NONO Luigi
Composizione per orchestra n. 1
Der rote Mantel

Angelika Luz, Soprano
Jörg Gottschick, baritono
RIAS Kammerchor-
Duetsches Syphonie-Orchester Berlin
Peter Hirsch, direttore
WERGO
WER 66672
1 CD
51'08''

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Analogamente a quanto avviene per le opere minori dei grandi compositori del passato o per autori di fama secondaria, la riproposta di brani meno noti di musicisti contemporanei è di grande interesse. È questo il caso del nuovo cd della Wergo dedicato a due opere giovanili di Luigi Nono: Composizione per orchestra n. 1 del 1952 e Der rote Mantel [Il mantello rosso], scritto nel 1954 e che costituisce l'unico balletto del catalogo noniano. La direzione del RIAS Kammerchor e della Duetsches Syphonie-Orchester Berlin è affiata Peter Hirsch; l’interpretazione vocale al soprano Angelika Luz ed al baritono Jörg Gottschick.

L'ascolto di lavori giovanili pone l’orecchio alla ricerca di quelle caratteristiche stilistiche proprie della produzione matura di un autore. In altri casi si viene catturati da sentieri interrotti, da cammini iniziati e non percorsi, o da origini di strade che hanno condotto il compositore a risultati apparentemente lontani. In questa direzione appare estremamente valido l’approccio di Hirsch che non affronta queste due partiture come opere a se stanti, ma le colloca nell’ambito dell’intero percorso noniano. In particolare in Composizione per orchestra n. 1 si colgono suggestioni berghiane sconosciute a tutta la produzione musicale successiva. Questi richiami allo stile dell’autore austriaco costituiscono per Nono elementi della memoria: tutta la seconda scuola di Vienna è stata per la nuova avanguardia un importante termine di confronto, anche se l’influenza dell’autore del Wozzeck appare secondaria rispetto a quella di Schönberg e di Webern. Crediamo che uno dei meriti di questo cd sia proprio quello di aver posto una domanda relativa al ruolo che Berg ha assunto nel secondo dopo guerra. Gesti musicali che richiamano, ad esempio, l’inizio di Lulu, presenti sia in Composizione per orchestra n. 1 sia in Der rote mantel, sono elaborati da Nono con un uso delle percussione e delle dinamiche tipiche delle sue opere successive. Fin dai primi anni del suo percorso artistico, quindi, il passato per Nono non ritorna mai uguale a se stesso, ma viene trasformato all’interno della soggettività.

Il fattore ritmico a cui si accennava è rilevante soprattutto in Der rote Mantel dove diviene elemento assunto e poi rielaborato dalla tradizione andalusa. Il balletto, infatti, è tratto da Don Perlimplin di Federico Garcia Lorca, che in quegli anni ispirò molte composizioni di Nono. Egli sentiva molteplici motivi di affinità con il poeta spagnolo, a cominciare dalla comune passione civile, da cui derivano in Garcia Lorca l’amore per la libertà, per la propria terra, per il proprio popolo, una fierezza che il compositore veneziano ha cercato di restituire in musica per mezzo di una grande drammaticità, e, come già sottolineato, dell’elemento ritmico. Anche da questo si comprende come l’atteggiamento di Nono, nel raccontare una storia, non possa mai esser definito didascalico, ma sia sempre volto a porre in evidenza la tensione presente nel tessuto narrativo. In questo balletto la musica non accompagna l’azione coreografia, ma è parte stessa del racconto, come si può evincere dal fatto che i due protagonisti, Belisia e Perlimplin, sono impersonati da un soprano ed un baritono a cui sono affidati tre Lieder che entrano a far parte della storia.

L’interpretazione di Hirsch integra quindi vari aspetti della poetica noniana: pone in evidenza il modo in cui l’autore utilizza materiale anche desueto per la sua produzione in una prospettiva "drammaturgica", che gli sarà sempre propria. E usiamo il termine "drammaturgica" non nell’accezione di "teatro musicale", ma nel senso di concepire la composizione come dramma, basata soprattutto sul contrasto e sulla tensione in un’ottica sempre narrativa.

Stefania Navacchia

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