HANDEL, Georg Friedrich
Saul
R. Joshua
E. Bell
L. Zazzo
J. Ovenden
M. Slattery
F. Bjarnason
H. Waddington
G. Saks
RIAS Kammerchor
Concerto Köln
René Jacobs, clavicembalo e direzione
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901877.78
2 CD
120' 30

***½

Una nuova edizione di Saul si aggiunge, offrendo un punto di vista senz’altro originale, ad una molto recente di Paul McCreesh (2004), e a quella storica di John Eliot Gardiner (1991), che consideriamo entrambe "di riferimento". L’attenzione per gli oratori händeliani sta sempre più aumentando, grazie anche all’illuminante saggio della musicologa inglese Ruth Smith (R. Smith, Händel’s Oratorios and Eighteenth-Century Thought, Cambridge University Press, 1995), purtroppo non ancora disponibile in traduzione italiana. L’assunto della studiosa inglese è che esiste sempre un legame tra il contenuto degli oratori händeliani e le vicende politiche che accadevano in Inghilterra al momento della loro composizione. Soprattutto McCreesh ha focalizzato la sua attenzione su questa lettura storica dei testi händeliani, della quale però troviamo riferimento anche nelle note di copertina di questo compact Harmonia Mundi, curate da Pierre Degott.

Non è facile per chi non sia inglese e conoscitore della storia del periodo seguire tutte le allusioni e le metafore suggerite dai vari soggetti, solitamente di ispirazione biblica, scelti da Händel e dai suoi librettisti, ma anche l’ascoltatore lontano nel tempo e nello spazio da quell’epoca è aiutato nella comprensione del testo da concreti riferimenti storici. E’ soprattutto stimolante riflettere sul fatto che anche l’espressione musicale sia legata non solo al gusto del tempo, o segua un percorso evolutivo autoreferenziale, ma risulti profondamente radicata nella società, oggi come ai tempi di Händel.

La vicenda di Saul e del suo successore al trono di Israele, David, allude alle continue questioni dinastiche che avvenivano in quegli anni in Inghilterra. Saul inoltre incarna la figura del sovrano che non accetta di rinunciare al potere, che perde di vista la realtà, che vive ormai distaccato dal proprio popolo, che impazzisce e rinsavisce, che muore in battaglia. Intorno a un personaggio di tale statura drammatica si sviluppa una vicenda molto coinvolgente, che Jacobs interpreta con una netta impronta teatrale. Privilegia il crescendo del pathos e rafforza la parte collettiva, offrendo una lettura fortemente improntata alla prevalenza di orchestra e coro. Lavora su ogni scena con grande acume, mettendo in luce non solo i momenti che tutti attendono (la mitica aria di David O Lord, whose mercies numberless, o la marcia funebre del terzo atto resa universalmente nota dal film Barry Lindon), ma anche altri meno eclatanti, come gli ariosi e i recitativi che sono accompagnati in modo splendido. Il secondo, e soprattutto il terzo atto offrono un crescendo di emozioni, rese con inesauribile fantasia e brillantezza di colori. Citiamo tra tutti il dolore epico e solenne espresso nel coro del terzo atto Mourn Israel. Jacobs Si avvale dell’eccellente RIAS Kammerchor, potente nel suono e ricco di innumerevoli sfumature drammatiche, e del Concerto Köln, magnifico sia nelle parti sinfoniche che nell’accompagnamento di arie e ariosi. Meno entusiasmante è l’apporto degli interpreti vocali. Le parti maschili, prevalenti nel Saul, sono affidate a cantanti non adeguati allo splendore di coro e orchestra. Il protagonista, Gidon Saks, appare spesso in difficoltà sia vocali che interpretative. Anche David, il controtenore Lawrence Zazzo, cade sulla dimensione eroica del personaggio. Il solo Michael Slattery (gran sacerdote e strega di Endor), pur con qualche problema vocale, appare complessivamente all’altezza del ruolo. Decisamente più in parte le interpreti femminili, Rosemary Joshua (Michal) ed Emma Bell (Merab), nei ruoli delle figlie di Saul.

Dispiace che ancora una volta (ci riferiamo ai recenti Madrigali guerrieri ed amorosi di Claudio Monteverdi, e Dido and Aeneas di Henry Purcell), Jacobs, artefice di una più che notevole lettura complessiva, sia caduto in un cast in gran parte inadeguato.

Daniela Goldoni

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