La Venexiana live
Madrigali di Claudio Monteverdi
La Venexiana
GLOSSA
GCD P30912
1 CD
64'20

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Si ch’io vorrei morire; Io mi son giovinetta; Ohimè, dov’è il mio ben; Cruda Amarilli; Sfogava con le stelle; Ohimè il bel viso Ardo e scoprir, ahi lasso; Lamento d’Arianna; Addio Florida bella; Donna nel mio ritorno; Mentr’io mirava fiso; Bel pastor; Gira il nemico insidioso; Lamento della ninfa; T’amo mia vita

Una confezione insolita attende chi compra il nuovo compact disc del complesso La Venexiana, pubblicata di recente dalla Glossa che rende testimonianza di un concerto completamente dedicato a Claudio Monteverdi. Una pergamena che ricopre la custodia riproduce, sbozzate a carborcino, le sagome degli esecutori in versione fronte-retro. Gli otto componenti del gruppo ci guardano sorridenti, scalzi e in abito da sera su una spiaggia al tramonto. Nel retrocopertina guardano invece il mare, dandoci le spalle, senza peraltro mancarci di rispetto, tant’è vero che si presentano indicando per ciascuno il proprio nome. È un’immagine gioiosa, ripresa anche nelle foto contenute nel libretto che raccontano il loro lavoro e le loro pause, trascorse a tavola davanti al vino e al formaggio, in quella che si suppone una bella estate còrsa (il cd è stato registrato a Pigna, in Corsica, nel 2002). Il progetto di questa confezione, tutt’altro che casuale, nasce da un’idea di Claudio Cavina, direttore de La Venexiana, che commenta le immagini con le parole di un breve racconto di Giovannino Guareschi che tratta di musica e follia. La storia narra di un uomo che percepisce suoni provenienti dal suo macinino da caffè e del fatto che chi produce e/o recepisce qualcosa di inconsueto venga considerato pazzo. Il racconto, come la musica, è aperta a molte letture. Partire da un testo non significa precludergli la possibilità di "parlare" a contesti differenti.

Infatti, una delle domande che si può sollevare relativamente all’atteggiamento filologico delle nuove generazioni di interpreti riguarda il modo in cui una prassi esecutiva, che riprende quella dell’epoca, possa rendere più attuale una composizione. Una risposta si può cominciare ad abbozzare con l’ascolto del primo dei madrigali: Sì, ch’io vorrei morire, dal IV libro. La chiarezza della dizione non è compromessa da quella relativa all’intreccio polifonico. Proprio la trasparenza con cui è resa la condotta delle parti pone in risalto non solo le dissonanze ed i madrigalismi funzionali all’espressività della parola, ma anche la struttura formale dei brani. L’esecuzione si concentra così su due punti cardine del pensiero novecentesco: il linguaggio e la logica. La narrazione non è solo un elemento decorativo della confezione, ma acquista pregnanza proprio nel momento in cui mette in relazione la razionalità musicale ed il testo. In questa prospettiva, accanto alla semantica della parola, assume rilevanza la retorica intesa come arte del discorso, in questo caso musicale. La parola diviene importante non solo nel suo significato, ma in quanto parola detta, e in questo senso è assolutamente straordinaria la dizione di tutti i componenti de La Venexiana che non solo rendono intelligibili i testi, ma fanno comprendere ed apprezzare il valore dei singoli vocaboli all’interno del discorso.

Così il madrigale si avvia negli ultimi libri monteverdiani verso la drammaturgia. Ne sono un esempio i madrigali più articolati come Gira il nemico insidioso, dall’VIII libro. Si può percepire come il mancato rispetto delle indicazioni di andamento sia funzionale a rendere il senso complessivo della composizione. Così le tre ripetizione di "Su presto che egli qui", vengono interpretate in maniera ogni volta differente per rendere il cambiamento presente nel testo di Giulio Strozzi. Il madrigale, passata la soglia del 1600, non è più la descrizione di uno stato emotivo, ma diviene il racconto di una storia (torna l’idea di narrazione), cioè un piccolo melodramma, forma che sta nascendo proprio in quegli anni e che, come è noto, trovò uno dei massimi interpreti nello stesso Monteverdi.

Proprio il passaggio tra questi due generi può essere considerato il filo rosso del concerto non solo per quel che riguarda la scelta dei brani, ma anche la stessa interpretazione. La chiarezza del tessuto polifonico rende evidente come fin da Mentr’io mirava fiso del II Libro fosse già presente una distinzione delle voci a cui il compositore affida l’espressione di differenti affetti. In altri casi alcune parti si soffermano su termini con funzione di commento come avviene nella parte iniziale di Ohimè il bel viso dal VI libro. Si giunge infine al madrigale rappresentativo come Bel pastor (VII libro) dove la chiarezza della dizione e la leggerezza del canto rendono in maniera adeguata la giocosità della situazione amorosa e la caratterizzazione dei personaggi. Il filo rosso sembra interrompersi proprio nel Lamento di Arianna, unico frammento che ci è pervenuto de L’Arianna, opera che andò in scena a Mantova nel 1608. La chiarezza della dizione non è affiancata da una sufficiente incisività, così il brano risulta più simile allo stile madrigalistico che a quello del teatro musicale. Monteverdi stesso ne ha realizzato una versione a cinque voci contenuta nel VI libro. Questa affinità tra madrigale e opera seicentesca può essere tuttavia letta come l’intento de La Venexiana di porre in evidenza lo specifico dello stile monteverdiano ed in particolare come il suo melodramma sia profondamente differente da quello del Settecento e dell’Ottocento.

Ogni aspetto del cd (confezione e contenuto) sembra quindi incentrato sul rinnovamento del fare ed ascoltare musica. Traspare una concezione viva, antimuseale, aperta e quindi moderna dell’opera d’arte. Si presti attenzione ad esempio alla giocosità, che non cela superficialità, con cui si chiude Gira il nemico insidioso; si tratta di una "freschezza" che favorisce una fruizione attiva e consente al pubblico di avvicinarsi ad un repertorio poco conosciuto come quello della musica antica.

Stefania Navacchia

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