La Voce nel Violino
Imaginarium
Enrico Onofri (violino e direzione)
ZIG-ZAG TERRITOIRES
ZZT 071102
1 CD
60’ 33"

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Questa raccolta intitolata La voce nel violino, realizzata per la casa discografica Zig Zag Territoires, ci offre un quadro estremamente interessante dello sviluppo che, a partire dai primi anni del XVII secolo, avrà la scrittura violinistica, nonché dell’emancipazione del violino da strumento di accompagnamento a protagonista della musica dei secoli a venire. Si incarica di interpretare questa ricca e significativa antologia di autori del Seicento italiano l’Ensemble Imaginarium, fondato e diretto da Enrico Onofri nel 2000, gruppo formato da musicisti che provengono e collaborano con gli ensemble più prestigiosi nell’ambito della musica antica, come La Capella Reial, il Concentus Musicus, il Concerto Italiano, Il Giardino Armonico, Les Talens Lyriques, il Balthasar-Neumann-Ensemble, l’Akademie für Alte Musik. Oltre ad Onofri ne fanno parte Alessandro Tampieri (violinista e liutista), Margaret Köll (arpista) e Riccardo Doni (organista).

In un’epoca di grande fermento musicale quale fu l’inizio del seicento italiano, alcuni compositori iniziarono per la prima volta a pubblicare, soprattutto a Venezia, brani espressamente scritti per questo strumento, fino ad allora relegato al ruolo di sostegno delle voci e di accompagnamento delle danze. La raccolta testimonia il tentativo di creare un nuovo linguaggio musicale strumentale, ma nella maggior parte dei casi la scrittura rimane ancora molto simile a quella della musica vocale.

Onofri e l’ Ensemble Imaginarium sono ottimi interpreti di queste prime pagine virtuosistiche e, per l’epoca, sperimentali, accompagnandoci in un viaggio che ne descrive l’evoluzione musicale e strumentale. La loro interpretazione ci aiuta a comprendere, grazie alla sapiente scelta e alla successione dei brani musicali, quanto sia stretto il legame di scrittura tra i due generi: quello vocale e quello strumentale. La loro lettura è poi particolarmente efficace nell’evidenziare la peculiarità di ognuna delle sonate scelte: sacralità, cantabilità, teatralità, o virtuosismo. La vicinanza tra le scritture dei due generi, vocale e strumentale, è volutamente evidenziata in questa incisione, come riportano le note del libretto redatto in francese e inglese, dall’esecuzione strumentale dei madrigali Mentre vaga angioletta (traccia 6) ed Armato il cor d’adamantina fede (traccia 11) di Claudio Monteverdi (1567-1643), Asciugate i begli occhi (traccia 9) di Carlo Gesualdo di Venosa (1560-1613) e dell’aria Se l’aura spira tutta vezzosa (traccia 12) di Girolamo Frescobaldi (1583-1643), alternati alle sonate di diversi compositori dell’epoca, tra i quali i più noti Gian Paolo Cima (?-1627) e Marco Uccellini (1603-1680). Il compact si conclude con un breve e struggente canone arcaico scritto da Francesco Maria Veracini (1690-1768) circa un secolo più tardi, in stile secentesco, quasi a voler chiudere un’epoca, rimarcando ancora una volta quanto sia tenue il limite di separazione della voce dallo strumento.

L’incisione, avvenuta nel giugno del 2006 nell’Oratorio di Santa Croce, a Mondovì (CN), è estremamente misurata ed equilibrata non eccedendo mai in riverberi ed echi, con una buona resa dell’impasto sonoro. Altrettanto equilibrato e pulito è il suono degli strumenti.

Silvano Santandrea

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