Tomàs Luis de Victoria
Et Jesum
Carlos Mena, controtenore
Juan Carlos Rivera, liuto e vihuela
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMG 507042
1 CD
65'

*****

Et Jesum, un titolo impegnativo per un CD che, a nostro parere, può costituire un punto di riferimento nell’interpretazione.

Carlos Mena, controtenore di notevole sensibilità, si cimenta insieme al liutista Juan Carlos Rivera in una operazione che sulla carta appare fallimentare: ridurre la polifonia di Tomàs Luis de Victoria (1548-1611) ad un’unica linea di canto, con un delicato contrappunto di liuto o vihuela. Certo, i due interpreti si basano su trascrizioni coeve o di poco posteriori all’autore, raccolte di brani di grande diffusione trascritti per strumento solo in modo da poter essere eseguite anche in piccoli contesti: qualcosa di non molto diverso dalle trascrizioni per canto e piano che permisero la diffusione del melodramma ottocentesco nei salotti. Ma immaginare la musica di Victoria, il fasto della sua perfetta scrittura polifonica smagrita fino a ridursi ad un’unica voce accompagnata dal delicato suono di un liuto non è facile. D’altro canto siamo anche convinti che le grandi opere dell’ingegno compositivo siano tali proprio perché mai univoche, ma sempre aperte a innumerevoli letture e interpretazioni.

In questo caso Carlos Mena sceglie una dozzina di mottetti e tre parti tratte dalla Missa O magnum Misteruim (Sanctus, Benedictus e Agnus Dei). Da parte sua Juan Carlos Rivera si produce in alcune trascrizioni per liuto o vihuela tratte dalle messe Gaudeamus e Quam pulchri sunt.

L’ascolto di questo lavoro, che, dati i presupposti, potrebbe apparire marginale e eccessivamente ricercato, si rivela invece coinvolgente, commovente, capace di suscitare una continua ammirazione. La musica di Victoria, anche nelle sue espressioni più spettacolari e pubbliche, conserva sempre un profondo spirito religioso, quasi che le glorie terrene di questo grande maestro della polifonia rinascimentale non fossero mai giunte ad intaccare la sua fede profonda e sincera. La lettura che ne danno Mena e Rivera, così scarna ed essenziale, mette in luce il misticismo che permea queste opere, il volto visionario di un cattolicesimo capace di esprimere contemporaneamente Santa Teresa d’Avila e la Santa Inquisizione.

Dal punto di vista musicale ci si trova di fronte a "un’altra cosa", profondamente diversa da quella che è la nostra idea di Victoria: cambia la destinazione, cambia la fruizione, cambia il suono. In questo contesto solo apparentemente ristretto si stagliano le parole, assieme alla purezza delle linee melodiche. Carlos Mena canta con distacco, ma non senza partecipazione. Presta la sua voce e la sua tecnica eccezionale a questa musica "reinventata" tanto che questo compact costituisce da solo un trattato di tecnica controtenorile: le note sono tenute con forza e smorzate con leggerezza, il legato è straordinario, il timbro è sempre perfetto, oltre che dolcissimo e ricco di fascino, la pronuncia è esemplare. La sua è un’interpretazione piena di rispetto, asciutta e composta, capace di mettere in luce i risvolti più intimi di questi testi brevi di immenso spessore. Juan Carlos Rivera opta per la leggerezza del suono, che mai prevarica il primato del canto. I rari interventi al cornetto di Francisco Rubio Gallego sono assieme struggenti ed elettrizzanti.

Questo compact si inserisce in quella linea di riscoperta interpretativa della musica religiosa spagnola del Rinascimento che negli ultimi anni sta suscitando un interesse sempre maggiore. Tra tutti forse è il più sperimentale, ma non per questo meno accattivante.

Daniela Goldoni

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