BEETHOVEN
Sonata n.22 op.54
Sonata n.23 op.57 "Appassionata"
Sonate n.24 op.78
Sonate n.27 op.90
Bonus CD - Live, Vienna, Musikverein, 04.06.2002:
Sonata n. 23 op.57 "Appassionata"
Sonate n.24
Maurizio Pollini, pianoforte
DEUTSCHE GRAMMOPHON
4744512
2 CD
CD 1: 56'51; CD 2: 33'19

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Alla mamma di Pierluigi

Con l’uscita di quattro sonate di Beethoven, l’op.54, l’op.57 "Appassionata", l’op.78 e l’op.90, eseguite da Maurizio Pollini, la Deutsche Grammophon ha reso noto anche il programma delle registrazioni che il musicista milanese effettuerà nei prossimi cinque anni. Oltre alla conclusione del corpus delle sonate beethoveniane, sono previste le incisioni dei Notturni di Chopin, del I libro del Clavicembalo Ben Temperato di Bach e il IV, il V ed il X Klavierstücke di Stockhausen. Simili scelte segnalano la volontà dell’interprete di esplorare anche repertori desueti, confermando la sua vocazione alla continua ricerca ed alla divulgazione.

È stata prevista una tiratura limitata di questo compact disc che comprende la registrazione Live dell’Appassionata e dell’op.78 registrate al Musikverein di Vienna il 4 giugno 2002 . Si comprende, anche guardando le altre produzioni recenti, come la politica commerciale delle major voglia puntare su poche uscite affidate a nomi illustri. Se da un lato queste scelte possono essere garanzia di qualità, dall’altro sono il sintomo di una mentalità manageriale e pubblicitaria che mal si adatta con esigenze di carattere artistico e con orientamenti culturali di personalità come quella di Pollini.

Dalla lettura dell’elenco dei brani contenuti nel cd, sembra di poter dire che essi siano stati scelti dall’interprete pensando esclusivamente all’integrale, visto che questa pubblicazione andrebbe a completare le sonate dall’op.53 all’op.111 già uscite in precedenza. Vi sono però delle valide obiezioni a quest’ipotesi: innanzitutto la Deutsche Grammophon non ha reso noto se Pollini abbia intenzioni di registrare di nuovo opere già incise. Secondariamente l’abitudine del musicista di lavorare "per progetti" induce a cercare altre risposte. Il primo elemento che richiama attenzione è la presenza, accanto all’Appassionata, di tre sonate in due movimenti, la n.22, in Fa maggiore op. 54, la n.24 in Fa diesis maggiore op. 78 e la n.27 in Mi minore op. 90. Ma forse una risposta più convincente è possibile trovarla solo ascoltando il cd.

Si potrebbe pensare di conoscere ormai bene il pianismo di Pollini; tuttavia queste registrazioni mostrano come egli sia molto attento alle più recenti innovazioni della ricerca interpretativa beethoveniana. Certo il suo suono è sempre pieno, l’uso del pedale è sempre abbondante; ma in queste sonate si può scorgere un rinnovato uso del ritmo e delle dinamiche, come se Pollini, da grande musicista, abbia saputo assorbire e filtrare le tante suggestioni provenienti dalle varie prassi esecutive, non solo relative al pianoforte, per tracciare una sua nuova strada per leggere Beethoven. Egli rimane quindi lontano dalla secchezza di un fortepiano, ma riesce ugualmente ad utilizzare l’ampiezza del suono in senso antiromantico. In particolare nel primo movimento dell’Appassionata, le risonanze sono solo funzionali alla struttura della sonata. In questa prospettiva i repentini passaggi dinamici non solo aumentano l’impatto emotivo dell’interpretazione, ma sono posti anche in punti nevralgici della struttura della composizione, in modo da consentire all’ascoltare di recepirne meglio la forma. Così il fattore intellettualistico e quello affettivo si fondono in un unico progetto in cui l’interprete è un mediatore il cui ruolo è quello di favorire la comprensione dell’opera musicale.

Non si deve tuttavia pensare che questi repentini "sbalzi" dinamici sottraggano fluidità al discorso musicale; Pollini, anzi, riesce ad evidenziare le unità delle sonate proprio a partire dal ritmo e dall’agogica. In primo luogo egli si serve delle dinamiche sia per porre in luce l’inizio e la fine delle frasi e dei periodi, sia per passare fluidamente da un nucleo motivico all’altro. Da questo punto di vista possiamo avvertire un rinnovamento dell’astrattismo che ha sempre caratterizzato il pianista milanese: l’attenzione alle forme ora non si concentra più sui singoli elementi, ma su passaggi graduali tra essi. Se si volesse trovare un paragone pittorico, non si dovrebbe più ricorrere a Piet Mondrian, ma a Paul Klee, (ne sia un esempio Bianco polifonicamente incastonato): non vi sono netti contrasti di colore, ma geometrie che, continuando ad essere ben definite, sfumano l’una nell’altra creando continuità. Se si ascoltano, ad esempio, le misure 150 e 151 del primo movimento della Sonata op.57, è facile constatare come il repentino cambiamento dinamico sia funzionale al passaggio da un momento virtuosistico ad una delle riproposte (piano) della testa del primo tema che si innesta sulle risonanze del forte. In secondo luogo nella "storia" dell’intera sonata, si deve rilevare un utilizzo dei tempi finalizzato alla narrazione. Si percepisce un continuo crescendo che parte da un ritmo piuttosto lento e da un tono misterioso delle prime battute, fino al Presto finale che Pollini sembra posticipare dopo i ritornelli, eseguiti insolitamente senza troppo pedale.

Ritmo e dinamica producono quindi tensione sia nell’arco di una intera sonata sia in ogni singolo passaggio. Essi tuttavia sono anche utilizzati da Pollini come elementi che di per sé unificano le singole composizioni: così, diversamente dal passato, in questa Appassionata si può ascoltare l’analogia tra la coda del primo movimento ed i ritornelli posti nel finale dell’Allegro ma non troppo. Sembra quindi che il pianista voglia portare nel corpus delle sonate le acquisizione che, grazie a direttori come Claudio Abbado o Roger Norrington, sono ormai acquisite nella prassi esecutiva delle sinfonie di Beethoven.

Esempio ancora più evidente di questo rapporto tra ritmo e agogica è percepibile nella Sonata op.54. Il battere del tempo caratterizza subito l’incipit dell’opera: il fraseggio leggero e cadenzato del primo tema si oppone al secondo, di cui Pollini mette in evidenza lo staccato e gli sforzandi indicati dall’autore. Questo contrasto sembra rimanere irrisolto nelle battute finali del movimento in cui l’esasperato diminuendo sugli accordi lascia con il fiato sospeso l’ascoltatore. L’andamento metronomico diviene la lente attraverso cui Beethoven rilegge il passato con quello che Paolo Petazzi, nelle note di copertina, definisce "il distacco della consapevolezza storica". In questa direzione Pollini sembra porre in risalto l’idea di danza del "Tempo di Minuetto".

La stessa leggerezza si ritrova nell’attacco dell’ultimo movimento della Sonata op.90 che ci permette a questo punto di comprendere come per Pollini dinamiche e ritmo siano strumenti per caratterizzare nella maniera più adeguata i vari temi, i vari motivi e i vari passaggi. Nella Sonata op. 78 poi il musicista milanese dosa il peso del suono a seconda delle idee compositive che emergono nei diversi punti; soprattutto nell’Allegro vivace il gioco virtuosistico diventa gioco agogico. In queste due sonate del tardo secondo stile beethoveniano, in cui la contrapposizione non è più così evidente come in passato, Pollini utilizza i passaggi tra piano e forte ancora una volta in funzione strutturale per sottolineare i cambiamenti armonici.

Se quindi Pollini ha un suo ben preciso modo di leggere un’opera, egli al contempo si differenzia da altri pianisti per l’eclettismo interpretativo, e per porre così la sua maniera al servizio dell’idea musicale dell’autore. In tal modo questo compact disc costituisce un ulteriore contributo alla ricerca su Beethoven.

Stefania Navacchia

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