CHOPIN Frédéric
Notturni
Maurizio Pollini, pianoforte
DEUTSCHE GRAMMOPHON
4775718
2 CD

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Tra le incisioni più rilevanti di un anno che si sta chiudendo, vanno sicuramente ricordati i Notturni di Frédéric Chopin eseguiti da Maurizio Pollini e pubblicati per la Deutsche Grammophon. Nel corso degli anni la discografia ha testimoniato le tappe fondamentali dell’interpretazione che il pianista milanese ha dato del compositore polacco, lettura che è sempre stata in grado di modificarsi, pur mantenendo una coerenza.

Forse non ci si attente più nulla di nuovo dallo "Chopin di Pollini", eppure in questa registrazione emerge una rinnovata attenzione all’enunciazione, cioè il modo di raccontare. Già dal primo dei tre Notturni op.9 si nota come l’attenzione di Pollini sia rivolta soprattutto allo Chopin costruttore di strutture nuove, un lato poco esplorato del compositore polacco. Nel testo il pianista milanese rintraccia fittissime reti che legano armonia, dinamica e ritmo e che vanno a creare un tessuto narrativo perfettamente intelligibile. Il primo di questi elementi è proprio il ritmo: esso crea il senso del racconto, come si percepisce dal vero e proprio swing con cui inizia il Notturno op. 37 n.1. Questo senso del tempo fornisce respiro alle frasi. In secondo luogo la differenziazione dei piani sonori supera la tradizionale distinzione tra canto ed accompagnamento: sovente, la mano sinistra non è semplice sostegno armonico di una melodia, ma un supporto che unifica il discorso. Anche l’agogica cambia funzione rispetto al pianismo tradizionale: non è più finalizzata alla creazione di un’atmosfera, ma alla comprensione del racconto. Ritardando ed accelerando sono elementi retorici che danno forza all’eloquenza chopiniana, così come lo sono le dinamiche, poste dall’autore in punti nevralgici del testo e che trovano in questa esecuzione la loro ragione strutturale. Gli stessi colori accesi del pianoforte impediscono all’ascoltatore di abbandonarsi a fantasie romantiche: la forza e l’incisività del fraseggio mantengono sempre desta l’attenzione del pubblico. Le tinte inoltre risultano particolarmente drammatiche, sempre molto presenti e prive di quelle tonalità sfumate che rendono questi brani più vicino all’estetica decadente: esemplare a questo proposito è l’incipit del Notturno op.9 n.3. Chopin appare come compositore profondo anziché intimista, capace di raccogliere le istanze del suo tempo, ma anche di parlare dei drammi della nostra epoca. Il discorso diviene asciutto e unitario, come nel corale del Notturno op. 48 n.1. Non c’è il dolore personale dell’artista romantico: l’assenza di "vezzi" ci pone davanti ad una tragedia della storia.

Pollini conferma di essere un pianista molto strutturale, ma al contempo smentisce ancora una volta la fama di "interprete cerebrale": attraverso il suono, le dinamiche e soprattutto il ritmo, egli si preoccupa di rendere chiara la lettura di queste pagine. Lungi da ogni ermetismo, l’obiettivo del pianista è quello di rinnovare la recezione di Chopin, rimanendo all’interno di una tradizione. Il pubblico non è disorientato come dall’uso di strumenti d’epoca, e riconosce come familiare il suono ed il fraseggio di Pollini, anche se resi in modo completamente rivoluzionario. L’uso del pedale, ad esempio, non "sporca" il suono, ma paradossalmente lo pulisce, fornendo risonanza solo alle note strutturalmente più rilevanti. Questa lettura non deve essere considerata antitetica a quella filologica: entrambe con mezzi diversi, conducono ad un rinnovamento della sonorità e del fraseggio, entrambe puntano alla chiarificazione della struttura.

La registrazione si può dunque intendere come una tappa importante nella storia dell’interpretazione poiché ancora una volta Pollini dimostra la capacità di rendere vivo ed attuale il linguaggio di Chopin.

Stefania Navacchia

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