MADIN Henry
Les Petits Motets
Le Concert Lorraine
Anne-Catherine Bucher
K617
K 617184
1 CD
57’07

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Il genere del Petit Motet attraversa la produzione musicale francese a partire dalla metà del Seicento fino ai primi decenni del Settecento. Ad esso si dedicarono tutti i più grandi compositori francesi dell’epoca a partire da Henry Du Mont (1610-1684) passando per Lully, Charpentier, Delalande, Campra e François Couperin. Si tratta di composizioni che richiedono un organico ristretto composto da poche voci femminili, a volte anche solo una, e continuo. In alcuni casi il continuo può essere addirittura assente, come nel Domine Salvum Fac Regem alla traccia 8 di questo compact della casa discografica francese K617.

I Petits Motets venivano spesso destinati a conventi femminili, o a collegi religiosi ed era la forma musicale più comunemente usata durante la messa bassa. Facili da eseguire e da ricordare, erano molto amati da chi assisteva alle funzioni sacre proprio per la loro cantabilità. Henry Madin (1678-1748) è uno degli ultimi esponenti di questo genere, e si rivela senz’altro coerente al carattere di leggerezza e semplicità insito in questo tipo di composizioni. Il compact si inserisce in un filone discografico che da oltre vent’anni documenta questo genere tipicamente francese, e si pone come uno dei migliori esempi per gusto, aderenza stilistica, e grazia dell’interpretazione. In particolare è da ammirare la varietà nella scelta del continuo, la fantasia degli accompagnamenti, la dolcezza delle voci femminili e la gioia del canto che è peculiare dei petits motets. Non sarà un caso che quasi tutto l’organico, a partire dal direttore Anne-Catherine Bucher, sia composto da donne, destinatarie originali di questi brani. Ma al di là dei piccoli mottetti, gli strumentisti del Concert Lorraine si dimostrano eccellenti anche nell’interpretazione dei due brani di Nicolas Clérambault che impreziosiscono il programma di questo compact. In particolare la Chaconne (traccia 4) è di rara bellezza ed eleganza, ed è resa con quella morbidezza danzante così gradevole da ascoltare e così difficile da ottenere.

Daniela Goldoni

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