BACH Johann Sebastian
Messa in si minore BWV 232
Cantus Cölln Konrad Junghänel, dir.
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901813.14
2 CD
1h 40'40''

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Già da qualche anno assistiamo con interesse a interpretazioni bachiane che snelliscono drasticamente gli organici vocali e strumentali. Il Cantus Coelln, con i Mottetti del 1997 e le successive cantate ci ha aperto nuove prospettive trasmettendoci una lettura bachiana basata su leggerezza, agilità e ritmo sostenuto, rinnovando l’immagine statica e monolitica che atteneva alla tradizione, offrendo una lettura "lineare" della scrittura musicale bachiana ed enfatizzando il senso della "parola", che veniva così ad assumere un ruolo centrale. Il quartetto Keller, con una lettura strepitosa dell’Arte della fuga (1998) mostrava spazi aperti nei territori dell’astrazione, della pura speculazione e della atemporalità/modernità dell’opera di Bach. Da ultimo Paul McCreesh, con la sua Passione secondo Matteo ci dava una interpretazione sconvolgente per potenza drammatica, inversamente proporzionale alla magrezza dell’organico impiegato, mettendo in prima piano la forza del testo scritto e il suo legame paritetico con l’infinita capacità di invenzione e comunicazione della musica di Bach.

Dati questi presupposti è con grande curiosità ed interesse che ci siamo avvicinati a questa nuova messa in si minore, che vede le parti del coro affidate ai solisti e un organico strumentale decisamente leggero. L’ascolto ha destato numerose perplessità. L’impressione generale è di un difetto di dinamica, che porta ad un suono appiattito e monotono. I tempi sono agili e gradevoli, appare del resto difficile immaginare lunghe tenute di suono in presenza di un "corpo" così inconsistente. Il disagio maggiore è creato dallo squilibrio tra lo strumentale e le linee del canto nelle parti corali: per quanto il suono dell’orchestra sia tenuto leggero la voce di un solo esecutore non è in grado controbilanciarne il volume, cosa che è sempre possibile per il coro, del resto previsto dalla partitura. E’ chiaro che, partitura alla mano, la struttura puramente musicale della Messa appare in questo modo in tutta la sua chiarezza, come è negli intenti dichiarati da Junghanel in sede di presentazione di questa particolare lettura. Ed è chiaro che, nel percorso interpretativo del Cantus Coelln, che sta affrontando tutti i principali compositori tedeschi che hanno preceduto o sono stati contemporanei di Bach, la Messa in si minore rappresenti un momento di grande importanza. La nostra impressione è però che la lunga consuetudine con la musica del periodo, e con lo stesso Bach, si sia risolta in una lettura un po’ autoreferenziale, più legata al percorso del Cantus ed al suo modo di affrontare certi capolavori, piuttosto che alla volontà di anteporre il senso del testo al proprio lavoro di sperimentazione. Per concludere, ci pare che la "formula Cantus Coelln", così adatta ad evidenziare la centralità della parola nella cantata luterana, cada di fronte a questa che è comunque una messa cattolica, in cui la trasmissione del testo, a tutti noto, è secondaria rispetto all’abito con cui la musica riveste e rinnova una rivelazione di fede indiscussa e acquisita.

Daniela Goldoni

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