VIVALDI Antonio
Concerti per viola da gamba
Manfredo Kraemer, Pabro Valetti, violini
Bruno Cocset, violoncello
Imke David, viola da gamba
Le Concert de Nations
J. Savall, viola da gamba e direzione
ALIA VOX
AV 9835
1 CD
61'13''

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E' certamente sorprendente trovare la viola da gamba tra gli strumenti protagonisti delle composizioni di Antonio Vivaldi. Infatti, solo in tempi recenti si è scoperto che la "viola all'inglese" e "il violoncello inglese", indicati dal compositore veneziano in alcuni suoi concerti, altro non sono che strumenti della famiglia della viola da gamba, strumento prediletto dagli anglosassoni (nel libretto allegato al cd è presente un articolo, anche in traduzione italiana, del noto studioso vivaldiano Michael Talbot in cui si spiegano i fondamenti di questa teoria).

Altro motivo di stupore è dato dal fatto che i concerti presentati in questa incisione sono tutt'altro che sconosciuti. Troviamo infatti il Concerto funebre RV 579, Il Proteo ossia il mondo al rovescio RV 544 ed il Concerti con molti istromenti RV 555, nei quali l'uso della viola o del violoncello all'inglese viene espressamente indicato nel manoscritto. Altri tre concerti appartengono all'op.3 intitolata L'estro armonico (due dei quali sono inoltre stati trascitti da Johann Sebastian Bach); in questi ultimi la viola da gamba non è tra gli strumenti indicati, ma può sostituire il violoncello obbligato, secondo una prassi settecentesca in uso nell'Europa settentrionale. Il Concerto in la maggiore RV 546 è invece una "riscoperta" recente e proviene da una partitura autografa della Biblioteca Nazionale di Torino.

La possibilità di eseguire composizioni vivaldiane con la viola da gamba è un'opportunità che non è sfuggita a Jordi Savall che, oltre a guidare Le Concert des Nations, si avvale della collaborazione di solisti come i violinisti Manfredo Kraemer e Pablo Valetti e dell'eccellente violoncellista Bruno Cocset.

L'esecuzione non è tuttavia orientata a porre in netto risalto la partecipazione della viola da gamba, bensì l'intento è stato soprattutto quello di sperimentare il diverso "colore" che questo strumento può dare alle composizioni, in modo che il suono risultasse del tutto nuovo ed originale. Particolarmente riuscito in questo senso è il Concerto Funebre RV 579, in cui la viola da gamba si unisce ai suoni cupi e velati dei salmoè e dell'oboe con sordina, strumenti qui utilizzati per rispondere all'esigenza celebrativa di un evento luttuoso.

La lettura complessiva di Savall e del suo ensemble punta su una scansione ritmica molto energica, in linea con la "new wave" degli ensemble specializzati nella musica barocca, quali Musica Antiqua Köln, Il Giardino Armonico, la Freiburger Barockorchester, Concerto Köln, etc. Un esempio su tutti è quello offerto dallo stupefacente Concerto con molti istromenti RV 555, dove l'alternarsi dei solisti è talmente incalzante da ricordare lo "swing" delle big band jazzistiche. Questo approccio così "aggressivo" può destare qualche perplessità, tuttavia può avere un fondamento storico: si tenta in questo modo di ricreare oggi, con altri mezzi, quel gusto tipicamente barocco per la sorpresa che il compositore veneziano raggiungeva utilizzando strumenti "insoliti", effetto che veniva addirittura potenziato dal fatto che le suonatrici della Pietà erano celate al pubblico da una grata.

L'unico rilievo negativo dell'incisione riguarda il Concerto in la maggiore RV 546, dove il violino di Manfredo Kraemer come unico solista possiede un suono eccessivamente secco e tagliente, non perfettamente compatibile con la formazione diretta dal musicista catalano.

Gianfranco Marangoni

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