ZANGELMI Piero Luigi
Composizioni per pianoforte
Stefano Bigoni, pf.
MUSICISTI ASSOCIATI PRODUZIONI
LRCD 094
1 CD

Piero Luigi Zangelmi è un raffinato musicista, nato a Torino nel 1927, che ha studiato con Ghedini e Bettinelli, ha fondato l’Unione Musicale della sua città e ha insegnato al Conservatorio di Firenze, è stato anche Presidente della Federazione Italiana Compositori. Uomo dal portamento signorile non s’è mai buttato nelle mischie, cercando di farsi avanti a spallate, ma ha preferito una salutare distanza dall’arrivismo, per coltivare un suo personalissimo soliloquio, per questo la sua musica è poco conosciuta, non ha la risonanza che si meriterebbe, ma manifesta un’indubbia verità interiore.

Gli anni Novanta hanno riscoperto un nuovo incanto del Suono, l'estro e l'inventiva, la musicalità, mentre i decenni passati sono stati gli anni del disincanto, dell'in-canto tradito. Oggi molti compositori scrivono bene, mettono giù le note con tratto impeccabile, that works, che funziona, un tratto insegnato nei vari corsi di creative writing. Manca però, troppo spesso, quella stranezza che introduce ai temi dell'arte, manca un tocco di bizzarria e di magia, di exultatio. Cosa grave è che spesso sono assenti pure i bisogni interiori, quelli sentiti come necessità interna del vissuto, la sola che può vivificare lo stile musicale.

Occorre, come fa Zangelmi, andare al di là del professionismo, darlo per scontato, per approdare nelle terre dell'arte, che sono particolari e di confine, dove per doti naturali, per grazia ricevuta, si respira musica!

Il modo di comporre di Zangelmi ha un'origine lontana, già all'età di dodici anni scriveva, per esempio, accordi che si dilatano e si racchiudono, seguendo figurazioni paraboliche, accordi che diverranno tipici della scrittura del Maestro. Ha compiuto l'evoluzione tipica dei compositori della sua generazione, ha iniziato facendo apprendistato tonale, avvicinandosi poi a uno stile di tipo bartokiano, per approdare alla dodecafonia che non ha mai applicato in maniera rigida. L'istinto, come lui stesso dice, gli ha indicato stilemi cadenzali essenzialmente basati su successioni cromatiche discendenti, inquadrati in una forma ritrovata, fatta di limpidi contorni, di nettezza delle linee e di disposizioni simmetriche, questa forma, fatta di raffinati equilibri, si fa viatico verso la comunicazione diretta col pubblico. Zangelmi si richiama a sapori tonaleggianti, ma non rigidamente inquadrati nell'impalcatura tradizionale.

L'ascoltatore, quando gli si presenta una testimonianza vera, di un'arte vissuta che si manifesta con semplicità, sa apprezzarla e sa collegarsi con l'opera, allora avviene quel miracolo, così raro ai tempi nostri, dello scambio emozionale dei flussi di energie. L'artista deve concedersi tutto, e non solo con la testa, l'opera non deve parlare solo sul come su com'è realizzata, ma anche del cosa del suo motivo, della sua finalità espressiva. Un’opera ben strutturata, ma senza motivazioni interiori, risulta essere solo un esercizio calligrafico.

Il Maestro torinese, come la sua città, guarda alla cultura francese, in un certa misura la signorilità del fare, la raffinatezza della scrittura, la chiarezza del linguaggio derivano dall'elegante clarté degli artisti di Francia, così come il trepido allontanarsi del tempo, le storie interiorizzate, il senso di stupore, a volte velatamene melanconico, provengono dal Crepuscolarismo e costituiscono delle costanti espressive. La memoria e l’inconscio sono le fonti d’ispirazione dalle quali prende vita un embrione sonoro, un suono intuito – ciò che Zangelmi chiama "il suono blu", dal colore onirico – che costituisce una sorta di DNA della composizione che quel suono fa lievitare e sviluppandosi dà la forma al brano. Gli atteggiamenti espressivi tratti da epoche storiche costituiscono - proustianamente – un modus vivendi, e vengono assimilati e attualizzati attraverso la coscienza vigile del proprio tempo.

Le caratteristiche salienti del linguaggio del Maestro quali l’accordo allargato e sospeso, gli incisi interni, i sapori tonali e i richiami al passato, le progressioni variate e i ritorni a specchio, vengono esaltate dalla metà degli anni Settanta in avanti. Il pianoforte è lo strumento prediletto da Zangelmi, nel quale riscontra la possibilità di realizzare quelle sensazione di spazialità sonora ch’è tipica delle sue risonanze, specialmente quando derivano da agglomerazioni dilatate, infatti l'accordo spaziato è un tratto tipicissimo della scrittura di Zangelmi: l'accordo viene spazializzato per meglio coprire l'ambito sonoro, però assolvere anche a una funzione timbrica, creando quella tipica atmosfera lacustre, dai toni perlacei, che esprime la tenue elegia del mondo sonoro di Zangelmi. Si ascolti il bel CD realizzato da Stefano Bigoni, dove sono presenti due Notturni giovanili, un Preludio del 1947 e un sugggestivo brano dal titolo di Introduzione, Andate, Finale del 1948, ma soprattutto è presente la Sonata I per Lottie Morel del 1963, uno dei pezzi più conosciuti del Maestro (di impianto seriale), i più recenti Preludi (del 1993, sono 5 e rimandano a un’atmosfera sciabiniana), le struggenti Sonate III (in 4 movimenti) e Sonata IV (in un solo tempo, entrambe del 1996), infine la Sonata VII (dedicata allo stesso Bigoni, del 1997), tutti eseguiti con profonda partecipazione da Bigoni che di Zangelmi è stato allievo di composizione. Quando un pianista, seppur bravo (Bigoni s’è perfezionato con Campanella, Canino, Audino, Berman e Perticaroli) ha anche fatto studi di composizione si sente, le sue capacità di lettura si arricchiscono naturalmente e la chiarezza della forma se ne giova moltissimo. E’ questo un CD realizzato con consapevolezza tecnico-espressiva, ottimo per avvicinarsi alla produzione pianista di Zangelmi.

Renzo Cresti

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