BACH Johann Sebastian
6 Suites a violoncello solo senza basso
Bruno Cocset
ALPHA
029
2 CD
55,41; 73,26

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Le numerose edizioni discografiche delle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach ci danno la misura di quanto quest’opera rappresenti il più importante banco di prova per tutti i violoncellisti. Tuttavia, quando si viene posti di fronte ad una nuova incisione di un grande capolavoro ci si chiede spesso se l’operazione abbia un senso anche per le novità che essa può apportare alla fruizione dell’opera.

Come sappiamo, molti nuovi interpreti di oggi hanno rivitalizzato anche il grande repertorio ed anche con questa incisione siamo in presenza di un approccio nuovo al capolavoro bachiano. Del resto, chi segue il mercato discografico sa oramai che la giovane etichetta francese Alpha si dedica principalmente all’incisione di brani poco conosciuti del repertorio barocco francese e nelle rare volte che viene messa in cantiere l’incisione di brani famosi, vi è quasi sempre l’intenzione di proporre un’interpretazione inconsueta.

In primo luogo, il violoncellista francese Bruno Cocset affronta le sei Suite di Johann Sebastian Bach con tre copie di violoncelli di Antonio Stradivari, Girolamo Amati e Gasparo da Salò, costruiti dal liutaio Claude Riché. Forte di questa opportunità, l’esecuzione di Cocset cerca di adattare le proprietà di questi strumenti alle caratteristiche di ciascuna suite. Al di là degli aspetti tecnici, ciò induce ad un’approfondita ricerca del suono che infine risulta essere assai caldo e avvolgente e costituisce sicuramente uno dei pregi di questa incisione.

L’interpretazione di Cocset si inserisce nel solco delle esecuzioni con violoncello barocco in cui l’attenzione al fraseggio e al giusto colore è in qualche caso superiore alla ricerca di perfezione tecnica. Infatti, il violoncellista francese utilizza l’archetto concavo, in uso in epoca barocca, che gli consente di variare all’infinito l’articolazione senza preoccuparsi troppo dei colpi sulla cassa di risonanza dello strumento causati dalla lunghezza ridotta dell’archetto stesso. Questa scelta condiziona anche la tecnica del legato che Cocset usa con estrema parsimonia, distinguendosi in modo netto da tutti i violoncellisti provenienti dal repertorio romantico.

L’originalità della lettura di Cocset risiede inoltre in un trattamento libero del tempo: il violoncellista francese indugia in alcuni passaggi ed accellera in altri o, soprattutto nei preludi, allunga le note di transizione tra una frase e l’altra.

In definitiva possiamo affermare che lo stile esecutivo del violoncellista francese risente dell’influenza dell’interpretazione della musica francese del periodo barocco che negli ultimi anni si è notevolmente raffinata, dando respiro alle frasi e portando con sé una maggiore cura del suono. Può dunque suscitare qualche perplessità l’applicazione di questa prassi esecutiva alla musica di Bach, tuttavia l’interpretazione di Cocset mantiene molto rigore e concentrazione evitando ogni leziosità e pone inoltre in rilievo il ritmo e l’andamento delle danze che compongono le suite.

Gianfranco Marangoni

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