BIBER Heinrich Ignaz
Missa Christi resurgentis
The English Concert
Andrew Manze
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMU 907397
1 CD
77’34"

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Una nuova messa, o meglio, una messa scoperta recentemente nella biblioteca del castello di Kromeriz ad opera di James Clements, autore delle note di presentazione di questo compact Harmonia Mundi, si aggiunge alla ricca discografia dedicata alle opere religiose di Heinrich Ignaz Biber (1644-1704). Negli ultimi anni l’attenzione sui lavori religiosi di Biber si è infatti accentuata, grazie a nuove attribuzioni dovute a indagini minuziose sui manoscritti e, nel caso di questa Missa Christi resurgentis, ad approfondite ricerche in raccolte storiche. La celebrazione del trecentesimo anniversario della morte del compositore ha creato così un ulteriore interesse intorno ad un autore già ampiamente apprezzato per le composizioni strumentali, dedicate soprattutto al violino di cui era virtuoso.

Le opere religiose di Biber, composte per l’arcivescovo di Salisburgo presso il quale compì gran parte della propria carriera, sono tutte improntate alla grandiosità, al fasto, alla celebrazione della gloria della religione e della potenza del suo rappresentante in terra, nella persona del suo arcivescovo/principe. Sono opere che devono "vestire" di panni sontuosi la ricchezza della cattedrale, trionfo del barocco in cui devono risuonare armonie altrettanto stupefacenti. Richiedono un organico articolato in doppi cori, cori di strumenti ad archi, cori di fiati e un poderoso basso continuo. Devono suscitare meraviglia, sorpresa, non provocare dubbi o riflessioni ambigue, devono risplendere di certezze. Sono grandi spettacoli, che vorremmo poter seguire proprio tra le mura della cattedrale, e che faticano a restringersi idealmente nello spazio di un compact disc.

La lettura che offre Andrew Manze della Missa Christi resurgentis ci sembra complessivamente molto trattenuta. Vi manca il gusto dell’eccesso, quel tanto di esagerazione, di compiacimento per l’apoteosi che qui è soffocata da una secca eleganza, se non da un anonimo distacco che vede prevalere i toni aulici. A questo si aggiunge un coro in cui le sezioni maschili mostrano voci non sempre gradevoli, e un suono velato, opaco, poco brillante dell’organico orchestrale. Di grande resa interpretativa sono invece tutte le sonate, inserite da Andrew Manze allo scopo di intervallare le parti della Messa, scelte tra le Sonatae tam auris quam aulis servientes (1676), e il Fidicinium sacro-profanum (1682). Qui la dolcezza, la leggerezza, la pulizia di suono, l’abbandono alla magnificenza delle arie creano dei nuclei preziosi che focalizzano l’interesse di chi ascolta, benché si tratti di composizioni per nulla appariscenti. Il contrasto tra la bellezza delle sonate, la loro efficace interpretazione, e la modesta resa delle parti corali/strumentali ci convince senz’altro della grande qualità di Manze come strumentista e interprete del violino barocco, al contrario ci lascia più di un dubbio sulla sua performance in veste di direttore.

Daniela Goldoni

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