HÄNDEL Georg Friedrich
Siroe, Re di Persia
Ann Hallenberg
Johanna Stojkovich
Sunhae Im
Gunther Shmid
Sebastian Noack
Timm de Jong
Cappella Coloniensis
Andreas Spering
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901826.27
2 CD
79’08

*

Una nuova incisione di un’opera dimenticata di Georg Friedrich Haendel merita sempre attenzione. E’ il caso del Siroe, opera della produzione matura, composta per il King’s Theatre nel 1728 su libretto di Pietro Metastasio. E’ il primo incontro, mediato dal musicista e librettista di origine italiana Nicola Francesco Haym (1678-1729), tra il compositore tedesco, allora nel pieno della propria carriera di operista e impresario teatrale, e il giovane poeta italiano, che fornirà a Haendel anche i testi per il Poro, Re dell’Indie e l’Ezio. La mediazione era necessaria per adeguare il testo al gusto inglese, ostile all’eccesso di recitativi, e per accontentare il gruppo di divi impegnati in quello che, per i tempi, era certamente un cast stellare: Francesca Cuzzoni, Faustina Bordoni, Francesco Bernardi detto "il Senesino", Giuseppe Maria Boschi. L’opera reggerà per diciotto repliche, in concorrenza con la Beggar’s Opera che riscuoteva allora un successo tale da costringere gli impresari del King’s Theatre a tenere il teatro chiuso nelle sere in cui quest’ultima veniva rappresentata, dopo di che verrà, per così dire, abbandonata. Questa è la prima edizione in studio, che segue una incisione della Newport Classic, risalente ai primi anni novanta.

L’opera è una raccolta dei principali cliché dell’opera italiana del primo settecento, in versione non sempre eccelsa. Tutti i "colpi" della tradizione operistica haendeliana sono rappresentati: arie di tempesta, furia, amore, languore, pastorelle, capricci, eroismi e abnegazione, terreno di scontro per i virtuosismi delle star dell’epoca.

Da un simile base di partenza ci si attenderebbe, o almeno è quanto noi ci attenderemmo dal nostro personale punto di vista, uno sfoggio di fantasia, di leggerezza, di divertimento, anche se l’argomento dell’opera è dei più seri. Senza desiderio di variare, di inventare, di immaginare un’opera come il Siroe diventa un macigno. Numerosi esempi, tra tutti, Christopher Hogwood, Marc Minkowski, René Jacobs, ci hanno mostrato, a volte anche rischiando l’eccentricità, quanti motivi di interesse possono suscitare opere che in sé altro non sono che una lunga teoria di arie, a volte belle, altre meno. Ci saremmo aspettati più vivacità da un direttore non ancora quarantenne come Andreas Spering, il quale ci propone invece una lettura monocorde, opaca, priva di idee. I tempi sono inesorabili, le variazioni nei da capo irrilevanti, la comprensione del testo assente, il gusto incolore, gli accompagnamenti alle arie senza alcun respiro drammatico. Anche il cast vocale non eccelle, con cantanti nella migliore delle ipotesi corretti, ma, soprattutto nei ruoli maschili, in chiara difficoltà. Spesso l’intenzione dell’interprete va contro il senso di quello che sta cantando, si veda ad esempio l’aria di Emira D’ogni amator la fede, di carattere sentimentale, che viene scandita con rigidità declamatoria più ieratica che erotica. L’orchestra non aiuta, mantenendo immutati tempi e dinamiche, salvo nel finale che, forse perché lieto, viene eseguito più velocemente. In conclusione, ci sembra di tornare indietro di trent’anni, cancellando di colpo l’esperienza accumulata negli anni ottanta e novanta, cruciali nella storia dell’interpretazione dell’opera barocca.

Daniela Goldoni

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it