GEMINIANI Francesco
Cello Sonatas Op.5 (Sonate per violoncello e basso continuo)
Jaap ter Linden, violoncello
Lars Ulrik Mortensen, harpsicord
BRILLIANT
93646
1 CD
54’32

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La discografia di Francesco Geminiani (1687-1762) si arricchisce di una doppia, nuova interpretazione delle sonate per violoncello Op.5 (1746), dovute a Bruno Cocset per Alpha e a Japp ter Linden per Brilliant classics. Desta senz’altro interesse la possibilità di confrontare i punti di vista di due interpreti di valore, tra i maggiori specialisti del barocco, cogliendo l’opportunità per approfondire un capitolo importante delle ultime composizioni di Geminiani. Quest’ultimo fu un grande violinista, allievo di Arcangelo Corelli, e lavorò soprattutto fuori dall’Italia diffondendo le opere del suo maestro. Compose quasi esclusivamente musica strumentale, in controtendenza con la gran parte dei compositori italiani dell’epoca che si occupavano soprattutto di musica vocale, dedicandosi soprattutto alla forma del concerto grosso, e alle composizioni per violino. L’opera 5 nacque invece proprio per il violoncello, tra un soggiorno e l’altro dell’autore a Parigi, dove venne in contatto con la grande scuola francese dedicata alla strumento.

Le sei sonate dell’opera 5 si articolano in quattro movimenti, ad eccezione della sesta in tre, seguendo l’ordine di Corelli: lento-veloce-lento-veloce. Il violoncello è accompagnato dal continuo.

L’approccio di Bruno Cocset rispecchia chiaramente il punto di vista di chi lega direttamente l’origine di quest’opera al contatto dell’autore con la scuola parigina. La sequenza dei movimenti sembra seguire una logica interna legata al carattere discorsivo e drammatico dello strumento. E’ come se il violoncello di Cocset parlasse con il suo timbro di voce profondo, ricco di armonici, a volte un po’ rauco, facendoci andare con la mente alle voix humaines di Marain Marais. Il suono è nudo, arcaico, pieno di ombre e dialoga perfettamente con il continuo strepitoso affidato alla tiorba di Luca Pianca. L’equilibrio perfetto tra violoncello e tiorba, oltre che la fantasia e la varietà nella scelta dei tempi danno, a nostro parere, l’impronta più netta a questa interpretazione, insieme alla storicizzazione e contestualizzazione del lavoro di Geminiani nell’ambito francese.

Japp ter Linden offre dal canto suo una interpretazione più razionale, centrata più sui contenuti puramente musicali, scevra da emotività. Il suo violoncello emette un fascio di suono molto strutturato, composito, ricchissimo di echi ma contenuto ed unitario. Prevale senz’altro sul continuo affidato al clavicembalo e a un secondo violoncello, stabilendo una netta gerarchia tra lo strumento principale e l’accompagnamento. I tempi omogenei restituiscono una visione unitaria dell’opera, senza per questo cadere nella monotonia o nell’assenza di scelte.

Entrambi i compact sono interessanti e consigliabili, per motivi diversi: più composta la lettura di Linden, più eccentrica quella di Cocset.

Daniela Goldoni

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