KURTAG György
Kafka-Fragments op.24
Juliane Banse, soprano
András Keller, violino
ECM
1965
1 CD
59' 41

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Continua l’interesse della casa discografica ECM per l’opera di György Kurtag: recente infatti è la pubblicazione dei Kafka-Fragments op. 24 che vede impegnati il soprano Juliane Banse ed il violinista András Keller.

È un ciclo di liriche i cui testi sono tratti da lettere e annotazioni di diari di Franz Kafka. Tra le opere più belle del Novecento, i Kafka-Fragments possono essere definiti un microcosmo che racchiude molte delle tematiche centrali della nostra epoca. I continui rimandi tra un brano e l’altro creano una stretta relazione tra il tutto e le parti. L’intera composizione appare un cammino non lineare, pieno di "inciampi" (come ricorda l’unico frammento della seconda parte), di cambiamenti di percorso, dove il passo non è mai regolare, ma diviene spesso zoppicante. Si percepisce così la condizione di esilio dell’uomo contemporaneo, di diaspora. Si comprende allora tutta l’importanza che la cultura ebraica, da cui lo stesso Kafka proveniva, ha assunto nel Novecento. "Non c’è ritorno" è il sedicesimo frammento della prima parte: "A partire da un certo punto non c’è più ritorno. Si deve raggiungere questo punto". L’errare è la drammatica necessità di oggi di cui Banse e Keller evidenziano tutta la forza lacerante. Il Kurtag che si ascolta in questo cd è molto vicino alla sua produzione degli anni successivi, ad opere come Samuel Beckett – What is the word. Il cammino, la ricerca sono destinati al fallimento, e questa interpretazione mette in luce l’angoscia per questo dato di fatto. Il suono è tagliente, aspro, come nel diciannovesimo brano della prima parte in cui i due musicisti non sembrano accettare il nulla che ci circonda.

Tuttavia questa lacerazione appare l’unico carattere di questa esecuzione. Al contrario sia i testi di Kafka, sia la musica di Kurtag, sono sfaccettate: la loro pregnanza per il mondo contemporaneo è data soprattutto dalla loro complessità di stile e di tono. Vi sono, ad esempio, molti frammenti con una forte connotazione ironica. Sappiamo che l’ilarità ed il gioco non sono estranei alla poetica del compositore ungherese (basti pensare agli Játékok). Un’altra caratteristica della sua musica è- la leggerezza: per essa si può parlare, come ricordava Daniele Navacchia in un articolo sul nostro sito, di "significati che durano un attimo". Questa atmosfera "lieve" non si percepisce nella lettura di Banse e Keller, che penalizza aspetti importanti dell’opera e soprattutto non ne restituisce la natura multiforme.

L’interpretazione resta comunque di grande pregio, anche dal punto di vista tecnico. Inoltre le precedenti registrazioni sono di difficile reperibilità. Merito quindi all’ECM di contribuire alla diffusione della musica del nostro tempo e soprattutto di un autore importante come György Kurtag.

Stefania Navacchia

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