FASH Johann Friedrich
Ouvertures in G minor, D minor and G major
Il Fondamento
Paul Dombrecht
FUGA LIBERA
FUG 502
1 CD
71'06"

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Continua l’interesse delle piccole etichette discografiche per gli autori minori del sei/settecento. È il caso anche di quest’ultima uscita della recentissima casa belga Fuga Libera, dedicata alle Ouvertures per orchestra di Johann Friederich Fash (1688-1758), eseguite dall’ ensemble Il Fondamento diretto da Paul Dombrecht.

Fash fu contemporaneo di Bach e Händel, di soli tre anni più giovane di loro e di loro quasi conterraneo, essendo nato nei pressi di Weimar, a poca distanza da Eisenach e da Halle, città natali dei due dominatori del panorama musicale dell’epoca. La sua formazione e la sua carriera di musicista, si svolsero sempre in Germania e in paesi di influenza tedesca, come la Boemia. Dal 1722 al 1758, anno della sua morte, ricoprì l’incarico di Hofkappelmeister alla corte luterana di Zerbst, nei pressi di Lipsia, trasformando la modesta Concert Stube in una delle migliori cappelle musicali di Prussia. Dopo la sua morte fu completamente dimenticato, destino comune a quasi tutti i compositori suoi contemporanei, e la maggior parte della sua vasta produzione musicale, circa un migliaio di numeri d’opera, andò perduta.

Fash compose novantasei ouvertures, opere che Johann Sebastian Bach apprezzò moltissimo, al punto da trascriverne cinque per orchestra, eseguite al Collegium Musicum di Lipsia, una delle prime società ad organizzare concerti pubblici, fondata dallo stesso Fash. Il gradimento di queste opere è testimoniato dalla diffusione che le partiture ebbero all’epoca in Germania.

Questo CD ci propone tre ouvertures, le due in Sol minore e in Sol maggiore per tre oboi, fagotto, archi e continuo, che furono probabilmente composte attorno al 1740, mentre quella in Re minore per due oboi, fagotto, archi e continuo è di datazione anteriore.

Queste tre opere evidenziano un’indubbia capacità di Fash di assimilare e rielaborare i gusti della musica italiana e di quella francese, nonché di una sua attitudine a seguire il passo delle mode e dei maggiori musicisti suoi contemporanei. Fash aveva avuto sicuramente occasione di ascoltare nella vicina Dresda, autentico fulcro musicale dell’epoca, le opere eseguite dai grandi maestri italiani, Vivaldi, Albinoni, Hasse, Veracini. I riferimenti alla musica italiana sono chiarissimi nell’Aria largo dell’Ouverture in Re minore (traccia 11) tipicamente di scuola veneziana e vicinissima ai largo-adagio dei concerti per oboe di Vivaldi e Albinoni.

L’influenza francese è invece molto presente nella serie di danze in cui si articolano le ouvertures nelle quali non si stentano a cogliere le similitudini con le opere di Lully, Couperin, Rameau. Ma non bisogna sminuire Fash al ruolo di abile rimodellatore di schemi altrui, o di rappresentante di un barocco tardivo, perché in questi lavori si colgono già i primi segnali innovativi di una mutazione nell’orchestrazione che porterà poi alla sinfonia.

Queste peculiarità emergono chiaramente nell’interpretazione di Paul Dombrecht, molto attento agli equilibri sonori dell’orchestra, a dosare sapientemente i volumi dei blocchi strumentali, a far emergere nei ruoli primari gli oboi e il fagotto seguendo lo spirito delle partiture e non la sua personale predilezione, da oboista, per questi strumenti, e ai ritmi di danza delle suite, accentuando molto non solo le influenze italiane e quelle francesi ma anche quei momenti di stampo tipicamente händeliano qua e là disseminati nelle partiture. E’ il caso ad esempio del primo movimento dell’Ouverture in Sol maggiore (traccia 16) che non sfigurerebbe come ouverture di una qualsiasi opera Händel. Dombrecht è agevolato in tutto ciò da un ensemble duttile quale Il Fondamento, orchestra dal suono chiaro, asciutto e pulito, scevro da sbavature, che si avvale di strumenti d’epoca. L’esecuzione dei brani risulta così non solo filologicamente corretta ma anche molto piacevole, pur non indugiando nell’autocompiacimento. Un CD sicuramente interessante oltre che gradevole all’ascolto.

Silvano Santandrea

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