La Bella Noeva
Marco Beasley
Accordone
Guido Morini
ALPHA
508
1 CD
55’10

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L’abbinamento Beasley-Alpha sta diventando un classico della musica che "piace", andando però oltre la categoria di piacevolezza pura e semplice, o fine a se stessa. E’ una piacevolezza arguta, che incuriosisce e fa riflettere. E’ il caso della Bella Noeva, una raccolta eterogenea di brani secenteschi, canzoni popolari e alcune rielaborazioni moderne di temi antichi. L’idea di fondo insegue il concetto di "sprezzatura di canto", così come venne formalizzata da Giulio Caccini (…nella qual maniera di canto ho io usato una certa sprezzatura, che io ho stimato che abbia del nobile, parendomi con essa di essermi appressato quel più alla natural favella…), discendendo a sua volta da Baldassar Castiglione (La gratia è fuggir quanto più si po’ … la affettazione, e per dir forse una nuova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura che nasconda l’arte, e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi). Non è un intento da poco, se si pensa a quanto spesso gli interpreti evidenziano la fatica di riprodurre un testo, o l’incapacità di trasmetterne il significato profondo, o il sussiego di essere riusciti nell’impresa di eseguire tutto alla perfezione.

Marco Beasley, qui accompagnato dall’Accordone diretto da Guido Morini, ci offre un’ampia gamma di sprezzature. E’ seducente in Caccini, cantato e raccontato con voce dolce e suadente. Ma come si fa ad abbandonare un innamorato (E’ il canto del cuore) che canta come Beasley? E' sprezzante nelle tarantelle napoletane, in cui si produce in quegli impercettibili e difficilissimi rubati e scarti ritmici che sono il sale destabilizzante degli ostinati napoletani. E’ sprezzante nella Canzone del Guarracino, nota filastrocca settecentesca che vede chiamati a raccolta tutti i pesci del Mediterraneo, di cui Beasley inventa tutte le voci, nel suo napoletano ovviamente perfetto, dato che, a dispetto del cognome straniero, a Napoli è nato. E’ invece commovente nella Bella Noeva, il brano popolare di anonimo ligure che dà il titolo al disco, nobilitato da un accompagnamento sontuoso da parte dell’Accordone. Il suo Monteverdi suscita invece qualche perplessità. Certo, il madrigale Sì dolce è il tormento è irresistibile, interpretato con tale naturalezza che ognuno può impararlo immediatamente e ricantarselo senza difficoltà. Molto meno convincente è il Laudate Dominum tratto dalla Selva morale e spirituale, introdotto da un riff che ricordiamo di aver già ascoltato nel cd dedicato a Stefano Landi (Homo fugit velut umbra), in cui la ricerca di gradevolezza ci pare un po’ forzata, al punto di apparire riduttiva, spostando il brano dalla sua destinazione sacra e celebrativa ad una dimensione più domestica.

Daniela Goldoni

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