LACHENMANN Helmut
Piano Music
Marino Formenti, pianoforte
COL LEGNO
WWE 20222
1 CD
79,00

*****

Pianista di Merate, il trentanovenne Marino Formenti ha goduto della solita ombra che l’Italia suole riservare ai talenti che hanno la sfortuna di nascervi. Riuscito a guadagnare il giusto ossigeno all’estero, Formenti ha conquistato infine un "nome" nel panorama del pianismo internazionale, con pieno merito e seguendo la via più difficile, ossia affrontando le pagine - anche quelle più ardue - della musica contemporanea.

Ecco allora che dopo le interpretazioni ineguagliabili di Massimiliamo Damerini per alcuni capolavori di Lachenmann quali Ausklang e Allegro sostenuto, ci ritroviamo Formenti pronto ad offrirci un’ammirevole interpretazione delle opere per pianoforte solo del compositore tedesco. La casa discografica "Col legno" aveva già riservato un CD monografico al pianismo lachenmanniano, e sul mercato esistevano anche incisioni dei medesimi brani dove figurava la performance dello stesso compositore (già negli anni Sessanta Lachenmann aveva personalmente tenuto a battesimo le prime delle sue opere per pianoforte). A convincere della ragionevolezza di questo progetto discografico, pur nel mercato di nicchia che esso può andare a impattare, deve esserci stata solo la convinzione o la scommessa sull’eccezionalità dell’esecuzione di Formenti. La scommessa è stata vinta: questo Cd si propone come interpretazione/incisione di riferimento (ottima è infatti anche la registrazione).

Rispetto all’esecuzione di Roland Keller (nella vecchia edizione Col Legno) e a quella dello stesso Lachenmann (reperibile in un Cd della Montaigne), l’interpretazione di Formenti risulta nettamente più capace di liberare quelle tensioni energetiche, quella drammatizzazione del gesto musicale che sono alla base dell’opera del compositore tedesco. L’intelligenza esecutiva di Formenti si esplica nella costante capacità di riflettere sul possibile, di sventagliare soluzioni brillanti lì dove un altro pianista si limita a passare senza danno. Davanti a un paesaggio musicale, Formenti non manca di cogliere la configurazione dell’insieme, ma non rinuncia a focalizzarsi su dettagli, a cambiare punti di vista, a scostare elementi in primo piano che lasciano intravedere, in profondità di campo, altre forme. Una tale propensione esploratrice non può che confarsi al repertorio contemporaneo e offrirci interpretazioni vivide, brillanti, acute.

Sono, del resto, caratteristiche che abbiamo apprezzato già in passato in Formenti: passaggi che potrebbero risultare stantii o eccessivamente cerebrali, vengono portati alle loro estreme conseguenze, quasi ne si spremesse la loro sapidità interna. Formenti ha pensato bene di rendere fatale il suo stare nella prossimità di un’improbabile classe lessicale che racchiude formanti e fomenti: da un lato, giunge persino a rallentare l’agogica per cesellare con precisione i formanti che rischierebbero di essere "bruciati" da escursioni dinamiche e dai bruschi guizzi ritmici (tipici della contemporanea); dall’altro lato vuole portare ogni brano a un punto di incandescenza. Ne sortisce una sorta di incitamento alla forma a dipanarsi e a attivare tutto il suo potenziale, la sua efficacia patemica. Stupisce che il modus interpretandi palesi dentro di sé contemporaneamente una freschezza che sembra provenire dalla frequentazione o dalla consapevolezza della carica eversiva della musica rock o jazz, e un rigore che pare figlio di una matura immunizzazione alla facile eccitazione. Il futuro di Formenti sarà legato a questa consapevolezza di poter ravvivare e dare un contributo originale al repertorio più importante e impervio del secondo Novecento musicale; come dire che il suo talento non sarebbe che sprecato se si dedicasse a minimal music o a neoromanticismi, dove pure le sue qualità gli spianerebbero la strada. Non conosciamo invece interpretazioni di Formenti del repertorio più classico; ha certo le qualità per offrire interpretazioni di gran rilievo, da Bach a Schumann a Debussy.

Se si raffronta l’esecuzione di Serynade (1998-99) con quella offerta da Yukiko Sugawara nel Cd Kairos uscito nel 2001 (H. Lachenmann, Allegro sostenuto – Serynade, Kairos, 12212), emergono non poche differenze nei toni. Lachenmann ha composto Serynade proprio per Yukiko Sugawara; l’esecuzione dal vivo documentata dal Cd Kairos soffre inevitabilmente di un minor nitore del suono e le risonanze talvolta dialogano con i brusii dello sfondo. Al contrario di ciò che accade per la musica di Nono, Lachenmann deve moltissimo ad ascolti cristallini quali quelli offerti dal Cd. Premesso ciò, Sugawara offre di Serynade una esecuzione nervosa, fredda, ancorché tecnicamente pregevolissima e tersa. Conoscendo quest’opera solo attraverso questa prima esecuzione, l’abbiamo ritenuta una delle opere meno riuscite del Lachenmann della maturità, troppo insistita nella ricerca delle risonanze, sintatticamente irrisolta, poeticamente cerebrale, persino fastidiosa nel suo incedere monotono (troppo scoperta è la sintassi soggiacente). Sotto le mani di Formenti Serynade appena un’opera molto meno scontrosa; gli attacchi cominciano a diversificarsi nei toni, facendo acquisire all’opera una molteplicità di sapori e di inclinazioni passionali alquanto variegate. L’uso del pedale, i tagli o prolungamenti delle risonanze non appaiono più come meri interventi per ottenere "effetti di suono", e si inseriscono all’interno di una discorsività musicale che recupera una propria coerenza narrativa.

Formenti è musicista intelligente e non intellettualistico e sa che ciò che va garantita è la fruibilità del testo, non un’assurda filologia tra esecuzione e sua documentazione; l’apprensione estesica delle forme è ciò che va salvaguardato, in sede concertistica così come nell’incisione discografica. Tale premessa è necessaria all’ascolto di Guero; volume e nitore dell’incisione di questo brano sono del tutto improbabili in sede concertistica e non hanno alcuna omogeneità rispetto all’assetto della registrazione degli altri brani. Formenti va ringraziato di questo. Ben cosciente dello statuto allografico della musica, e del ruolo dell’esecuzione come manifestazione sensibile del pensiero musicale che si deve articolare con un percorso fruitivo, il pianista italiano ci dona qui una sorta di magnificazione delle tecniche eterodosse; ne sortisce un corpo a corpo con lo strumento. Le sole unghie dello strumentista sono lasciate scorrere sulla tastiera, e le mani talvolta "attentano" al corpo-strumento: non è che il massimo esempio della musica concreta strumentale di Lachenmann. Questa non si è mai ricondotta all’ordine della mera provocazione concettuale: è sempre stata invece scandaglio di una tradizione musicale ormai lacerata e di possibilità d’ascolto dell’evento sonoro come dramma della sua insorgenza. Il rumore viene irreggimentato entro una sintassi figurativa precisissima e i fili sottili di un disegno, come quelli malcerti che si possono leggere sulla superficie incidentata dei "sacchi" di Burri, piano a piano vengono a galla.

È sufficiente il pieno riscatto estetico di questi due brani per consigliare vivamente l’acquisto di questo Cd. Ad impreziosire l’edizione che sventaglia ottanta minuti di dense invenzioni musicali, vi sono i più tradizionali e suasivi Wiegenmusik (1963) e Echo andante (1961-62): il primo, soprattutto, è un brano splendido, che dimostra tutte le qualità di "compositore sopraffino" di Lachenmann, prima che abbracciasse materie eteroclite, testure, macchie e filamenti. Formenti rallenta moltissimo le scansioni della durata (l’esecuzione di Lachenmann di Wiegenmusik è di 3:43, quella di Formenti raggiunge i 6:05), ma non manca di restituire i bruschi scatti ritmici; l’intenzione soggiacente a questa estensione dei tempi è poi strettamente connessa con la valorizzazione delle risonanze.

In testa al Cd troviamo il brano più disimpegnato e giocoso del compositore tedesco, ossia Ein Kinderspiel (1980): ciò non significa affatto che sia quello che fa meno meditare, e anzi può risultare persino il più ingombrante e sorprendente. Di fatto, ci troviamo di fronte a una sorta di grado zero della musica, a un primordiale esordio del gioco occidentale con il suono; questo carattere atavico è reso da Formenti con colate gelide di suono dove i reperti di musiche fiabesche sono ridotte a forme incise nel ghiaccio.

Pierluigi Basso Fossali

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