D'ANGLEBERT, Jean-Henry
Pièces de clavecin & airs d´après de Lully
Céline Frisch, clavicembalo
Café Zimmermann
ALPHA
074
2 CD
116'

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Questo doppio compact della casa francese ALPHA ci propone musiche strumentali di Jean-Henry D’Anglebert (1629-1691): due suites, una serie di accattivanti trascrizioni per clavicembalo di arie da opere di Jean-Baptiste Lully e cinque brevi fughe per organo eseguite da Céline Frisch.

L’armatura portante di questo CD è indubbiamente costituita dalle trascrizioni di arie da opere di Lully, come riporta lo stesso titolo. L’originalità di questa registrazione sta nel fatto che è possibile un confronto immediato delle trascrizioni di D’Anglebert, eseguite dalla Frisch, con le musiche originali di Lully, eseguite dall’Ensemble Café Zimmermann.

Nelle note al CD, Marie Demeilliez, osserva che sebbene Lully non abbia mai composto per il clavicembalo, è tuttavia il compositore più presente nel repertorio francese per questo strumento a causa delle 400 e più trascrizioni conosciute dei suoi lavori. D'Anglebert, musicista di corte ed amico di Lully, fu il maggior autore di queste trascrizioni.

Parlare di trascrizioni appare però estremamente riduttivo rispetto all’opera di D’Anglebert in quanto egli va ben oltre il semplice trasporto dell’aria. Sfruttando la sua grande abilità di clavicembalista e la profonda esplorazione del potenziale sonoro ed armonico dello strumento, D’Anglebert utilizza l’aria come pretesto per trarre il massimo delle possibilità tecniche ed espressive del clavicembalo, per esaltare ancora di più la bellezza della musica orchestrale di Lully.

Ciò è evidente quando l’interprete ha le capacità, l’immaginazione, la sensibilità e la raffinatezza di Céline Frisch. Il confronto tra i brani evidenzia infatti l’assoluta originalità delle trascrizioni di D’Anglebert, esaltate dall’esecuzione della Frisch. Le arie di Lully ne escono ancora più impreziosite Citiamo le copiose cascate di note della Chaconne de Phaeton che colpiscono l’ascoltatore come ondate continue di suono, la ricchezza di invenzioni dei cambi di ritmo della splendida Pasacaille d’Armide.

L’esecuzione della Frisch è fisica, è come se suonasse con tutto il corpo queste musiche di danza. E’ un altro modo di percepire e trasmettere la musica. Un’ulteriore riprova di come attualmente la musica cosiddetta classica continui ad essere ripensata, se non addirittura rivoluzionata, da quest’ultima generazione di interpreti. È come se una struttura architettonica romanica venisse liberata di tutte quelle sovrastrutture, stucchi, patine con le quali col mutare dei gusti nei secoli era stata ricoperta, e ne riaffiorasse la luce, l’essenza e la purezza delle linee originali. Non si tratta di un semplice lavoro di ripulitura della partitura, ma di un grande senso di libertà esecutiva, usata con grande intelligenza dalla Frisch, unita ad un senso di freschezza e fluidità. Il rispetto dello stile e della scrittura è assoluto, i passaggi più ardui e gli ornamenti più arditi, che D’Anglebert, autore di una tavola di ornamenti riconosciuta come riferimento per il repertorio tastieristico francese dell’epoca, ha disseminato lungo tutte le partiture, vengono sottolineati ed evidenziati con molta misura ed attenzione, senza mai eccedere, senza mai coprire e stravolgere la linea melodica dell’aria che rimane sempre in primo piano. Un capolavoro di equilibrio.

Il tocco della Frisch è pulito e preciso, il suono è pieno, caldo, piacevolmente avvolgente, ricco di armonici, così come quello del Café Zimmermann di cui la stessa Frisch è fondatrice assieme a Valetti.

Da sottolineare anche l’ottimo lavoro dei tecnici del suono dell’ALPHA.

Silvano Santandrea

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