SCIARRINO Salvatore
Histoires d’autres histoires
Mario Caroli, flauto
Quartetto Prometeo
Alda Caiello, soprano
Lost Cloud Quartet, sax
Carola Gai, voce
Jonathan Farelli, percussioni
ZIG-ZAG TERRITOIRES
ZZT 040802
1 CD
74'16

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Il percorso artistico che Salvatore Sciarrino ha compiuto nell’ultimo decennio è in parte confluito in un cd dell’etichetta Zig-zag dal titolo Histoires d’autres histoires che contiene "l’elaborazione" per flauto della Toccata et fuga in re minore di J.S.Bach, Esercizi di tre Stili, trascrizioni di alcuni movimenti di sonate di Domenico Scarlatti, Terribile e spaventosa storia del Principe di Venosa et bella Maria e Due Arie Notturne Dal campo da Alessandro Scarlatti. L’esecuzione è affidata a Mario Caroli (flauto), quartetto Prometeo, Alda Caiello (soprano), Lost Cloud Quartet (quartetto di sax), Carola Gai (voce) e Jonathan Farelli (percussioni).

Il principio che guida queste elaborazioni vuole essere il racconto di storie: storie di recezioni di opere, storie di legami tra autori, storie che vedono come protagonisti gli stessi compositori. Sciarrino stesso assume il ruolo di narratore e sembra così comprendere l’importanza che l’interpretazione ha avuto dal Novecento in avanti. La lettura dei brani presenti nel cd potrebbe far pensare che essi siano annoverabili fra le varie forme di trascrizione e ripensamento di opere e stili del passato che costituiscono una parte della produzione musicale contemporanea. Sorprendente, invece appare subito la linea melodica del flauto nell’elaborazione della Toccata et fuga in re minore. Si nota soprattutto la quasi totale assenza di quegli effetti che hanno caratterizzato la scrittura fluatistica nel Novecento (come ad esempio l’abbondante utilizzo di soffio o di suoni frullati), che Sciarrino stesso ha spesso utilizzato e si percepisce qui un suono assolutamente tradizionale. Il tentativo di Sciarrino sembra di carattere psico-acustico e non artistico. Benché si riduca la struttura contrappuntistica della fuga a una monodia (solo in alcuni punti il flauto riesce a realizzare più linee), Sciarrino sostiene che l’ascoltatore sia in grado di udire anche le altre voci. Questo strano fenomeno percettivo si realizzerebbe grazie alla familiarità del nostro orecchio con la pagina bachiana e, secondo le note di copertina, agli accordi prodotti dagli armonici.

Di carattere diverso sono le elaborazioni di sei sonate per tastiera di Domenico Scarlatti (L. 448, L255, L.238, L.239, L.448 e L.230) e due arie del figlio Alessandro (Chi ‘addita, per pietà e Non ti curo o libertà). In questo caso Sciarrino utilizza le sonorità del quartetto d’archi in maniera decisamente più provocatoria. Esse valorizzano la scrittura dei brani originari, ed in particolare le dissonanze, e, contrariamente a quanto accade per Bach, ne pone in evidenza la modernità. Si possono ascoltare, ad esempio, i lunghi pedali dell’Allegro L.418, o i timbri aspri dell’Allegrissimo L.448. Il Quartetto Prometeo riesce a imprimere un ritmo che mette ancora più in risalto l’attualità della partitura. Anche la voce di Alda Caiello rende con efficacia Chi ‘addita, per pietà. Tuttavia non si riesce a comprendere la "storia" che secondo Sciarrino lega Domenico Scarlatti a Gesualdo da Venosa.

Infatti il compositore siciliano utilizza sia materiale scarlattiano sia madrigali di Gesualdo per raccontare la vicenda di cui lo stesso principe di Venosa fu protagonista uccidendo la moglie infedele. Terribile e spaventosa storia del Principe di Venosa et bella Maria è un opera pensata per uno spettacolo di Pupi siciliani Questa scelta vuole essere forse un richiamo alla musica popolare ed in particolare alla tradizione dei cantastorie. Sciarrino vuole dimostrare che questo fatto di sangue sia una delle cause principale del senso di lacerazione presente nella musica che Gesualdo ha scritto successivamente. Un simile presupposto ci sembra che non dia il giusto valore al ruolo che la finzione assume da sempre nell’arte: è noto infatti che in un’opera lirica o in un romanzo la vicenda costituisce un pretesto. Allo stesso modo proprio nei madrigali scritti tra XVI e XVII secolo la centralità della parola è finalizzata alla narrazione non di fatti, ma di affetti.

Questo ripensamento della storia appare privo di storia, perché nega le acquisizioni estetiche del Novecento. Il desiderio di fare la cronaca di un evento ci sembra lontano dal porre in primo piano l’interpretazione così come hanno fatto le arti contemporanee. Allo stesso modo restituire una linea melodica di un’opera bachiana senza né evidenziarne le implicazione strutturali, né rivestirla di sonorità moderne, ci sembra privo di valore estetico. Non vogliamo però considerare questo cd la fine di un cammino, ma come un momento di rallentamento in cui si riprende fiato per iniziare nuove e più significative esplorazioni.

Stefania Navacchia

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