RAMEAU Jean-Philippe
Intégrale des pièces de clavecin
Michel Kiener
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMI 987039.40
2 CD
78'57; 70'48

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"Personaggio schivo e solitario, poco adatto alla vita di corte", così veniva definito Jean-Philippe Rameau dai suoi contemporanei. Stimato come intellettuale, filosofo e teorico musicale dottissimo, rimase però pressoché sconosciuto al pubblico come musicista fino al 1733 quando, all’età di cinquant’anni, cominciò a dedicarsi alle opere teatrali pubblicando Hyppolite et Aricie, la prima delle sue trentatré opere. Nessun’altra personalità musicale dell’epoca può essere legata più di Rameau al pensiero illuminista. Ciò traspare anche nella sua musica, fortemente caratterizzata dalla costante preoccupazione della ricerca armonica e dei suoi principi naturali di base e pertanto accusata di essere troppo innovativa, sperimentale e di difficile comprensione. Questa ricerca è addirittura esaltata nelle composizioni per clavicembalo, sia per le nuove risorse tecnologiche offerte dallo strumento, sia per gli effetti orchestrali e di colore che Rameau riesce a creare nella scrittura musicale, che vanno anche al di là delle possibilità dello strumento. A differenza dei suoi predecessori e dei suoi contemporanei, il clavicembalo fu per Rameau lo strumento della sperimentazione più ampia. Questa incisione dell’Harmonia Mundi raccoglie l’integrale delle sue composizioni per clavicembalo. Si tratta di tre raccolte, la prima, risalente agli anni giovanili intitolata: "Premier livre de pièces pour clavecin", fu composta nel 1706 a 23 anni, le altre due risalgono agli anni della maturità. "Pièces de clavecin" fu composta nel 1724 (ristampata nel 1731) e le "Nouvelles suites de pièces de clavecin" fu composta nel 1728. Da questa data fino alla morte avvenuta nel 1764 Rameau non scrisse più per il clavicembalo, ad eccezione di una trascrizione dei 5 Pièces en concert (1741) e di un brano, piuttosto leggero, intitolato La Dauphine (1747), composto per le nozze del Delfino, inserito anch’esso in questa incisione.

La raccolta del 1706 è una Suite in La maggiore, costituita da 10 brani di danza privi di titolo che risente, molto più delle successive opere, delle influenze del passato e della tradizione della suite francese.

La seconda raccolta comprende due gruppi di composizioni, in Mi maggiore e in Re maggiore, in cui si alternano brani con titoli a danze. In questa raccolta figurano pezzi descrittivi e di carattere come Le Rappel des Oiseaux, dalla leggerezza tipicamente scarlattiana, ed altri quali Niais de Sologne et Doubles, Les Tourbillons, Les Cyclopes, il cui virtuosismo è forse superato solo da J.S.Bach, ma la maggior parte conferma lo stile francese, tra questi il celebre Tambourin.

Anche la terza raccolta è costituita da due gruppi di composizioni, in La maggiore e in Sol maggiore, in cui si alternano brani con titoli a danze. In questo lavoro è maggiormente evidente la ricerca armonica e la sperimentalità del Rameau teorico. Spicca in particolare L’Enharmonique, brano in cui l’autore esplora i meandri dell’acustica musicale, creando una melodia subordinata a passaggi enarmonici e ad ardite modulazioni cromatiche, nonché ad intervalli al limite della dissonanza.

Michel Kiener riproduce con estrema precisione gli effetti enarmonici richiesti da Rameau. La sua lettura di queste pagine, tanto complesse quanto ricercate, è estremamente moderna e comunicativa. Kiener è interprete sempre attento ad esaltare le melodie più raffinate scaturenti dai passaggi armonici più complessi di queste partiture, è il caso della splendida esecuzione della Gavotte avec six Doubles. Il suo tocco è pulito e vigoroso, la sua esecuzione è estremamente dinamica, il suono è deciso, secco e corposo. La sua abilità sta nella capacità di conciliare la componente tecnica di ricerca e di sperimentazione voluta e richiesta da Rameau, con un risultato melodico sempre gradevole e di ottimo gusto, non eccedendo mai in nessuna delle due componenti. Ne scaturisce un’interpretazione di grande equilibrio, ben lontana dalla leziosità propria di letture della tradizione, dall’autocompiacimento esecutivo e dal rischio della meccanicità di una lettura superficiale. L’incisione impeccabile esalta il suono del clavicembalo, una copia moderna di un Nicolas Blanchet (Parigi 1730), dal bellissimo suono, pieno e ricco di armonici, nonché l’abilità ed il tocco estremamente pulito di Kiener. Un’operazione, questa dell’Harmonia Mundi, pienamente riuscita che ci conferma che "una registrazione può essere tanto appassionante quanto un concerto", come recitano le note di presentazione riportate in copertina.

Silvano Santandrea

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