All'improvviso. Ciaccone, Bergamasche, & un po’ di Follie
L’Arpeggiata
Christina Pluhar
ALPHA
512
1 CD
52'09

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Con questo nuovo lavoro Christina Pluhar a capo dell’ Arpeggiata dà un nuovo contributo alla collana Les chants de la terre della casa discografica francese alpha. Finora questa bravissima strumentista ed il suo formidabile ensemble ci avevano fornito due cd elettrizzanti, dedicati a Giovanni Girolamo Kapsberger e a Stefano Landi, due compositori attivi a Roma tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600. Sono stati due cd rivelazione non solo di un repertorio poco frequentato, ma anche di un modo spregiudicato, brillante, divertente, intelligente, irriverente di affrontare questi autori, scoperti e consegnati a noi con una comunicativa così forte ed una immediatezza così fresca da farci ricordare i capisaldi della grande musica rock, quando uscivano caldi e croccanti dalle sale di incisione. Il rif di Kapsberger, quel giro di chitarra irresistibile, ci è rimasto impresso con forza, e le canzoni di Landi continuiamo ad ascoltarle con grande piacere. La cosa bella di questi due CD consisteva, secondo noi, nell’unione tra il rigore dei musicisti di stampo e formazione classica e l’atteggiamento mentale libero e creativo dei grandi maestri del rock. Questo album secondo noi fa un passo indietro, pur chiamando a collaborare un bravissimo clarinettista jazz come Gianluigi Trovesi nel ruolo di improvvisatore sul basso ostinato.

Questi intrecci musicali non sono certo una novità, i Nice del giovane Keith Emerson ebbero l’idea di eseguire brani di musica classica con strumenti e improvvisazioni tipiche del rock. I Deep Purple composero ed eseguirono un Concerto for group and orchestra con la Royal Philharmonic Orchestra, di recente emulati dagli Skorpions che hanno inciso coi Berliner Philharmoniker, ancora sotto l’egida abbadiana. Brian Eno smembrò letteralmente il canone di Pachelbel al punto da renderlo irriconoscibile nella sua Discreet Music. Manfred Heicher mescolò la polifonia rinascimentale dell’ Hilliard Ensemble alle improvvisazioni jazzistiche del sax soprano di Jan Garbarek. Più recentemente Luciano Pavarotti e i suoi tre confratelli tenorili si sono avventurati nei territori del rock, preceduti dalla señora Montserrat Caballé che duettò con Freddy Mercury. Da ultima Anne Sophie von Otter ha inciso un CD di canzoni che spaziano dai Beatles a Tom Waits, arrangiate da Elvis Costello. I risultati di questi esperimenti non sempre sono stati esaltanti. Ma mentre in questi casi si poteva parlare di matrimoni più o meno riusciti tra artisti e generi musicali diversi, in questo esperimento dell ’Arpeggiata c’è una contaminazione di nuovo tipo. Non sono i "rockettari" che si cimentano con la musica classica, né sono i musicisti classici che si cimentano col rock, ma è la musica classica-antica che viene eseguita come fosse rock-jazz da musicisti di formazione classica, che improvvisano sui bassi ostinati di brani musicali del seicento, con gli stilemi e gli strumenti dell’epoca. Il risultato è un patchwork che potremmo definire jazz/rinascimental/barocco, con digressioni un po’ kletzmer e un po’ da balera padana soprattutto nelle atmosfere evocate dalle improvvisazioni al clarinetto di Gianluigi Trovesi, che oltre a Marco Beasley e Lucilla Galeazzi, da tempo ormai a fianco di Christina Pluhar, si associa all’organico de l’Arpeggiata. Trovesi in particolare appare piuttosto a disagio, quasi legato e costretto ad improvvisazioni troppo scontate e prevedibili rispetto a quelle che normalmente è in grado di esprimere quando si cimenta nei suoi territori musicali. Nel complesso comunque tutti gli strumentisti eseguono variazioni e improvvisazioni che risultano essere poco interessanti, meno libere e fantasiose di quelle che i musicisti del seicento erano in grado di esprimere e di cui abbiamo testimonianza, e che risultano anche poco stimolanti e prive di quella naturalezza e spontaneità cui i precedenti lavori de L’Arpeggiata ci avevano abituati.

Restiamo convinti che la contaminazione tra generi rimanga qualcosa di non finito, che scontenti entrambe le parti, che tolga anziché aggiungere, limitata come tutte le mediazioni.

Silvano Santandrea

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