno contro il cui morso il ballo sarebbe nato come terapia: l’antidotum terantulae.

Le note del libretto che accompagna il CD sono un misto tra un trattato scientifico di aracnidismo e di mitologia, e alternano descrizioni minuziose delle specie di ragni la cui puntura sarebbe all’origine di questa terapia coreutica a intrecci di storia, mitologia e letteratura che attribuiscono invece l’origine della tarantella vuoi ad un antico rituale del culto di Dioniso, vuoi all’antica Grecia. Compaiono anche il mito di Orfeo, i poemi omerici e l’Eneide, quest’ultima in una versione del 1699 tradotta in lingua napoletana. Il repertorio di questa incisione de L’Arpeggiata è molto vicino a quello che negli anni ottanta veniva proposto dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, ma non ne ha né l’originalità, né l’autenticità. Il prodotto è indubbiamente curato nell’incisione, nei suoni e nel canto affidato a Lucilla Galeazzi e Marco Beasley, ma rimane sospeso tra la musica popolare e una rilettura intellettualistica della stessa. Essendo, a nostro giudizio, decisamente più sbilanciato verso la rilettura, risulta privo di qualsivoglia interesse, se non forse per chi è appassionato al genere folk-new-age.

I brani sono molto simili tra loro, piuttosto ripetitivi e alla lunga decisamente noiosi. Christina Pluhar non appare così lucida come nei precedenti lavori, anzi da questi ultimi ricava linee e strutture di accompagnamento musicale dei brani utilizzandole, senza la minima variazione, anche in questa incisione. Il risultato è che alcune composizioni risultano assolutamente identiche a quelle che compaiono nei precedenti lavori dedicati a Kapsberger e Landi, differendo unicamente nel testo, in questo caso quasi sempre in dialetto salentino. Un esempio è La Carpinese, identica a Homo fugit velut umbra che compare nel CD di Landi.

Si tratta purtroppo di un passo indietro rispetto ai precedenti lavori cui ci avevano abituato Christina Pluhar e L’Arpeggiata, che confidiamo ritornino ad operazioni più "nobili", e meno legati alle piccole mode del momento.

Silvano Santandrea

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