SCARLATTI Alessandro
Griselda
Dorothea Röschmann
Lawrence Zazzo
Veronica Cangemi
Bernarda Fink
Silvia Tro Santafé
Kobie van Rensburg
Akademie für Alte Musik Berlin
René Jacobs, dir.
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901805.07
3 CD
181'51

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L’ultima novella del Decamerone di Giovanni Boccaccio fornì il soggetto per l’ultima opera composta da Alessandro Scarlatti, rappresentata a Roma nel 1721. La storia di Griselda, pastorella prescelta dal re Gualtiero per divenire sua sposa, poi respinta e disprezzata, e infine tornata nelle grazie del re dopo aver affrontato prove di inaudita abnegazione amorosa, aveva riscosso una notevole fortuna nel primo settecento. Oltre che da Alessandro Scarlatti venne infatti messa in musica anche da Carlo Francesco Pollarolo (1701), Giovanni Bononcini (1718), Tomaso Albinoni (1728) e Antonio Vivaldi (1735), sempre sulla base del libretto di Apostolo Zeno. La versione di Scarlatti in realtà vide dei rimaneggiamenti del libretto ad opera del committente dell’opera, il principe romano Francesco Maria Ruspoli, che amava rappresentare opere nel teatro del suo palazzo, contando su compagnie di canto formate da giovani cantori, quasi tutti adolescenti. Nonostante la forte presenza della committenza sembra che Alessandro Scarlatti, forse consapevole di essere alle prese con un opera ultima, e in qualche modo definitiva, abbia goduto di notevole libertà, forte anche del prestigio che si era conquistato soprattutto in ambiente romano e napoletano.

Griselda non è un’opera di facile approccio. Troppo originale per rientrare nella gradevole routine del primo settecento, si basa sì su stilemi ormai consolidati, ma con una maturità di scrittura che riflette il prestigio di un compositore che si era espresso con esiti altissimi sia nella musica vocale che in quella strumentale. E proprio la scrittura orchestrale è ben evidenziata in questa edizione, ad opera di René Jacobs alla testa della Akademie für Alte Musik di Berlino. Il ruolo dell’orchestra è esaltato non solo nelle parti squisitamente strumentali, come la sinfonia e gli intermezzi, ma anche e soprattutto negli accompagnamenti alle arie, duetti e terzetti. Il ruolo di introdurre gli "affetti", di anticipare i sentimenti espressi nelle arie viene interpretato con notevole efficacia da Jacobs e dalla sua compagine orchestrale. L’umore dell’opera è abbastanza univoco: prevalgono mestizia, malinconia, incomprensione, intima sofferenza, eppure tutte le sfumature che ruotano intorno alla tristezza e all’ingiusto abbandono vengono evidenziate con attenzione. Meno sensibili appaiono invece gli interpreti vocali, alle prese, a onor del vero, con arie molto difficili dal punto di vista tecnico, con colorature che "devono essere epressive" e non fini a se stesse, come giustamente richiede Jacobs nell’intervista contenuta nelle note di copertina. La protagonista, Dorothea Röschmann, sembra troppo preoccupata a risolvere le difficoltà tecniche della parte per poter dare corpo a un personaggio credibile. Forse il personaggio di Griselda, così terribilmente compiaciuta delle angherie che sopporta stoicamente per amore, è troppo lontana dalla sensibilità contemporanea per risultare credibile. E anche Lawrence Zazzo, crudele e vanitoso Re di Sicilia, marito pentito dell’umile Griselda, non è in grado di sostenere vocalmente le difficoltà del ruolo. In chiara difficoltà, soprattutto nel primo atto, appare anche Veronica Cangemi nel ruolo di Costanza, figlia di Griselda e Gualtiero. Spicca tra tutti per sensibilità di interprete e perfezione stilistica Bernarda Fink, che, pur impegnata in un ruolo di contorno, ancora una volta dimostra di essere quanto di meglio si possa attualmente desiderare in questo repertorio.

Stupisce che, nei fatti, questa sia attualmente l’unica opera completa di Alessandro Scarlatti reperibile in in registrazioni "ufficiali". Scarlatti scrisse più di sessanta opere. Jacobs, artefice di questa riscoperta, lancia un esplicito appello agli italiani, invitandoli a recuperare in proprio i loro manoscritti, che celano a volte dei capolavori. Non possiamo che dargli ragione, ma dubitiamo anche che Jacobs si renda del tutto conto dello stato attuale della nostra cultura musicale.

Daniela Goldoni

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