BACH Johann Sebastian
Tönet, ihr Pauken!
Cantate profane BWV 207 e BWV 214

C. Sampson, sop.
I. Danz, cont.
M. Padmore, ten.
P. Kooy, bs.
Collegium Vocale Gent
Philippe Herreweghe
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901860
1 CD

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Pressappoco uno o due volte l’anno, l'etichetta francese Harmonia Mundi France ha dedicato una sua novità discografica alle Cantate di Johann Sebastian Bach dirette da Philippe Herreweghe. Quest’ultima registrazione comprende due Cantate profane: la Cantata BWV 207 Vereinigte Zwietracht der wechselnden Saiten, composta nel 1726 in occasione dell'assegnazione di una cattedra dell'Università di Lipsia, e la Cantata BWV 214 Tönet, ihr Pauken! Erschalet, Trompeten eseguita nel 1733 al Café Zimmermann in onore della regina di Polonia.

Nella prosperosa città di Lipsia, che, per la sua vivacità culturale e ricchezza di scambi commerciali, costituiva un caso a sé tra i paesi di lingua germanica, i festeggiamenti pubblici erano spesso acompagnati da composizioni scritte appositamente per l’avvenimento. Così le Cantate sacre e gli Oratori, soprattutto in occasione delle festività più solenni, divenivano anch’esse un’occasione per la popolazione di godere di nuova musica. Ciò può spiegare la pressocché inesistente distanza stilistica che separa le Cantate sacre da quelle profane che, ai tempi di Bach, riportavano spesso la dicitura di Abendmusiken (Serenate), di Tafelmusiken e, nel caso il testo prevedesse una narrazione o un dialogo, anche di drammi per musica, sottolineando così il carattere di intrattenimento di queste composizioni.

Per Johann Sebastian Bach, le Cantate profane sono state in molti casi una sorta di magazzino musicale da cui prelevare il materiale per la composizione delle opere liturgiche. La Cantata BWV 214 ha infatti fornito ben quattro brani all’Oratorio di Natale BWV 248, primo fra tutti il Coro iniziale Jauchzet, frohlochet.

Diverso è il caso della Cantata BWV 207 che utilizza, in modo superbo, temi provenienti dal Primo Concerto Brandeburghese. A loro volta Concerti e Sonate costituivano infatti un serbatoio per la stesura delle Cantate, indifferentemente sacre o profane, ad ulteriore prova che non vi era sostanzialmente differenza tra i due generi e che lo scopo ultimo era quello del godimento estetico, facendo del rito e della festa, massime espressioni della sensibilità barocca, uno spettacolo solenne e magniloquente.

L’interpretazione di Herreweghe è da considerarsi come un punto di riferimento per la lettura delle Cantate bachiane, le quali attraversano un periodo discograficamente assai felice. Si è da poco conclusa, infatti, l’integrale diretta da Ton Koopman per l’etichetta Challenge ed è prossima alla fine quella del giapponese Masako Suzuki per la Bis. A queste si aggiungono il progetto della Bach Cantata Pilgrimage di John Eliott Gardiner (Soli Deo Gloria) e un ciclo appena iniziato da Sigiswald Kujiken per l’Accent, che prevede una scelta di composizioni che copre l’intero anno liturgico e che si preannuncia assai interessante dal momento che l’esecuzione avviene in parti reali.

La sensibilità con cui il direttore belga affronta in generale queste partiture, si affianca per taluni aspetti a quella più disinvolta di John Eliott Gardiner: entrambi leggono le Cantate bachiane con un atteggiamento essenzialmente laico e gioioso. Le esecuzioni curate dal maestro belga sono, se vogliamo, più severe e aderenti al testo, ma non meno sorprendenti per la loro freschezza, per i tempi incalzanti e la limpidezza del contrappunto.

Gianfranco Marangoni

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