Venezia Stravagantissima
Capriccio Stravagante Renaissance Orchestra
Skip Sempé
ALPHA
049
1 CD
53’35

****

Come tutti gli altri cd della casa discografica francese alpha, anche questo è da leggere e da guardare, oltre che da ascoltare. E’ da leggere la lunga intervista a Skip Sempé, a capo della Capriccio Stravagante Renaissance Orchestra, che, oltre a descriverci il suo modo di intendere l’interpretazione, ci racconta una storia molto suggestiva, quella del giovane suonatore di viola inglese che giunge a Venezia da Londra con una partitura di Anthony Holborne (1540-1602), e chiede che sia suonata "alla maniera di Venezia". E’ una storia che ci parla di quella che doveva essere la città alla fine del ‘500 e del suo ruolo di protagonista della musica, dell’arte e del potere che esercitava ancora nel Mediterraneo. Un riflesso di quest’ultimo emerge proprio dalla cover veneziana del brano di Holborne: un brano intimo e dolente si trasforma in un "dramma" pubblico, arrogante e assertivo nel suono, reso doppio e destabilizzante dal sottofondo sgangherato dell’organo di legno e del regale che crea un tappeto "sporco" e spaventoso, buio e misterioso come gli innumerevoli recessi di questa città infinita. Lo si ascolta, si pensa a Venezia e la si immagina come vorremmo che fosse da "esterni", da "altri", da "foresti", se non addirittura da "nemici": un luogo stravagante, ovvero eccentrico, fuori dal mondo solido della terraferma. Impressione accentuata dall’immagine in copertina, un particolare di un telero di Carpaccio, in cui i colori vivaci di gondolieri e nobili si stagliano sul nero di una laguna torbida e densa, una strada anomala permessa solo a quelle figure sospese, a quei gondolieri in precario equilibrio e ai loro superbi passeggeri. Colori brillanti su fondo nero, in analogia al suono sfavillante degli ottoni, tanto avulso dalla poetica di Holborne quanto funzionale al gusto musicale veneziano dell’epoca. Questo brano, che apre e chiude il CD, è di tutti il più stimolante, sorprendente e anche illuminante, e vale da solo l’acquisto. Il resto, a confronto, è poca cosa. Una raccolta gradevole di danze, di compositori non tutti di primo piano, a parte naturalmente Orazio Vecchi (1550-1605), Giuseppe Guami (1542-1611) e Giovanni Gabrieli (1554-1612), che qui compare con una canzon II.

Skip Sempé, direttore e clavicembalista, dimostra una forte personalità d’interprete, privilegiando la ricerca di un impatto sonoro che tenda a ricreare una "idea" di rinascimento musicale, prendendo anche dei rischi, e rifiutando di inchinarsi alla mera lettura, ancorché "critica", del testo scritto. Il risultato è di grande vivacità ed energia, grazie anche all’altissima qualità dei musicisti che compongono il suo ensemble.

Daniela Goldoni

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it