BACH Johann Sebastian
Ich habe genug
Cantate BWV 82, 178, 102
Cantate per l’anno liturgico vol.3
Hermans, Noskaiová, Genz, van der Crabben
La Petite Bande
Sigiswald Kuijken
ACCENT
ACCSA 25303
1 CD

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Johann Sebastian Bach
Ich habe genug
Cantate BWV 82, 178, 102

Sigiswald Kuijken è stato uno dei grandi pionieri delle nuove prassi esecutive ed è da considerarsi uno dei massimi interpreti del repertorio barocco, sia come violinista, sia come direttore d’orchestra alla guida della Petite Bande, l’ensemble fondato da lui stesso nel 1972. In queste incisioni delle Cantate, il musicista belga non intende affrontarne l’integrale, in cui sono impegnati Koopman, Suzuki e Gardiner, ma coprirà comunque l’intero anno liturgico, selezionando una sola Cantata per ogni occasione e festività.

Kuijken ha scelto un proprio taglio stilistico e filologico che si rifà alle conclusioni del musicologo Joshua Rifkin, che, alla fine degli anni ottanta, curò anche alcune esecuzioni per la Oiseau-lyre e le cui ricerche portano, in sostanza, a realizzare le Cantate con pochi strumenti e in parti reali, cioè con un quartetto vocale che esegue sia le parti solistiche, sia quelle corali.

Nelle ampie note contenute nel cd e scritte da Kuijken stesso, vengono spiegate le ragioni del progetto. Innanzi tutto il violinista belga sente la necessità di ribadire la fondamentale importanza che rivestono i testi, non tanto per il contenuto, quanto per il metro adottato dal poeta. La metrica fornisce infatti la base su cui lavorerà il compositore e Kuijken invita l’ascoltatore a recitare mentalmente il testo rispettando il ritmo del verso per rilevare le somiglianze o le discordanze con il ritmo della composizione musicale. "La costruzione formale sulla base di cellule ritmiche - spiega Kuijken - è assai frequente in Bach; molte di queste cellule sono semplici come il piede del metro del verso. Talvolta Bach si prende la libertà di cambiare il metro originale del verso, dando un’altra unità ritmica alla struttura", riuscendo così ad evidenziare le parole chiave dal punto di vista espressivo e del contenuto.

Infine Kuijken, nelle sue considerazioni generali sulle Cantate, espone una sua teoria riguardante la parte del basso per il quale viene indicato uno strumento chiamato "violone", realizzato quasi sempre con il violoncello. Il musicista belga sostiene invece sia più giusto utilizzare il "basse de viole" perché, in sostanza, il violoncello non era ancora utilizzato in orchestra, ma solo come strumento solistico.

Raccomandiamo a tutti coloro che sono interessati alle tecniche di esecuzione con strumenti originali, di dedicare un po' di tempo alla traduzione del piccolo saggio di Kuijken, che giunge ad ipotizzare che il "violoncello piccolo", indicato sullo spartito delle Suite per violoncello solo e in alcune Cantate, sia in realtà la "viola pomposa", strumento inventato da Bach.

L'esecuzione di Kuijken e del suo ensemble è estremamente accurata e di una nitidezza cristallina, esaltata dalle dimensioni cameristiche dell'organico strumentale e vocale. Il musicista olandese adotta tempi meno serrati dei suoi "concorrenti" Gardiner, Herreweghe, Suzuki, proprio per rivolgere la sua attenzione alla struttura dei versi e all’equilibrio tra voci e strumenti, offrendoci una lettura di grande pathos. Questa non rappresenta dunque l’ennesima registrazione delle Cantate, ma è la dimostrazione che ogni interprete ha raggiunto un’altissima consapevolezza delle prassi esecutive, tanto che ogni esecuzione possiede una sua spiccata originalità e contribuisce a svelare aspetti inediti fino a 15-20 anni fa.

Gianfranco Marangoni

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