RAMEAU, Jean-Philippe
Les Paladins

T. Lehtipuu
S. d'Oustrac
L. Naouri
S. Piau
R. Schirrer
F. Piolino

Choeur et Orchestre des Arts Florissants
W. Christie
Centre Coréographique de Créteil et du Val-de-Marne
Compagnie Montalvo-Hervieu
Regia: J. Montalvo
(reg. Théâtre du Châtelet, Parigi 2004)
OPUS ARTE
OA 0938D
2 DVD
140' (+ documentario 57')

*****

Dopo il DVD di Platée (http://www.orfeonellarete.it/recensioni/cd.php/idcd=00204), spettacolo di sconvolgente intelligenza messo in scena dall’Opéra National de Paris nel 2002, dalla Francia arriva un altro stupefacente esempio di come si può rappresentare l’opera del settecento con un atteggiamento di rigore esecutivo unito ad una spaventosa fantasia visuale, anzi, con uno spirito "rock", come gli stessi autori della messa in scena ci suggeriscono nel bonus track Baroque that rocks! dedicato al diario di lavoro di questi Paladins. Non è la prima volta che azzardiamo l’ipotesi che lo spirito "rock" che ci accompagna dagli anni sessanta stia entrando nella interpretazione della musica "seria". A questo proposito ci siamo già esposti in questo stesso sito qualche anno fa quando, per puro divertimento, provammo ad azzardare un parallelismo tra gli interpreti della musica classica e i maestri del rock (http://www.orfeonellarete.it/rubriche/articoli.php/idart=00071). Ci fa piacere vedere che i nostri deliri trovano qualche riscontro in quello che effettivamente accade.

Les Paladins è una comédie lyrique che Jean-Philippe Rameau compose all’età di 76 anni. Il libretto di Duplat de Monticourt, preso liberamente in prestito da La Fontaine, che a sua volta si ispira ad Ariosto, serve come pretesto al compositore per mescolare tutti i generi e i luoghi comuni dell’opera francese: la pastorale, la tempesta, i demoni e le furie, la grande aria d’amore, la grande aria tragica, per creare con genio e ironia, parodie feroci e irriverenti, scene comiche e soprattutto balletti, ricchi di invenzioni musicali, senza però spingersi così lontano come con Platée. La provocazione è comunque presente anche qui. Se Platée è un’orrenda ninfa di palude interpretata da un tenore en travesti, ne Les Paladins la fata Manto si trasforma in un uomo per ammaliare un altro uomo ed è ugualmente interpretata da un tenore en travesti. Parlando di queste opere ci accorgiamo che Rameau stesso, pur utilizzando forme e invenzioni che si ricollegano a modelli noti, li supera di gran lunga passando attraverso la contaminazione, la sperimentazione, il virtuosismo, la parodia, l'irriverenza. Sempre inventando, creando, andando oltre le mode e le tendenze, costantemente al limite e anche oltre, usando la musica come un laboratorio per ogni genere di sperimentazione più o meno trasgressiva, il compositore francese giunge fino alla parodia della musica stessa. Un Frank Zappa del ‘700.

La vicenda si sviluppa su una scena spoglia su cui immagini di animali di ogni razza e di ogni continente, dal pollo alla tigre, vengono proiettati in movimento su un grande schermo che la divide in due livelli sovrapposti. Su ogni piano si esibiscono i cantanti e i ballerini, che possono comparire e scomparire attraverso una serie di fessure praticate nel telone di fondo. Le immagini, visibili su diversi piani prospettici come nei disegni di Maurits Escher, cambiano di continuo: un castello, nuvole sulle quali saltano figure in abiti settecenteschi, giardini alla francese, statue, palazzi, oltre che incroci tra uomini e bestie. Il palcoscenico è quasi costantemente pieno di personaggi, come nei quadri più folli di Hieronymus Bosch, in abiti coloratissimi, e pose innaturali che ricordano gli omini di Keith Haring. Tutti gli interpreti vocali hanno un doppio danzante, che rinforza coreograficamente le scene cantate eseguendo con il corpo le stesse agilità vocali richieste ai cantanti. Non è la prima volta che si utilizza questo espediente teatrale; in questo caso, però, il danzatore ha una funzione strutturale, in quanto la danza vuole ribadire, con le sue modalità, i virtuosismi vocali della partitura. José Montalvo, regista e coreografo di questa produzione del Théâtre du Châtelet, crea un universo immaginario e folle in cui, alla fantasmagorica veste visuale somma coreografie, ideate assieme a Dominique Hervieu, prese dall’hip-hop, break dance, street dance, che a distanza di oltre duecento anni si sposano perfettamente alle musiche di Rameau. La contaminazione è totale, e perfettamente riuscita nell’intento di risvegliare un’opera che dormiva sotto due secoli di oblio, a dimostrazione della tenuta nel tempo del geniale e dissacrante teatro di Rameau.

Come non stupirsi allora per le scelte del duo Montalvo–Hervieu e delle loro coreografie strepitose? Come non essere ansiosi di vedere cosa inventeranno nella scena successiva? Come non apprezzare il balletto filologicamente corretto nei passi di danza barocca, ma eseguito da un ballerino che indossa unicamente scarpe di cuoio allacciate e calze, che tenta di celare, non sempre riuscendoci, le nudità con un grande cuore rosso che ballonzola incontrollato da tutte le parti lasciando apparire ciò che non dovrebbe? E quello in cui la fata Manto ammalia Anselme, nel quale i ballerini si muovono come gli automi che siamo abituati a vedere negli spettacoli di strada?

Si rimane talmente affascinati dalla componente visuale da rischiare di dimenticare l’esecuzione musicale de Les Arts Florissants, che invece risulta anch’essa esaltata e galvanizzata dalla messa in scena. William Christie abbandona la sua abituale compostezza, trascinato in questo divertimento sta al gioco e tiene bordone a tutte le trovate registiche e coreografiche, senza mai abbassare i toni.

Bravi gli interpreti vocali, i giovani Topi Lehtipuu, tenore finlandese, e il soprano Stéphanie d'Oustrac, voci dal timbro fresco e giovanile. Così come Sandrine Piau, Laurent Naouri, François Piolino e René Schirrer sono a loro perfetto agio in un repertorio ed in uno stile che conoscono perfettamente, reggendo con disinvoltura il gioco scenico. Stellare il corpo di ballo del Centre Coréographique de Créteil et du Val-de-Marne e della Compagnie Montalvo-Hervieu.

Silvano Santandrea

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