Bach, Johann Sebastian
Sinfonia
Accademia Bizantina
Ottavio Dantone
DECCA
4782718
1 CD
73’26”

Se il lavoro sulla prassi è centrale nel moderno concetto di "filologia musicale", troppo spesso forse si crede che questa ricerca sia limitata alla sfera esecutiva: il lavoro del filologo al contrario riguarda anche l’aspetto compositivo, cioè la ricostruzione del processo che ha condotto alla realizzazione di un’opera musicale. Si tratta di uno studio ignoto al pubblico abituato a fruire della "versione definitiva", ed è in effetti molto difficile rendere partecipi i non addetti ai lavori, se non attraverso conferenze o saggi a carattere divulgativo, dei metodi e delle abitudini dei diversi compositori. Simili indagini non hanno un valore solamente biografico, ma da qualche decennio hanno assunto una funzione sempre maggiore nella comprensione del significato storico-estetico delle opere stesse. Questa è una delle possibili prospettive con cui ascoltare il compact disk Sinfonia, uscito per l’etichetta DECCA, che Ottavio Dantone e l’Accademia Bizantina hanno dedicato alla musica di Johann Sebastian Bach.

Il cd ci racconta la prassi del riutilizzo e della riscrittura da parte del Kantor: esso infatti contiene venti brani strumentali tratti dalle Cantate estrapolati o trascritti dal repertorio "profano" dello stesso autore; è un’occasione per conoscere il carattere ibrido e sperimentale dell’età barocca in cui si stavano definendo quelle forme che troveranno una stabilità solo nel periodo successivo. Non deve allora sorprendere se nell’elenco delle tracce di questo cd troviamo le parole "concerto", "sonata" e appunto "sinfonia", che possono apparire lontane dal mondo delle cantate: la sorpresa deve condurre alla scoperta di altri significati. Un po’d’attenzione permette subito di far tornare alla mente la sonata da chiesa del XVII secolo; bisogna inoltre ricordare che al tempo di Bach il temine poteva indicare anche brani in un singolo movimento che introducevano opere vocali; il medesimo ruolo di apertura era affidato alla sinfonia. Più complesso è il modo in cui l’idea di "concerto" entra nelle cantate: essa si riferisce sia al concerto grosso o solistico, in cui, come è noto, uno o più strumenti si contrappongono (da concertare che in latino significa "combattere") ad un Tutto orchestrale, sia al concerto di gruppo in cui nessuno strumento prevale (da conserere, cioè "legare insieme"). L’uso del termine risale alla pratica della policoralità veneziana del ‘500, ma ciò che qui più importa è che fin da quell’epoca una composizione vocale accompagnata da strumenti si diceva "in stile da concerto". In questo cd il termine ricorre in tutte queste accezioni: l’introduzione della Cantata "Tritt auf die Glaubensbahn" BWV 152 è un esempio di "concerto di gruppo". In altri casi, come nella Cantata "Himmelskönig, sei willkommen" BWV 182, l’intera composizione è denominata "concerto". In questo dedalo terminologico se ne innesta un altro che riguarda la prassi della trascrizione: se infatti alcuni brani sono utilizzati "fedelmente", altri vengono rielaborati da Bach, come nel caso del Terzo Concerto Brandenburghese che diviene la Sinfonia introduttiva della Cantata "Ich liebe den Höchsten von ganzem Gemüte" BWV 174, e in cui viene ampliata la strumentazione. Vi sono poi casi in cui molte di queste problematiche si intrecciano, come nella Cantata "Wir danken dir, Gott, wir danken dir" BWV 29, il cui brano di apertura è denominato "sinfonia", ma è la trascrizione in forma di concerto per organo del Preludio della Partita per violino solo in MI maggiore BWV 1006.

Il cd può dunque apparire come un catalogo dei modi in cui Bach mette in dialogo repertori differenti; un ascolto e una riflessione più attenti ci fanno capire ancora meglio non solo come egli sia colui che ha fondato i linguaggi musicali dei secoli successivi ma anche come abbia raccolto una complessa eredità del passato riuscendo a mantenerne intatta la ricchezza. Bach non ordina, non classifica, non sistematizza, ma raccoglie ed amplifica le caratteristiche di un periodo musicale estremamente fluido in cui vige l’indeterminatezza dei generi, delle forme, delle formazioni strumentali, dei testi. Bach chiude un’epoca, lasciandone intatta la natura aperta come testimonia il cd che è un filo di Arianna nel dedalo di una prassi compositiva assai articolata.

Anche l’interpretazione dell’Accademia Bizantina mette in evidenza la rete di rapporti che lega il repertorio sacro a quello profano: proprio la chiarezza dell’esecuzione rende trasparente il grandissimo legame tra cantate e concerti. Così ad esempio nei due brani della Cantata "Geist und Seele wird verwirret" BVW 35 è evidente una concezione che potremmo definire "a blocchi" in cui la parte dell’organo, eseguita dallo stesso Dantone, si contrappone chiaramente agli altri strumenti che si presentano come entità unitaria. Maggiore differenziazione interna alle parti si avverte nei brani più lontani dal concerto grosso come la Sonata tratta dalla Cantata "Der Himmel lacht!" BWV 21.

Questa differenziazione delle masse sonore consente all’ascoltatore di apprezzare la varietà di stili che si intrecciano nella produzione sacra bachiana. Forse il cd non ha un impatto percettivo immediato, poiché non si caratterizza né per una ricerca timbrica estrema né per una dinamica esasperata. Il suo sguardo verso la musica barocca non sembra soffermarsi sull’estetica della meraviglia e sulla volontà di stupire a ogni costo. L’assenza di teatralità è compensata dalla maggiore attenzione rivolta, come abbiamo visto, all’aspetto compositivo, al modo in cui Bach abbia saputo raccogliere un’eredità senza costringerla in categorie. Anche la precisione con cui Dantone ha eseguito la parte dell’organo è funzionale al medesimo disegno interpretativo di rendere trasparente la diversa natura dei vari brani e conseguentemente una prassi compositiva. Il cd quindi ha più un valore conoscitivo che un impatto percettivo, una via che comunque permette all’ascoltatore attento di comprendere il carattere sperimentale della musica barocca e in particolare di quella di Bach.

Stefania Navacchia

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