BACH Johann Sebastian
Bach Cantata Pilgrimage
Live recordings)
The Monteverdi Choir
The English Baroque Soloists
John Eliot Gardiner
SOLI DEO GLORIA
SDG 107
6 CD

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Cantatas Vol 1: City of London

CD 1
For the Feast of St John the Baptist
Ihr Menschen, rümet Gottes liebe BWV 167
Christ unser Herr, zum Jordan kam BWV 7
Freue dich, erloste Schar BWV 30
Joanne Lunn, Wilke te Brummelstroete, Paul Agnew, Dietrisch Henschel
73’57"

CD 2
For the First Sunday after Trinity
Die Elenden sollen essen BWV 75
Brich dem Hungrigen dein Brot BWV 39
O Ewigkeit, du Donnerwort I BWV 20
Gillian Keith, Wilke te Brummelstroete, Paul Agnew, Dietrisch Henschel
74’29"

Cantatas Vol 8: Bremen/Santiago

CD1
For the Fifteenth Sunday after Trinity
Warum betrübst du dich, mein Herz? BWV 138
Was Gott tut, das ist wohlgetan II BWV 99
Jauchzet Gott in allen Landen! BWV 51
Was Gott tut, das ist wohlgetan III BWV 100
Malin Hartelius, William Towers, James Gilchrist, Peter Harvey
72’02"

CD2
For the Sixteenth Sunday after Trinity
Komm, du süsse Todesstunde BWV 161
Wer weiss, wie nahe mir mein Ende? BWV 27
Liebster Gott, wenn werd ich sterben? BWV 8
Christus, der ist mein Leben BWV 95
Katharine Fuge, Robin Tyson, Mark Padmore, Thomas Guthrie
73’02"

Cantatas Vol 24: Altenburg/Warwick

CD 1
For the Third Sunday after Easter (Jubilate)
Weinen , Klagen, Sorgen, Zagen BWV 12
Ihr werdet weinen und heulen BWV 103
Wir müssen durch viel Trübsal in das Reich Gottes eingehen BWV 146
Brigitte Geller, William Towers, Mark Padmore, Julian Clarkson
76’53"

CD 2
For the Fourth Sunday after Easter (Cantate)
Wo gehest du hin? BWV 166
Es ist euch gut, dass ich hingehe BWV 108
Sei Lob und Ehr dem höchsten Gut BWV 117
Robin Tyson, James Gilchrist, Stephen Varcoe
51’48"

C’è qualcuno che realizza i nostri sogni. Un pellegrinaggio che dura un anno, spostandosi in Europa, ma anche a New York, da una chiesa all’altra, seguendo l’anno liturgico scandito dall’esecuzione di tutte le cantate di Johann Sebastian Bach. Dirige John Eliot Gardiner, suonano The English Baroque Solists, canta The Monteverdi Choir. I solisti cambiano. Gardiner l’ha pensato, ha trovato finanziatori, ed è partito da Weimar, nel Natale del 1999, sapendo di dover affrontare un’impresa le cui proporzioni sono difficili anche solo da immaginare. Perché si tratta di partire, spostarsi, mangiare, dormire, provare, conciliando la fatica del viaggiatore con quella dell’interprete che ha tempi stretti per studiare, riflettere, decidere. Certo, ci vuole un’ensemble di atleti, si tratta di concentrare in dodici mesi un lavoro che altri hanno magari diluito in anni e anni di riflessione e registrazioni eseguite senza fretta, nei luoghi più adatti, dall’acustica nota e ben addomesticata. Ci vuole un direttore che non teme il confronto con i capolavori, come la storia di Gardiner sta a dimostrare, ma che abbia il coraggio di mettersi in discussione lavorando settimana dopo settimana su partiture spesso affrontate per la prima volta. John Eliot Gardiner, dopo aver completato quest’impresa temeraria, ha voluto testimoniarla anche attraverso la creazione di una casa discografica nata per l’occasione, la SDG (Soli Deo Gloria).

Al momento sono usciti tre volumi ( i numeri 1, 8 e 24), in cofanetti di due CD ciascuno, molto eleganti, arricchiti dal diario di viaggio di Gardiner che commenta le cantate della festa successiva, ma ci racconta anche i suoi problemi pratici, le impressioni sulle chiese in cui lavorerà, le suggestioni che gli derivano dai luoghi. Gli scritti di Gardiner sono parte integrante di questo viaggio/concerto. Ci racconta con chiarezza le sue riflessioni sulle partiture, ci comunica le sue impressioni con humour (in Bach Gardiner trova di tutto: Berlioz, Weber, Schumann, perfino Verdi), se necessario si rivolge al jazz, o al rock per chiarire un concetto, o una sensazione. Cerca di immaginare come dovrà suonare, come pensa di arrivarci, e ci spiega il perché. Dalle sue note si coglie un approccio vivo, umano, distaccato, curioso, leggero, tutto quello che lo identifica come interprete "moderno". Ha l’autorevolezza di chi non ha niente da dimostrare, la forza di una carriera senza ombre, all’insegna del rinnovamento, dell’eleganza, del gusto nelle scelte, dello stile, ma anche dei grandi effetti, dello spettacolo, dei colpi di scena. Gardiner è un direttore che non ci ha mai mandato a casa scontenti, delusi, annoiati, e così è anche per questa integrale bachiana la cui cifra principale è, a nostro parere, la varietà. Vario il suono, che segue l’acustica delle diverse chiese, varia la stagione che è vissuta in tempo reale dagli interpreti e in qualche modo, per verità o per suggestione, arriva anche a noi, variano i luoghi che, lo si voglia a no, sono vivi e presenti: non sarà mai lo stesso concerto quello eseguito in primavera nella campagna inglese, rispetto a quello tenuto in ottobre a Brema. Gardiner ha poi il talento di esaltare le pagine che più ama, come ci annuncia nel suo diario, senza deprimere le parti meno brillanti. E’ un interprete che non conosce la routine. La sua è una lettura drammatica senza essere teatrale, profonda senza essere pesante, laica e concreta ma rispettosa della religiosità. Gardiner è uno dei pochi direttori capaci di creare quel filo di tensione continuo e indefinibile che toglie il respiro, che cattura cuore e cervello.

Certo, non tutto è perfetto, ma non importa. Il solista che quel giorno non cantava proprio benissimo fa parte del gioco: del resto anche la perfezione a volte è un po’ noiosa. Coro e orchestra non possono deludere e, qualunque sia la formazione, si coglie il rapporto di fiducia che li unisce al direttore, e che corre al loro interno. E Bach? E’ vivo e viaggia insieme a loro.

Daniela Goldoni

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