Lamentationes
Musiche di FESTA, OCKEGHEM, GOMBERT
Josquin Capella
MDG
60512692
1 CD
64'36

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Un compact completamente dedicato alla polifonia pura offre uno squarcio sui diversi generi di lamenti e compianti a cavallo tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, presentando tre brani di autori diversi, benchè tutti in qualche misura ascrivibli all’ambito francese: Johannes Ockeghem (1428? – 1495?), fiammingo di nascita ma attivo in Francia fino alla morte, Costanzo Festa (1480? – 1545), italiano allievo di Jean Mouton (1459? – 1522), e Nicolas Gombert (1500? – 1556?), fiammingo attivo in Francia nella prima metà del Cinquecento.

Troviamo qui raccolte tre diverse forme di rappresentazione del dolore e della compassione: le lamentazioni di Geremia sulla fine della città di Gerusalemme e la conseguente rovina di un mondo, cui si aggiunge il requiem di Ockeghem, il primo di cui si abbia testimonianza scritta, ed un compianto per la morte del grande maestro Josquin Desprez.

Le Lamentazioni di Geremia, da eseguire durante gli uffici della Settimana Santa, costituiranno, a partire dal Rinascimento, un testo sul quale si cimenteranno innumerevoli compositori, fino a giungere alla prima metà del Settecento, quando in pratica verranno abbandonate. La versione di Costanzo Porta è tra le più toccanti. E’ affidata alle sole voci maschili, con una prevalenza dei timbri gravi. Le linee vocali scorrono naturali, senza escursioni estreme. E’ una scrittura musicale che non richiede grande virtuosismo vocale, ma una intonazione molto precisa e senso della spazialità del suono, oltre che una forte sensibilità dinamica. L’ensemble Josquin Capella, ennesima gemmazione della Schola Cantorum Basiliensis, sceglie di accentuare la fluidità del suono, con attacchi morbidi ma esatti, affidando all’accentuata struttura armonica il fattore espressivo, per altro molto rarefatto, privo di forzature drammatiche.

Anche il celebre requiem di Ockeghem è reso con distacco, trasmettendo una visione della morte non immanente, quasi fosse un pensiero distante. Prevalgono le voci femminili, che dipanano con chiarezza e luminosità l’intreccio delle linee polifoniche. E’ una interpretazione che rispecchia un approccio speculativo, freddo, senza alcuna partecipazione emotiva. Le linee del canto si susseguono e in modo esatto, in continua tensione, mantenendo quello spirito di essenzialità esaltato da un’emissione per nulla artefatta, o forzata. E’ lo stesso spirito che emerge dal compianto per la morte di Josquin di Gombert, posto a conclusione di un compact in grado di destare interesse su autori non molto presenti nella discografia (con l’eccezione di Ockeghem), grazie ad un ensemble che unisce a qualità vocali di altissimo livello, e timbri di notevole bellezza, una lettura capace di evidenziare le peculiarità dei diversi autori.

Daniela Goldoni

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