Le Jardin de Plaisance
Lieder aus französischen Handschriften des späten 15.Jahrhunderts
La Morra
Michal Gondko & Corina Marti
RAUMKLANG
RK 2301
1 CD
58'55

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Una raccolta di opere tratte da manoscritti francesi databili intorno alla fine del Quattrocento costituisce il corpo di questo nuovo compact della Raumklang, affidato al giovane gruppo vocale/strumentale La Morra, proveniente dalla Schola Cantorum Basiliensis. Si tratta di testi appartenenti al filone della chanson, genere profano fiorito alla corte di Borgogna, ma testimoniato in numerosi chansonniers, ovvero canzonieri, attribuibili a varie zone della Francia. I testi prescelti per questa raccolta fanno riferimento all’area compresa da Bourges e Tours, così da venire denominati "Canzonieri della valle della Loira". Gli autori più rappresentativi sono tutti di area fiamminga o franco-fiamminga, come Antoine Busnoys (ca. 1430-1492) e Gilles Binchois (1400-1460), dediti soprattutto al genere della chanson, cui si aggiungono maestri come Guillaume Dufay (ca.1390-1474) e Johannes Ockeghem (1420-1496) che spaziarono e sperimentarono generi e modalità compositive di più ampio respiro, tanto da essere considerati tra i massimi esponenti della polifonia fiamminga. Essi tuttavia non trascurarono questo genere profano, sostanzialmente legato alla vita di corte. Si tratta di brevi componimenti di argomento amoroso, spesso opera di poeti anonimi, così come anonimi sono frequentemente i musicisti rappresentati. I brani strumentali si alternano a quelli cantati, affidati alla voce sola accompagnata quasi sempre da due strumenti. L’intenzione è quella di rendere centrale il ruolo del testo scritto, cui è affidato il tema, imitato e variato ora dai flauti, o dall’arpa, dal liuto o dalla viola.

L’interpretazione non sembra però assecondare gli intenti: le voci di Rosa Dominguez e Raphaël Boulay si esprimono più come strumenti aggiunti che come punti focali della resa del testo. Le parole sono inintelligibili, e appaiono del tutto estranee a qualunque intenzione comunicativa. Si aggiunga a questa una diffusa mancanza di fantasia e di genericità del suono, reso educatamente e con precisione, ma senza alcuna varietà. Ne risulta un lavoro senz’altro interessante dal punto di vista documentale, ma ostico all’ascolto, quasi come un saggio erudito ed esoterico che fatica però ad uscire dall’ambito dell’accademismo.

Daniela Goldoni

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