MONTEVERDI Claudio
The sacred music vol. 2
The King's Consort
Robert King
HYPERION
CDA 67438
1 CD
67’24

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Questo secondo CD dell’integrale della musica sacra di Claudio Monteverdi raccoglie alcuni mottetti, la Messa a 4 voci da Capella, seguita da alcuni salmi e le Letanie della Beata Vergine. Il filo conduttore di questa raccolta è costituito dal comune editore veneziano, Alessandro Vincenti, e la non appartenenza alla Selva Morale e Spirituale, edita da Bartolomeo Magni nel 1640. Di queste composizioni la Messa a 4 voci da cappella è una delle più conosciute di Monteverdi, come testimoniano le numerosi edizioni discografiche. Non altrettanto si può dire degli atri brani contenuti nel CD, di più raro ascolto.

Il progetto di Robert King è sicuramente ambizioso e storicamente necessario in quanto non esiste un’incisione integrale di tutta la musica sacra di Monteverdi. King del resto ha dimostrato di avere la tenuta necessaria per portare a termine lavori di queste proporzioni, come dimostra l’altissima qualità raggiunta con l’integrale della musica sacra di Henry Purcell, pubblicata sempre da Hyperion. Ma se King, per quanto riguarda Purcell, può essere considerato un interprete di riferimento, non altrettanto si può dire del suo Monteverdi, in cui dimostra di non riuscire a superare alcuni ostacoli interpretativi che ridimensionano molto l’importanza di questa integrale. King affronta la musica di Monteverdi come se fosse stata scritta ad uso delle funzioni della corte inglese. Ci si aspetta sempre che da un momento all’altro parta lo Spem in alium a 16 voci di Thomas Tallis. Non riesce, nei fatti, a superare quel suono sontuoso e scintillante così profondamente legato ai grandi autori inglesi del rinascimento e del barocco, che troviamo trasferito senza alcun mutamento in Monteverdi.

La lettura di King è sicuramente curata nell’aspetto esteriore e nella tecnica musicale, l’intonazione è impeccabile, l’impasto vocale è caldo, la spazialità del coro ben risolta, ma praticamente nessuna attenzione è dedicata al testo. Alla luce delle ultime, grandi interpretazioni monteverdiane, citiamo tra tutte l’insuperabile lettura che Philippe Herrewege ha dato proprio della Messa a 4 voci da cappella, riteniamo che non si possa affrontare Monteverdi senza curare nei minimi particolari la stretta connessione che c’è tra musica e testo, sempre imprescindibili l’una dall’altro, ma a maggior ragione in un autore che aveva fatto della parola il centro del proprio lavoro compositivo. L’impressione che si ricava all’ascolto è che nessuno degli esecutori abbia la più pallida idea di ciò che sta cantando, e di conseguenza il fraseggio e l’accento risultano totalmente distorti ed inadeguati al testo scritto. Ciò che esegue King è semplicemente una partitura musicale. La differenza che passa tra la sua interpretazione e la scrittura monteverdiana è la stessa che c’è tra un bell’affresco e la Cappella Sistina. Non vogliamo con questo asserire che King sia estraneo a questo mondo in quanto inglese: è stato proprio un altro inglese, John Eliot Gardiner, a svelarci per primo la meraviglia di Monteverdi, con grande rispetto per il contesto storico in cui il compositore operava. E’ forse che per Monteverdi ormai la scrupolosa attenzione alla scrittura non basta più, ci vuole il valore aggiunto dell’intima comprensione della parola, e il desiderio di trasmettere il suo incommensurabile valore di genio attraverso qualcosa che potremmo definire, forse, passione.

Silvano Santandrea

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