LANDI Stefano
La morte d’Orfeo
Tragicomedia Pastorale
Elwes, Koslowski, Cordier, Chance, Van der Kamp
Ensembles Tragicomedia & Currende
ACCENT
ACC 30046
2 CD
118,38

**½

Segnaliamo una ristampa Accent (due CD al prezzo di uno) di una incisione datata 1987 dell’opera di Stefano Landi "La morte di Orfeo". Negli ultimi tempi sembra aumentare l’interesse che il mercato discografico cosiddetto "di nicchia" dedica alla scuola romana del primo Seicento. In questo senso ci appare opportuna la ristampa di un lavoro che ha giocato un ruolo molto importante nella nascita dell’opera barocca, per mano di quello Stefano Landi che porterà a compimento la creazione di un nuovo stile melodrammatico portando innovazioni significative allo stile fiorentino, allora imperante. Landi introdusse cori e scene d’insieme, nonché l’apoteosi finale che senz’altro compiaceva il senso estetico sfrenato della aristocrazia romana del tempo, di cui il compositore fu caposaldo al servizio della famiglia Borghese.

L’opera, in cinque atti, narra quel che accade ad Orfeo dopo la morte. Nel libretto appaiono quasi tutti gli dei dell’Olimpo, pastori e satiri, Bacco arrabbiato perché Orfeo non l’invita al suo banchetto, aurette e menadi. Si ascolta con piacere ed interesse, soprattutto nelle parti corali. Il finale primo è scintillante, come anche diverse scene a due, tre e quattro. Le arie sono gradevoli, tra tutte quella di Caronte nel quinto atto Bevi, bevi sicura l’onda, divertente e trascinante.

L’interpretazione da parte degli ensembles Tragicomedia e Currende, sotto la guida di Stephen Stubbs, risente un po’ degli anni. Se da una parte sono ottimi i cori e gli accompagnamenti strumentali a recitativi e arie, dall’altra il lavoro dei cantanti sulla lingua è pressoché assente. La pronuncia italiana è inaccettabile, meno evidente nei cori, tremendamente scoperta nel caso dei solisti. Le parti orchestrali appaiono talvolta lente nei tempi e pesanti nel suono, soprattutto dei fiati. D’altra parte gli interpreti di riferimento negli ultimi dieci anni ci hanno abituato ad un approccio molto più brillante e leggero delle sezioni strumentali.

Le note di copertina sono alquanto basic, con qualche dozzina di parole inventate per il libretto attribuito ad Alessandro Mattei , che viene fornito senza alcuna traduzione.

Nonostante queste riserve ci sembra che questo compact meriti comunque attenzione, per il valore intrinseco dell’opera di Landi e perché ci permette di indagare ulteriormente il lavoro di questo compositore, sempre meritevole di attenzione.

Daniela Goldoni

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