MACHAUT Guillaume de
Motets
The Hilliard Ensemble
ECM New Series
1823
1 CD
63,36

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L’Hilliard Ensemble, gruppo ormai specializzato in esoterismi musicali, affronta in questo nuovo CD della tedesca ECM, la gran parte dei mottetti scritti da Guillaume de Machaut (1302-1377). Machaut, poeta e musicista francese del XIV secolo, maestro della polifonia medioevale e figura tipica di intellettuale dell’epoca ci ha lasciato in tutto ventitré mottetti, parte in francese e parte in latino. Di questi, l’Hilliard Ensemble ha scelto di interpretarne diciassette, sulla base del loro gusto personale. Il mottetto in Machaut affronta argomenti di genere sia sacro che profano, in una forma quasi sempre tripartita tra il triplum, titolare della maggior parte del testo scritto, il motetum ed il tenor. Quest’ultimo in genere intona solo poche parole, e a volte una sola, per tutta la durata del brano. A volte triplum e motetum utilizzano il francese, ed il tenor il latino.

L’ascolto di questa ora di musica pone diversi interrogativi, e può suscitare altrettanti atteggiamenti. Il primo approccio può stupire per la ricchezza di colori espressa dalla freschezza dell’invenzione polifonica ai suoi esordi. Si vorrebbe fissare ogni brano nella sua unicità, coglierne il senso profondo, vederlo come esito perfetto della sintesi e della brevità. E forse questo può essere l’approccio a nostro parere più stimolante all’ascolto. Al contrario l'ascolto in successione di tutti i mottetti può indurre assuefazione, far cadere in qualche modo l’attenzione e trasformare la musica di Machau in qualcosa di molto simile ad una ambient music, un tappeto sonoro tanto elegante quanto insignificante. Crediamo che ciò dipenda dall’interpretazione dell’Hilliard, e da una certa qualità del suono ECM che tende a omologare tutto. L’Hilliard legge questi testi in modo astratto, come se si trattasse di brani senza storia e senza cuore, trasformandoli in una gelida, pur se perfetta, esercitazione vocale.

Il testo letterario è di difficile comprensione, e con ragione, perché, come si è detto, triplum e motetum cantano versi differenti. In questo l’Hilliard opera un lavoro di grande virtuosismo perché, testo alla mano, è possibile distinguere con chiarezza i diversi flussi di parole. Quello che non emerge è invece il senso ultimo di ogni testo, che può parlare indifferentemente d’amore, di guerra, o di morale senza che gli interpreti provino a variare il loro atteggiamento emotivo, e di conseguenza comunicare a noi i differenti "affetti". Si coglie invece con chiarezza il riflesso sulla tessitura musicale delle due lingue impiegate: mentre il francese si estrinseca in frasi meno ritmate e in qualche modo sospese, il latino esprime un ritmo molto più deciso e serrato, con melismi e cromatismi ben delineati.

La registrazione risale al 2001, è come sempre perfetta e senza colori, così come l’elegante ma incongrua copertina in bianco e nero, in perfetto ECM style, che questa volta avremmo voluto graffiata da almeno un piccolo accenno di colore, in omaggio alla passione che ne aveva la cultura medioevale.

Daniela Goldoni

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