MOZART
Le Nozze di Figaro
S. Keenlyside, V. Gens, P. Ciofi, L. Regazzo, A. Kirchschlager, M. McLaughlin, K. van Rensburg, A. Abete, N. Rial, E. Rapp, Y. Suh
Concerto Köln
René Jacobs, direttore
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901818.20
3 CD
46'16

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È noto come la prassi esecutiva con strumenti originali sia ormai divenuta un modello di approccio attraverso cui accostarsi e rileggere gran parte del repertorio. In alcuni casi, poi, questo tipo di esecuzione ha il merito non di risolvere problemi o fornire risposte, ma di porre quesiti, di aprire nuove possibile strade per comprendere un’opera musicale. L’edizione de Le nozze di Figaro di Mozart dirette da René Jacobs recentemente pubblicata da Harmonia Mundi France può essere inserita in questa prospettiva. La rilevanza di una interpretazione va ben oltre il suo accadere spazio-temporale: essa non solo deve interagire con le ricerche estetiche e storico-musicali, ma possiede un intrinseco valore conoscitivo. In questa prospettiva una simile registrazione deve godere della stessa considerazione di un saggio sulla drammaturgia di Mozart.

La domanda che nasce dall’ascolto di questi tre cd riguarda infatti la collocazione del teatro mozartiano all’interno della storia dell’opera in musica. Jacobs afferma nelle note di copertina che la sua lettura non è barocca ma neo-classica. Questa affermazione viene confermata dalla grande omogeneità tra voci e tessuto orchestrale, primo dato che emerge all’ascolto. La leggerezza del canto si colloca in opposizione al divismo che caratterizzava il teatro musicale tra Sei e Settecento, periodo in cui, com’è noto, le opere venivano composte per far emergere il virtuosismo di questo o quel cantante. Al contrario questa edizione cerca di evidenziare come Le nozze di Figaro sfuggano a questo cliché: ogni elemento è funzionale al dramma e pertanto Jacobs privilegia tutti gli aspetti che favoriscono la fluidità dell’azione. Una delle preoccupazioni principali del direttore sembra essere la comprensibilità delle trama e degli stati d’animo dei personaggi.

Questa interpretazione, infatti, è particolarmente attenta a restituire la drammatugia che caratterizza la collaborazione tra Mozart e Da Ponte. Raramente si è avvertito un simile lavoro sui recitativi. Non è un caso che Jacobs ricordi che il termine "recitativo" abbia la stessa radice etimologia del vocabolo italiano "recitare". Questa comprensibilità della parola e il suo valore espressivo sono funzionali per porre in evidenza come Le nozze di Figaro siano un’opera di passaggio tra l’età barocca e quella classica. La recitazione sembra essere un fattore fondamentale di questa produzione: le risate, i leggeri sospiri sembrano riempire il libretto con quei rumori che accompagnano i nostri atteggiamenti nella vita quotidiana, e contribuiscono a fare della naturalezza un elemento che attribuisce unità all’azione.

La funzione narrativa è affidata anche all’orchestra: il suono asciutto ed energico del Concerto Köln non contrasta con la visione neo-classica di Jacobs, anzi riesce ad utilizzare la chiarezza del fraseggio e della condotta delle voci ed i repentini contrasti dinamici come elementi che rientrano nel progetto complessivo del direttore. La trasparenza orchestrale non deve però indurre a pensare ad una lettura solo analitica: il senso di continuità della vicenda è fortissimo, e non viene interrotto neppure dalle grandi arie. Musica e libretto formano un sodalizio inscindibile e perfettamente funzionante. Così gli attacchi tipicamente settecenteschi mirano a sottolineare lo stato d’animo dei personaggi (si ascolti come esempio Esci ormai garzon malnato). Inoltre l’orchestra da una parte anticipa il climax delle varie scene, dall’altro, soprattutto con i legni evidenzia i passaggi contrappuntistici che permettono di ottenere un effetto comico: ne sono esempio i duetti iniziali del primo atto e Se vuol ballare, in cui l’orchestra anticipa le minacce di Figaro.

L’ironia e la critica sociale sono altre cifre caratteristiche di questa esecuzione: Jacobs sembra privilegiare il disincanto che corre lungo tutto il testo di Beaumarchais, ancora prima di arrivare all’opera di Mozart e Da Ponte. Il direttore interpreta la comicità de Le nozze di Figaro anche in questa direzione. Se si ascolta, ad esempio, il finale del terzo atto, si percepisce chiaramente la vuota magniloquenza in cui viveva la nobiltà di Luigi XVI. In questo senso esiste una continuità tra Il Così fan tutte che Jacobs incise nel 1999 e questa registrazione. Se nel primo caso la disillusione riguardava più i rapporti individuali, ne Le nozze di Figaro l’attenzione sembra spostarsi sulla società: le vicende dei personaggi vengono collocate all’interno della complessità dell’opera e l'interpretazione dei singoli cantanti nasce dall’interazione con il direttore.

L’atteggiamento disincantato cui si accennava è presente soprattutto nel personaggio di Figaro interpretato da Lorenzo Regazzo. Grazie alla sua dizione è riuscito meglio degli altri ad assecondare il progetto di Jacobs di prestare molta attenzione alla recitazione creando un personaggio umanissimo, ingenuo e sicuro di sé al tempo stesso. Il carattere del protagonista è definito già dal primo atto, ma questo discorso vale anche per i personaggi e per le relazioni che si instaurano tra essi. È il caso, ad esempio, di Barbarina, che, anche se non compare nel primo atto, viene già presentata dai racconti del Conte e di Cherubino. Susanna si stacca dalla maschera della giovane sposa che, così come voleva il teatro settecentesco sia lirico sia di prosa, sa usare le sue "astuzie femminili". Patrizia Ciofi le conferisce nuovo spessore e una intelligenza che le permettono di avere il controllo della situazione. La voce di Simon Keenlyside appare in questa edizione più profonda e scura rispetto al passato: il suo Conte rivela tutta la nobiltà del personaggio. Il timbro appare molto simile a quello di Regazzo a dimostrazione del fatto che, come nel Don Giovanni, il rapporto tra le figure baritonali propone ancora una volta il tema dello sdoppiamento tra servo e padrone. Véronique Gens, nei panni della Contessa, sembra aver perso la sicurezza e la brillantezza della sua voce. L’eleganza del suo fraseggio le consente comunque di assecondare il progetto interpretativo del direttore. Angelika Kirchschlager riesce a rendere la freschezza e lo spirito ingenuo e curioso con cui Cherubino si affaccia alla vita. Voi che sapete esemplifica la concezione di Jacobs secondo cui gli abbellimenti non sono mai fini a se stessi, ma sempre funzionali all’espressione. Riteniamo che questo sia il motivo per cui le fioriture non sono collocate solo nelle cadenze, ma in tutto il corso delle arie o dei concertati. Esse non interrompono il discorso musicale; anzi, proprio perché sono eseguite con naturalezza, gli forniscono continuità. Eccellente anche il resto del cast, in particolare Antonio Abete che, nei panni di Bartolo, esegue un’efficacissima aria della Vendetta. Unica nota negativa appare il Basilio di Kobie van Rensburg in cui l'eccessiva componente caricaturale contrasta con la scorrevolezza e con la comicità "sottile" che Jacobs ha voluto imprimere alla sua visione dell'opera.

In definitiva si tratta di una edizione de Le Nozze di Figaro che consigliamo di ascoltare senza interruzione perché in questo modo si coglie l'unitarietà, frutto di un lavoro di cesello grazie al quale ogni particolare instaura una relazione dialettica con il tutto. Ne risulta un flusso di musica continuo e sempre perfettamente equilibrato. Se si ascolta anche il Così fan tutte, è possibile rintracciare una continuità nel modo in cui Jacobs concepisce il teatro mozartiano. Ora aspettiamo Don Giovanni.

Stefania Navacchia

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