MOZART Wolfgang Amadeus
Sonata per pianoforte in Do maggiore K 279
Sonata per pianoforte in Fa maggiore K 280
Sonata per pianoforte in Si b maggiore K 281
Robert Levin, fortepiano
DEUTSCHE HARMONIA MUNDI
82876842372
0 CD
54'56"

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Nell’immaginario collettivo la musica di Mozart, raffinata ed apollinea, appare assai differente dalla sua personalità dissacratrice e dalla sua vita disordinata. È interessante vedere come questa opposizione di stereotipi esca dall’ascolto del primo volume delle sonate di Mozart eseguite al fortepiano da Robert Levin. Il cd pubblicato dall’etichetta Deutsche Armonia Mundi contiene le prime tre sonate "maggiori" (K 279, 280 e 281). In questa registrazione Levin suona una copia di un fortepiano Johann Andreas Stein con cui Mozart aveva familiarità. Il La è intonato a 430 Hz.

Gli adagi sono spesso considerati il momento più idilliaco della musica mozartiana: la bella melodia sembra scesa da un mondo perfetto, che tuttavia cambia completamente segno nella lettura di Levin. Se si ascolta infatti l’Andante della Sonata K 279, si percepisce un andamento ondeggiante che può richiamare l’incedere a stento di un ubriaco. Si comprende allora l’importanza del "passo", spiegata anche dall’esecutore nelle note di copertina: egli ricorda la cospicua presenza di danze nelle prime sonate mozartiane, danze che, come noto, derivano della musica strumentale del Seicento. In questo senso si avverte anche come Levin avvicini queste opere al gusto dello stile galante: curatissimi ed eleganti sono anche gli abbellimenti dei da capo, prassi comune nella musica del tempo. Tuttavia l’interprete americano non guarda solo al passato. Se il fortepiano non possiede molte dinamiche (soprattutto non rende crescendi e diminuendi), esso ha a disposizione una vasta gamma di colori che Lewin utilizza magistralmente, come si può ascoltare nella Sonata K 281. L’importanza attribuita alle sonorità rende estremamente moderna la musica di Mozart e ne mette in luce l’autentica rilevanza per lo stile beethoveniano e del primo romanticismo.

L’ascolto di questo cd aiuta a riflettere ulteriormente sull’uso degli strumenti antichi: questa prassi non è amore per l’antiquariato né allestimento di un museo delle cere. Il fortepiano non è tanto una scelta esecutiva, quanto interpretativa. Le sue caratteristiche, la differenza di sonorità tra i vari registri, gli effetti che si possono ottenere dai pedali, ci "dicono" qualcosa di nuovo sulle opere di Mozart: ci "parlano" della sua capacità di conciliare l’arte dell’improvvisazione con il rigore della forma; ci "parlano" di come la sua musica non sia dissociata dalla sua personalità, e come essa contenga anche in sé aspetti dionisiaci e dissacratori. Ma il fortepiano, come il pianoforte, non parla, è uno strumento che offre possibilità che vengono scelte per i vari progetti interpretavi, in questo caso con intelligenza.

Stefania Navacchia

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