NONO Luigi
Guai ai gelidi mostri
Quando stanno morendo. Diario Polacco n.2

H. Heilmann, P. Hoffmann, A. Lubchansky, soprano
N. Frenkel, S. Otto, contralto
R. Fabbriciani, flauto
M. Acker, J. Haas, regia del suono
A. Richard, dir.
NEOS
10801-02
2 CD
83'16’’

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Alla caminantes Marina

Negli ultimi anni la discografia noniana si sta arricchendo di numerose edizioni relative soprattutto alle opere degli anni ’80. È il caso di questo nuovo cd della NEOS che contiene Guai ai gelidi mostri e Quando stanno morendo. Diario Polacco n.2 e vede impegnati due interpreti storici (Susanne Otto, contralto, e Roberto Fabbriciani, Flauto), esecutori non solo presenti alla prima dell’opera, ma che hanno anche sperimentato con Nono quelle tecniche esecutive utilizzate nella composizione. Al loro fianco troviamo musicisti di nuove generazioni specialisti della musica contemporanea che si avvicinano alla musica del maestro veneziano. La direzione è affidata ad André Richard, che più volte collaborò col compositore.

Proprio gli interpreti “storici” stanno svolgendo, anche presso l’Archivio Luigi Nono di Venezia, un ruolo di formazione volto a tramandare il pensiero noniano: ci piace però rilevare in questa registrazione la compresenza di artisti vecchi e nuovi perché non vi sarebbe maggiore tradimento del pensiero del maestro veneziano che considerare il suo dictum vincolante, poiché egli si oppose sempre ad ogni dogmatismo, ad ogni strada prefissata, ad ogni vincolo che chiudesse cammini di ricerca e di cambiamento.

Proprio questo è il tema di Guai ai gelidi mostri (1983): “mostri” sono coloro che non ci consentono di errare e di mutare, essi ci chiudono, ci costringono in leggi, in categorie, in pregiudizi: non permettono di aprirsi al Nulla di cui parla il testo della terza parte dell’opera e che qui rappresenta un silenzio carico di attese. Queste attese aprono all’altro, al diverso, al nuovo e sono le uniche capaci di indirizzare i cammini. La loro negazione è per Nono e per Cacciari, curatore dei testi, violenza, esercitata in primo luogo dallo Stato, considerato il più freddo dei “mostri”, la cui onnipresenza nega ogni possibile libertà. Ecco che, ancora una volta, non si può parlare di “svolta degli anni Ottanta” nel percorso artistico noniano: il cambiamentoavvenuto dopo Al gran sole carico d’amore sembra allora scavare più in profondità nel suo pensiero e svelare l’intimo umanesimo alla base anche delle opere più dichiaramene politiche. Questa continuità è ancora più evidente in Quando stanno morendo, scritto nel 1982 sotto la spinta emotiva del colpo di stato militare in Polonia con la conseguente fine dell’esperienza di Solidarnosc. È questa una presa di posizione contro l’oppressione di un regime comunista; è una messa in discussione della propria storia, senza rinnegarla, ma superandola nel momento stesso in cui se ne ricerca la radice profonda. Così le parole di Velemir Chlebnikov “Mosca chi sei?” risuonano come un pesante interrogativo rivolto alla storia, ma anche allo stesso impegno politico del musicista, impegno che qui diviene più profondamente umano e civile. Non è un caso che, mentre la prassi compositiva noniana era solita non rendere comprensibile il significato delle parole, frantumandole in sillabe e trasformandole in puro suono, proprio l’inizio di questa poesia sia recitata dal contralto in modo chiaro.

L’esecuzione mette in luce l’apertura a percorsi diversi, che, soprattutto in Guai ai gelidi mostri, diviene un continuo cambiamento di suono; la condizione di caminantes, l’eterno vagare e cangiare a cui è sottoposta un’esistenza umana autentica si esprimono musicalmente, ad esempio, in piccole modifiche timbriche che fin dall’inizio dell’opera subiscono gli archi attraverso le tecniche come l’uso del crine o di passaggi dal ponte al tasto. Questi mutamenti si riverberano nello spazio, che per Nono è spazio della coscienza, in cui il ricordo erra, così come il suono cammina nella sala. E, benché nessuna registrazione possa rendere l’effetto di spazializzazione voluto dall’autore, in questo SACD si percepiscono chiaramente gli echi, le risonanze, le sospensioni che consentono alla musica di continuare la sua strada. Se ne ha un esempio a partire da 13’36’’ della traccia 1, sempre di Guai ai gelidi mostri, in cui la voce di Susanne Otto spazializzata dal live electronics sembra aprire a nuovi mondi: questa apertura all’altro, basata in primo luogo sull’ascolto, è uno dei significati più profondi dell’opera noniana. L’apertura all’altro è la base per l’integrazione, la stessa che si percepisce all’inizio di Quando stanno morendo dove le voci ora si confondono, ora si differenziano attraverso piccoli cambiamenti di dinamica, microintervalli ed emissione.

Così l’ultima produzione di Nono può essere considerata la più “adorniana”, poiché presenta una “critica immanente” ai meccanismi della società contemporanea ancor più profonda, ancor più basata solo sul materiale e non affidata anche al contenuto. Egli ha compreso in anticipo che la posta in gioco di tutte le sinistre internazionali non era più la classe operaia, ma ogni differenza, cioè ogni soggetto che richieda con forza di non essere “schedato”, categorizzato, omologato. Esso è l’altro è la terra da rispettare, è l’avversario politico, il cinese, il marito, la moglie, il figlio, siamo noi stessi, la nostra storia, un quadro, un’opera musicale: il compositore veneziano ci insegna come metterci in variazione attraverso l’ascolto dell’altro, presupposto per intraprendere sempre nuovi cammini. È questa ancora la sua grande attualità.

Stefania Navacchia

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