NONO Luigi
Io, frammento da Prometeo
Das atmende Klarsein
Plaschka, Hoffmann, Bair-Ivenz
R. Fabbriciani, flauto
C. Scarponi, clarinetto
Coro solistico di Friburgo; Studio sperimentale della Fondazione Heinrich Strobel
André Richard
COL LEGNO
WWE 20600
2 CD
72'33

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La produzione di Luigi Nono può essere considerata un "multiverso", termine che egli stesso usò per definire Venezia, e che richiama l’idea di "spazio multiplo" con più direzioni. Questa idea appare ricorsiva all’interno dei suoi lavori: essa è presente sia nella intera opera, sia nelle singole composizione; è possibile rintracciare rimandi e richiami anche tra brani scritti in epoche diverse. Questa rete si intensifica dopo la metà degli anni Settanta quando, insieme a Massimo Cacciari, Nono iniziò a lavorare a Prometeo. Questo periodo esemplifica molto chiaramente il pensiero musicale di Nono, poiché tutti i lavori convergono "verso" la grande opera del 1984. Prometeo tuttavia non è una meta e forse neanche una tappa: lo si può pesare come qualcosa che registra un momento di un processo di cambiamento che prosegue anche nelle composizioni successive. In questa prospettiva si possono leggere Io, frammento da Prometeo e Das atmende Klersein, due opere del 1981 presentate in questo Super Audio CD dell’etichetta Col Legno. L’esecuzione è affidata a Roberto Frabbriciani (flauto basso) e Ciro Scarponi (clarinetto contrabbasso), due interpreti definiti "storici" in quanto hanno lavorato con l’autore alle prime esecuzioni di entrambi le opere. L’elenco degli esecutori è completato dai solisti dello Studio sperimentale della Fondazione Heinrich Strobel di Friburgo, sotto la direzione di André Richard

Al "multiverso" noniano si può accedere da diverse entrate e può essere esplorato per diverse vie, diversi cammini: i principi dell’interpretazione che ogni soggetto fornisce a un’opera d’arte sono ancora più validi quando si parla di Nono poiché possiamo definire la sua, la poetica "della diversità". L’importanza che egli attribuiva all’ascolto significa sia ascoltare sia farsi ascoltare. Se la parola "ascolto" implica una attività da parte dell’individuo, e un’interpretazione di ciò che ode, allora farsi ascoltare significa accettare di integrarsi con la prospettiva dell’altro, senza imporre la propria. Si tratta quindi di un atteggiamento etico, continuazione delle posizioni politiche delle opere precedenti. Le composizioni presentate in questo cd possono costituire una delle possibili porte d’accesso per comprendere l’universo noniano e sfatare un luogo comune che vede il silenzio come una caratteristica principale della sua produzione. Esso ne è certamente una componente importante che tuttavia dev’essere collocata in un contesto più ampio che investe tutto il campo dinamico, dal pianissimo al limite dell’udibile, fino al fortissimo. Il silenzio per Nono non è assenza di suono, come per Cage, ma continuazione di esso nella memoria. Primaria diviene la ricerca dell’attenzione dello spettatore, che viene continuamente stimolata da repentini cambiamenti dinamici, oltre che da suoni non usuali e da una distribuzione delle fonti sonore nello spazio. In particolare questa "spazializzazione" porta il pubblico a chiedersi in ogni momento da dove provenga la musica. L’obiettivo non è provocatorio, ma quello di favorire un ascolto attivo e consapevole. L’arte non è vista come divertimento posto in una realtà separata, ma come elemento estremamente rilevante per la vita individuale e sociale. Rispetto alle opere politiche, Nono ha solamente cambiato linguaggio, e compreso, forse meglio di qualsiasi altro, la necessità di adeguare ai tempi i mezzi espressivi.

In questo senso deve essere letta l’interpretazione presentata da questo cd: l’incisività di Fabbriciani, soprattutto in Das atmende Klersein, permette di comprende come il suono noniano reclami l’urgenza dell’ascolto. Non c’è una dimensione materica: l’uso nuovo di uno strumento come il flauto non mira in questo caso a porne in luce l’aspetto corporeo, ma è una appello disperato all’ascolto. Se Nono lascia la libertà dell’interpretazione, esige attenzione, quasi vi obbliga il pubblico, esattamente come faceva Beethoven negli ultimi quartetti. Il costante cambiamento sonoro è percepibile anche nella terza traccia di Io, frammento da Prometeo in cui il soprano solo alterna momenti taglienti ad altri di estremo lirismo. Anche la regia del suono appare sulla scia di questa linea interpretativa, benché meno estrema: la sua incisività sottolinea i punti dissonanti della partitura e consente loro di risuonare nello spazio. Purtroppo la registrazione discografica, anche con l’utilizzo della tecnologia Super Audio CD, non restituisce la complessa spazializzazione: secondo l’idea poetica di Nono, durante l’esecuzione dal vivo il suono deve circondare il pubblico. Non si tratta tuttavia di una musica avvolgente (una musica "ambient") ma coinvolgente, che mira, come si è detto a stimolare un ascolto attivo.

Molte altre cose si possono dire su queste opere e su questo cd, ma qui abbiamo solo cercato di fornire ai nostri lettori poche possibili chiave di ascolto per entrare in un mondo spesso definito "a priori" incomprensibile.

Stefania Navacchia

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