COUPERIN François
Pièces de Violes
Philippe Pierlot, basse de viole
Emmanuel Balsa, basse de viole
Eduardo Egüez, théorbe et guitare
Pierre Hantaï, clavecin
MIRARE
MIR 040
1 CD
68'

*****

La discografia dedicata alla viola da gamba si arricchisce con questa incisione MIRARE di alcune opere di rara esecuzione di François Couperin (1668-1733), affidate a Philippe Pierlot in quartetto con Emmanuel Balssa (viola da gamba), Eduardo Egüez (tiorba e chitarra) e Pierre Hantaï (clavicembalo). Vale la pena di citare tutti gli interpreti perchè è raro ascoltare un ensemble così equilibrato. Il compact comprende le due suite che compongono i Pieces de violes avec la basse chifrée pubblicati nel 1728, tra gli ultimi lavori di Couperin, cui si aggiungono due concerti i cui numeri sono trascrizioni, alcune dello stesso Pierlot, di brani tratti dai livres de clavecin.

Le prima delle due suite presenta la classica sequenza di danze, mentre la seconda, più breve, comprende anche due numeri a "titolo", la Pompe Funebre e La chemise-blanche, seguendo il tipico gusto di Couperin per i nomi assegnati alle proprie composizioni. Sono due opere di grande interesse, la prima come esempio compiuto e perfetto della suite alla francese, con una estenuata sarabanda e una magistrale ciaccona finale, esaltata dall’eccellente continuo. La seconda suite ha il suo il vertice nella Pompe Funebre, un lungo movimento, lentissimo, fondato sul dialogo tre le viole, che da solo giustifica l’esistenza di questa incisione. I suoni di Pierlot e Balssa, densi e fisici, di consistenza tangibile tanto sono corposi, entrano l’uno nell’altro, respirano assieme e con la musica, sortendo un effetto di sublime sensualità, in realtà molto lontano dall’idea della morte. Molto graziosi anche i due concerti, che ripropongono diversi brani, tutti con un nome, tratti dai livres. Tra questi Les satires, Chevre-pieds , curiosa danza dal ritmo sgangherato che con le viole assume un tono assieme grottesco e raffinato, e il delizioso rondeau Les Silvains, che non si vorrebbe mai smettere di ascoltare.

Pierlot riesce nell’impresa di rendere coinvolgente e palpabile una musica che potrebbe altrimenti risultare astratta e speculativa, conciliando uno stile asciutto, definito e senza sbavature anacronistiche con la grazia delle invenzioni di Couperin, la sua malinconia senza dolore, la sua marcia funebre senza defunto, i suoi satiri e le sue selve, e la dolcissima Angelique dell’ ammaliante rondeau che chiude il secondo concerto e il disco. La sua è una lettura energica, forte e sottilmente violenta, capace di riempire di vita una musica altrimenti ristretta negli stereotipi di grazia ed eleganza.

Daniela Goldoni

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