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![]() BACH Johann Sebastian
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Cantatas Vol 1: City of London CD 1 CD 2 Cantatas Vol 8: Bremen/Santiago CD1 CD2 Cantatas Vol 24: Altenburg/Warwick CD 1 CD 2 C’è qualcuno che realizza i nostri sogni. Un pellegrinaggio che dura un anno, spostandosi in Europa, ma anche a New York, da una chiesa all’altra, seguendo l’anno liturgico scandito dall’esecuzione di tutte le cantate di Johann Sebastian Bach. Dirige John Eliot Gardiner, suonano The English Baroque Solists, canta The Monteverdi Choir. I solisti cambiano. Gardiner l’ha pensato, ha trovato finanziatori, ed è partito da Weimar, nel Natale del 1999, sapendo di dover affrontare un’impresa le cui proporzioni sono difficili anche solo da immaginare. Perché si tratta di partire, spostarsi, mangiare, dormire, provare, conciliando la fatica del viaggiatore con quella dell’interprete che ha tempi stretti per studiare, riflettere, decidere. Certo, ci vuole un’ensemble di atleti, si tratta di concentrare in dodici mesi un lavoro che altri hanno magari diluito in anni e anni di riflessione e registrazioni eseguite senza fretta, nei luoghi più adatti, dall’acustica nota e ben addomesticata. Ci vuole un direttore che non teme il confronto con i capolavori, come la storia di Gardiner sta a dimostrare, ma che abbia il coraggio di mettersi in discussione lavorando settimana dopo settimana su partiture spesso affrontate per la prima volta. John Eliot Gardiner, dopo aver completato quest’impresa temeraria, ha voluto testimoniarla anche attraverso la creazione di una casa discografica nata per l’occasione, la SDG (Soli Deo Gloria). Al momento sono usciti tre volumi ( i numeri 1, 8 e 24), in cofanetti di due CD ciascuno, molto eleganti, arricchiti dal diario di viaggio di Gardiner che commenta le cantate della festa successiva, ma ci racconta anche i suoi problemi pratici, le impressioni sulle chiese in cui lavorerà, le suggestioni che gli derivano dai luoghi. Gli scritti di Gardiner sono parte integrante di questo viaggio/concerto. Ci racconta con chiarezza le sue riflessioni sulle partiture, ci comunica le sue impressioni con humour (in Bach Gardiner trova di tutto: Berlioz, Weber, Schumann, perfino Verdi), se necessario si rivolge al jazz, o al rock per chiarire un concetto, o una sensazione. Cerca di immaginare come dovrà suonare, come pensa di arrivarci, e ci spiega il perché. Dalle sue note si coglie un approccio vivo, umano, distaccato, curioso, leggero, tutto quello che lo identifica come interprete "moderno". Ha l’autorevolezza di chi non ha niente da dimostrare, la forza di una carriera senza ombre, all’insegna del rinnovamento, dell’eleganza, del gusto nelle scelte, dello stile, ma anche dei grandi effetti, dello spettacolo, dei colpi di scena. Gardiner è un direttore che non ci ha mai mandato a casa scontenti, delusi, annoiati, e così è anche per questa integrale bachiana la cui cifra principale è, a nostro parere, la varietà. Vario il suono, che segue l’acustica delle diverse chiese, varia la stagione che è vissuta in tempo reale dagli interpreti e in qualche modo, per verità o per suggestione, arriva anche a noi, variano i luoghi che, lo si voglia a no, sono vivi e presenti: non sarà mai lo stesso concerto quello eseguito in primavera nella campagna inglese, rispetto a quello tenuto in ottobre a Brema. Gardiner ha poi il talento di esaltare le pagine che più ama, come ci annuncia nel suo diario, senza deprimere le parti meno brillanti. E’ un interprete che non conosce la routine. La sua è una lettura drammatica senza essere teatrale, profonda senza essere pesante, laica e concreta ma rispettosa della religiosità. Gardiner è uno dei pochi direttori capaci di creare quel filo di tensione continuo e indefinibile che toglie il respiro, che cattura cuore e cervello. Certo, non tutto è perfetto, ma non importa. Il solista che quel giorno non cantava proprio benissimo fa parte del gioco: del resto anche la perfezione a volte è un po’ noiosa. Coro e orchestra non possono deludere e, qualunque sia la formazione, si coglie il rapporto di fiducia che li unisce al direttore, e che corre al loro interno. E Bach? E’ vivo e viaggia insieme a loro. Daniela Goldoni |
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