HANDEL
Deborah
Deborah, Elisabeth Scholl
Jael, Natacha Ducret
Barak, Lawrence Zazzo
Canaanite Herald, Knut Schoch
Abinoam/Priest, Jelle S. Draijer
Barockorchester Frankfurt
Junge Kantorei
Joachim Carlos Martini, dir.
NAXOS
8554785-87
3 CD
162'24

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Questa edizione integrale dell’0ratorio Deborah di George Frideric Handel si aggiunge alla scarsa discografia relativa a quest’opera. Al momento in commercio si trova solo una versione diretta da James King, di ottimo livello. Pertanto con interesse e curiosità ci siamo accostati all’ascolto di questo oratorio, non molto fortunato all’epoca della sua composizione. Per meglio dire si tratta di un vero e proprio assemblaggio: infatti più che un’opera concepita unitariamente, Deborah è un pastiche di precedenti composizioni handeliane, tra cui la Brockes Passion, Acis and Galatea, i Coronation Anthems ed i Chandos Anthems. Composto tra il 1732 ed il 1733, fu tra i primi oratori di Handel in lingua inglese, dopo gli esordi italiani nel genere con Il trionfo del Tempo e del Disinganno e La Resurrezione. Presentato al teatro di Haymarket durante la quaresima del 1733, ebbe solo cinque repliche, per poi sparire dalla circolazione. Il libretto di Samuel Humphreys, di ispirazione biblica, narra della profetessa Deborah che convoca Barak, capo dell’esercito di Israele, e gli impone di muovere guerra alle truppe dell’oppressore Sisera. Dopo alcune vicissitudini, più verbali che altro, Barak, a capo degli ebrei, combatte contro i Canaaniti e li sconfigge, dando la possibilità a Handel di inserire un paio dei suoi pezzi forti: la marcia di battaglia, e il grande coro finale di esultanza per la vittoria del bene. Siamo ancora lontani dalla unitarietà di ispirazione, dalla tenuta drammatica, dall’introspezione degli affetti, dalla caratterizzazione dei personaggi che troveremo nei grandi oratori successivi, primo fra tutti il Saul.

Alcuni numeri dell’opera suscitano però interesse, come l’aria di Deborah nel primo atto, Choirs of Angels, dolce e virtuosistica allo stesso tempo che si avvale di uno spettacolare accompagnamento della tromba; o come il coro dei sacerdoti di Baal nel secondo atto O Baal, Monarch of the Skies, strambo e allucinato, tutto basato su ritmi concitati e irregolari. Per il resto questo oratorio non offre molti altri motivi di interesse, fondato com’è su un libretto che non presenta né intreccio né sentimenti, ma solo una serie di dichiarazioni di intenti, senza caratteri significativi e privo di personalità ben definite.

L’interpretazione di Joachim Carlos Martini, a capo della Barockorchester Frankfurt e del coro Junge Kantorei non contribuisce di certo a evidenziare quanto c’è di buono in questo oratorio. Alle prese con un coro impreciso, spesso in difficoltà negli attacchi e nell’intonazione, farraginoso nel contrappunto e incapace di tensione nelle parti più distese, il direttore non può che arrivare alla fine con seri problemi di credibilità interpretativa, data l’importanza che Handel assegna al coro nei suoi oratori. L’orchestra maschera meglio i problemi, ma risulta comunque piatta e incolore, monotona e del tutto indifferente all’evoluzione della narrazione drammatica e musicale. Dei solisti, la sola Elisabeth Scholl, nel ruolo di Deborah, appare credibile. Il CD è stato registrato dal vivo il 23 maggio 1999 nel Kloster Eberbach, in Germania.

Daniela Goldoni

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